Federica Fracassi in scena al Piccolo Teatro di Milano, che coproduce lo spettacolo, con L’Analfabeta di Ágota Kristóf
Dopo la fortunata e premiatissima produzione de “La Trilogia della Città di K.”, Fanny & Alexander e Federica Fracassi ritornano ancora all’immaginario di Ágota Kristóf con “L’Analfabeta”, piccolo volume autobiografico della scrittrice ungherese che attraversa le sofferenze di una vita travagliata, ma sempre e comunque rischiarata dalla luce dell’arte e della scrittura.
Il libro si divide in undici brevi capitoli che raccontano altrettanti episodi della sua vita: dall’infanzia felice in Ungheria, in cui divorava libri, alla povertà del dopoguerra, e poi gli anni di solitudine in collegio, l’esilio e il rapporto con la lingua materna e con quelle nemiche: il tedesco, il russo e in parte anche il francese, lingua che utilizzerà quasi sempre per scrivere, ma di cui a volte si definiva “analfabeta” per via delle sue difficoltà con la grammatica.
Come nello spettacolo precedente, Federica Fracassi si presenta nelle identiche fattezze di Ágota, questa volta intenta a scrivere su un tavolo di una fabbrica di orologi in Svizzera, dove lavora, mentre il rumore insistente del ritmo delle macchine l’accompagna.
Il grande schermo, posto sul fondo dello Studio Melato del Piccolo di Milano, in cui il pubblico può riflettersi, è diviso in due: da una parte vi è Agota che, quando il lavoro glielo permette, scrive; nell’altra vediamo, tra realtà e sogno, le immagini di ciò che scrive, quella scrittura – demone benefico – che sempre l’ha posseduta, e che si fa presente in tutti i ricordi che le affollano la mente.
Ágota/Federica, nel potere conferitole dall’estro drammaturgico di Chiara Lagani (attraverso l’installazione multimediale di Voxel, che vive nelle scene di Luigi Noah De Angelis, accompagnate dal tappeto sonoro di Damiano Meacci), si incarna in ogni frammento visivo che appare, per poi dileguarsi in un attimo.
La vediamo così bambina con il padre maestro, seguiamo poi il rapporto con la madre e i fratelli, e il trasferimento in collegio a 14 anni, una sorta di caserma-convento in cui bisogna ossequiare, anche dopo la sua morte, Stalin, il despota russo.
Eccola ancora in un momento cruciale della sua vita, ridonato con profonda emozione agli spettatori: quando, nel 1956, all’arrivo dei sovietici nel suo Paese, deve attraversare, per raggiunge la Svizzera, la frontiera austriaca con il marito e una neonata legata sulla schiena.

Al centro dell’indagine dello spettacolo non è tanto la vita e l’opera della scrittrice, ma lo spaesamento che ogni cambio di luogo fa emergere, in un continuo migrare che costringe l’autrice ungherese quasi a dimenticare chi è stata, dovendo esprimersi nelle lingue del luogo che l’accoglie, dapprima il tedesco, poi il russo e il francese, che diventano in qualche modo matrigne. Ad ogni modo Ágota, pur non conoscendo inizialmente le lingue del posto, scrive e pensa in quell’impasto di lettere che le è ignoto, perfino nemico, ma prendendone in qualche modo forza, perché le ricordano tutte le fughe che il potere le ha imposto contro la sua volontà.
Nasce così “L’Analfabeta”, che può anche essere letto come un interessante e originale spin-off dello spettacolo precedente, in grado di renderci del tutto manifesto il clima da cui sono nate le opere della Kristóf e la sofferenza che l’ha pervasa, a cui Fracassi dona una forte e cangiante immedesimazione.
Lo spettacolo riesce al contempo a diventare una riflessione importante, e di natura sempre contemporanea, su come la lingua con cui siamo cresciuti sia un elemento fondamentale che ci lega alla nostra terra, un retaggio difficile da estirpare, come avviene ancora per tutti gli immigrati che vivono la necessità di imparare una lingua che non appartiene loro.
L’analfabeta
di Ágota Kristóf
un progetto di Fanny & Alexander e Federica Fracassi
traduzione e adattamento Chiara Lagani
con Federica Fracassi
regia, scene, luci, video Luigi Noah De Angelis
sound design Damiano Meacci
installazione multimediale Voxel
costumi Chiara Lagani
organizzazione e promozione Andrea Martelli, Marco Molduzzi
amministrazione Stefano Toma
produzione E Production
coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro Stabile di Bolzano
in collaborazione con Romaeuropa Festival, Olinda/TeatroLaCucina, AMAT e Comune di San Benedetto del Tronto
Spettacolo sottotitolato in inglese e in italiano e audiodescritto nell’ambito del progetto Piccolo Aperto realizzato con il contributo di Fondazione di Comunità Milano.
I sottotitoli e l’audiodescrizione sono accessibili da cellulare tramite l’app Lyri, scaricabile gratuitamente su App Store e Google Play.
Per l’audiodescrizione è necessario utilizzare le proprie cuffie.
Visto a Milano, Piccolo Teatro, il 30 ottobre 2025
