A Campo Teatrale la coreografa Lara Guidetti s’inabissa nei meandri del crimine, sulle orme del serial killer Dennis Nilsen
Cosa accade quando il confine tra solitudine e orrore si dissolve, lasciando spazio a rituali macabri e al desiderio di controllo? “Stand by me”, spettacolo di teatro-danza della compagnia Sanpapié ispirato all’autobiografia di uno dei più noti serial killer inglesi, ci trascina nella Londra tra il 1978 e il 1983.
La trama, con la drammaturgia di Saverio Bari in collaborazione con Gianluca Bonzani, si sviluppa in una cornice di quotidianità che, lentamente, si trasforma in un presepe dell’orrore, dove l’ordinario si deforma nel tentativo di trattenere ciò che è destinato a perdersi.
Il punto di partenza è il libro di Dennis Nilsen “History of a Drowning Boy”, che racconta con straordinaria precisione i dettagli dei 12 omicidi compiuti in un periodo di cinque anni, svelando come questi atti terribili si svolgessero all’interno di un contesto di apparente normalità, con rigidi rituali.
Il viaggio psicologico che ne deriva mescola archetipi ancestrali e stereotipi contemporanei, invitando lo spettatore a riflettere sulle ombre nascoste in ciascuno di noi.
La coreografa Lara Guidetti sceglie di esplorare l’intimo desiderio di Nilsen attraverso la sua ossessione per i corpi delle vittime, rappresentata in una coreografia che richiama la famosa “Zattera della Medusa” di Géricault. Questa citazione artistica si unisce a una riflessione sul controllo e sull’abbraccio mortale che Nilsen esercitava su coloro che uccideva. Lo spettacolo non cerca di rispondere alla violenza, ma piuttosto di mostrarne una visione senza giudizio, una sorta di visione compassata del male che può attraversare l’umanità.
All’inizio, gli spettatori vengono accolti da un foglio di sala parlante, un gesto ironico che sottolinea l’approccio leggero della compagnia alla ricerca. La scena, volutamente minimalista, di Maria Croce è composta da sole tre sedie e sullo sfondo una spirale, simbolo di un incessante ritorno verso l’abisso. I costumi dei tre performer (Sofia Casprini, Gioele Cosentino, Matteo Sacco) sono quasi anonimi, come a rappresentare un’unica entità scissa. I colori tenui, tendenti al celeste, scelti dal costumista Fabrizio Calanna, e le maschere antropomorfe (a cura di Maria Barbara De Marco) nascondono completamente i volti, enfatizzando la centralità dei gesti, che diventano particolarmente espressivi e incisivi.
Le coreografie sono ripetitive, minimali, con movimenti che appaiono molleggianti e quasi sospesi. I tre corpi si alternano in sequenze che talvolta si sovrappongono, come in un montaggio cinematografico accentuato dai contrasti musicali. Nonostante il tema inquietante, l’opera riesce a coinvolgere lo spettatore con una certa leggerezza, esplorando il confine estremo tra desiderio, pulsione e affetto. Eros e Thanatos si rincorrono nelle coreografie, nei corpi che cadono e si rialzano come marionette, come sospinti l’uno dall’altro. La scena è attraversata dalla tenerezza di gesti violenti, mentre il montaggio sonoro di Marcello Gori contribuisce a raccontare il contesto emotivo, talvolta con accenni ironici, altre volte con una tensione palpabile.
Lara Guidetti ci offre una visione intima e delicata del mondo tenebroso di un serial killer. Con tatto e gentilezza, “Stand by me”, proposto a Campo Teatrale a Milano, diventa quasi un gesto di accettazione delle proprie ombre. Senza emettere una condanna, ma piuttosto cercando una riflessione sul male che, talvolta, può emergere dall’oppressione sociale e dalla solitudine.
Stand by me
Sanpapié
coreografia e regia Lara Guidetti
con Sofia Casprini, Gioele Cosentino, Matteo Sacco
drammaturgia Saverio Bari in collaborazione con Gianluca Bonzani
elaborazioni sonore Marcello Gori
maschere Maria Barbara De Marco
scenografia Maria Croce
costumi Fabrizio Calanna
con il sostegno di Mic – Ministero Della Cultura
durata: 50’
applausi del pubblico: 1’ 20”
Visto a Milano, Campo Teatrale, il 13 dicembre 2024
