Stuffed Puppet Theater: quando la vecchiaia è un’amara poesia

Neville Tranter e i suoi 'vecchi' pupazzi
Neville Tranter e i suoi 'vecchi' pupazzi
Neville Tranter e i suoi ‘vecchi’ pupazzi
La difficile strada della vecchiaia: è questo il tema dello spettacolo presentato da Neville Tranter e dal suo Stuffed Puppet Theater in questa edizione di Incanti. Un tema quanto mai attuale in Europa, visto che le previsioni sulla nostra longevità dicono che i bambini nati in questi ultimi anni arriveranno senza fatica a spegnere le cento candeline.
Ma cosa significa diventare vecchi, troppo vecchi, nella nostra società? E’ quello che prova a raccontarci con incanto “Mathilde”.

Benvenuti a Casa Verde, la terribile casa di riposo da cui gli anziani cercano in ogni modo di scappare, o avvertire la polizia, dove fantasmi di ciò che è stata una persona si aggirano per i corridoi in cerca di compagnia, trascinando logori peluche dallo sguardo arreso e triste. Un panorama di malati, vecchi e morenti che fa gola ai due direttori senza scrupoli.

Neville Tranter crea una galleria impietosa, fatta di personaggi teneri e soli ai quali regala voci e toni perfetti. La sua maestria nel muovere i pupazzi si percepisce soprattutto nei loro micro movimenti e in quegli sguardi che sembrano variare a seconda dei toni e dei discorsi.

La scena si apre con un appello, una richiesta d’aiuto: “Can you open the door please?” chiede ripetutamente un anziano signore alto un metro scarso. “Can someone, please, open the door”?.
Compare un infermiere in carne ed ossa, perfetto nel suo perenne disinteresse verso tutto e tutti, e il piccolo anziano di stoffa e carta si zittisce e se ne va, tremolante, strappando il primo sorriso al pubblico.
 
In una divertente carrellata dal retrogusto amaro, verranno presentati i personaggi della storia, tutti animati a vista da Tranter: la strampalata Lucy che chiede di continuo quando può tornare a casa, l’incredulo vecchietto che riesce a contattare un giornale con un cellulare rubato e sogna la libertà, il malato Henry senza più tanto tempo davanti, triste e arreso ad una vita di prigionia, e i due proprietari di Casa Verde, interessati solo al guadagno e ai soldi dei pazienti. Sullo sfondo Mathilda, l’ultra-centenaria vecchietta lasciata nella propria stanza ad attendere la morte.


Ogni pupazzo vive grazie ad una voce unica regalatagli da Tranter che, impassibile nel suo completo scuro, non trascura alcun movimento, ma anzi regala ad ogni personaggio una caratteristica particolare.

La difficoltà di essere anziani vive in ognuno di loro ma soprattutto in Mathilde: nel suo essere ormai sola, considerata un peso, nell’incapacità ormai acquisita a vivere il presente, un tempo in cui una realtà che guarda alla solitudine e all’abbandono si mescola coi i ricordi.

La commedia amara di Tranter ci apre una finestra su una fase della vita alla quale spesso cerchiamo di non pensare fino al momento in cui davvero non siamo obbligati a farlo. La sua non è una riflessione moraleggiante, ma un tenero tentativo di dare voce ad un momento in cui, nella nostra società, è più facile essere dimenticati che ricordati. E con i suoi pupazzi riesce alla perfezione a restituirci queste sensazioni.

Mathilde
idea, testo, costruzione di marionette e messinscena: Neville Tranter
con: Neville Tranter e Wim Sitvas
assistenza alla messinscena: Tim Velraeds

durata: 1h
applausi del pubblico: 2′

Visto a Torino, Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, il 1° ottobre 2013


 

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No comments

  1. says: Giorgio

    Ho trovato il commento piacevole e partecipativo e mi creato il dediderio di vedere questo spettacolo che non conoscevo. Grazie

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