Still Life (2013). Storie di ordinaria omofobia firmate Ricci/Forte

Still Life 2013 (photo: Daniele e Virginia Antonelli)
Still Life 2013 (photo: Daniele e Virginia Antonelli)
Still Life 2013 (photo: Daniele e Virginia Antonelli)
“Hanno trovato un uomo morto in casa, davanti a me. Era lì da quattro giorni, prima che lo trovassero. Sono arrivati i vigili del fuoco, su segnalazione dei vicini. Era la puzza a dare fastidio”.
A darmi la notizia è un amico, proprio mentre scrivo della nuova creazione di ricci/forte. “Still life”.

Traducendo letteralmente queste due parole, ricordano quanto invocato dal replicante di “Blade Runner” poco prima di morire, immerso nella pioggia. “Natura morta”, invece, è il loro significato come sostantivo utilizzato nella pittura e nella fotografia.

Con questo titolo, anche un documentario dedicato al lavoro di Ron Mueck, lo scultore australiano famoso per i suoi giganti e le creazioni così reali, in questi mesi in mostra con una personale a Parigi. In “Still Life: Ron Mueck at work” lo sguardo si volge su due forme umane di creta, levigate, ricavate dalla materia, avvolte da un telo di plastica nel suo laboratorio. In quanto nature morte, ancora vive, o avendone le sembianze, meno le ambizioni.


Stati d’essere che suggeriscono ciò da cui si è partiti per incontrare “Still life (2013)” lo scorso 25 giugno, al Teatro Argentina di Roma, nella sua prima incarnazione pubblica.
La cornice era quella di Garofano Verde, la rassegna sugli “scenari di teatro omosessuale” a cura di Rodolfo di Giammarco, che l’ha fatta nascere vent’anni fa. Un’occasione ancora più importante, quella della celebrazione del suo ventennio, che l’ha portata della consueta location al Teatro Belli a Trastevere, in quella più istituzionale dell’Argentina. In un’annata che, per le difficoltà economiche in cui versa la cultura, anche Garofano Verde è a rischio.
Con il teatro posizionato nel cuore di Roma, gremito di pubblico per ricci/forte, si deve sperare che questa anteprima al festival, solitamente programmato tra giugno e luglio, sia di buon auspicio per lo slittamento a settembre.

In sottofondo – nella nostra quotidianità ma anche in “Still life (2013)” – le vicende omofobe sparse per la penisola. E un bullismo dalle ramificazioni bastarde che ha un degno avversario proprio in “Still life”.

Da sempre Stefano Ricci e Gianni Forte hanno tentato di aprire un varco nella sensibilità del pubblico con creazioni in bilico tra tenerezza e crudeltà, con cui chiedono ogni volta agli spettatori di mettere in discussione le rispettive certezze. Com’è accaduto anche nelle settimane scorse, in cui hanno mietuto vittime (sia di adorazione che di costernazione) al 30° Festival di Almada/Lisbona dove, ci hanno raccontato, “alcuni anziani cattolici e pre-rivoluzione garofani sotto choc sono fuggiti via, altri in delirio e standing ovation: dopo 4 anni ‘Macadamia nut brittle’ colpisce ancora!”.

Passata l’estate li ritroveremo ancora in capitale per il Romaeuropa Festival, col “prossimo safari, ‘Darling’” che, come hanno continuato a confidarci, “è il titolo della spedizione avventurosa che sarà insieme alle suggestioni di Eschilo, per ripercorrere i dedali della sua Orestea”; e sempre in autunno, tramite l’approdo con i Masbedo, in una video performence tra l’Islanda e Ginostra…

Li abbiamo incontrati a Roma in occasione del nuovo lavoro. Per parlare di teatro, omofobia e perfino di critica. Ve li proponiamo oggi, in vista del loro arrivo, giovedì 1° agosto, alla Centrale Fies di Dro con “Imitationofdeath”.


 

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