In prima nazionale, ospiti di Teatro Akropolis, la danza di Lupa Maimone e Ilaria Romano
La rassegna Testimonianze Ricerca Azioni di Teatro Akropolis, a Genova, giunge alla sua quindicesima edizione, e abbraccia come filo conduttore la crisi della rappresentazione, cercando di interrogarsi intorno al significato dell’arte in movimento, nel contesto del contemporaneo. In un momento in cui la ricerca estetica e il bisogno di nuove forme espressive si intrecciano, il festival si pone sempre più come palestra di pensiero, in cui la danza, ad esempio, si carica di riflessioni sul corpo, sulla sua relazione con l’immaginario e con il vuoto.
Abbiamo assistito, il 7 novembre scorso, a due performance, entrambe in prima assoluta, inserite in una ricca proposta di eventi, per oltre due settimane di cartellone.
La prima, “Zoologia” di Lupa Maimone/Oltrenotte, è frutto di una ricerca che la danzatrice ha compiuto in intimità (“nel salotto di casa mia – ci racconta poco dopo – tra uno spettacolo e l’altro della nostra compagnia”). Il tentativo riuscito è andare oltre la danza tradizionale per abbracciare un linguaggio che si colloca a metà tra il teatro di figura e il teatro-danza. Il lavoro si concentra sulla creazione di esseri immaginari, creature o frammenti di esse che emergono da un corpo umano e si manifestano. Questi personaggi, dal carattere zoolatrico, si animano e si moltiplicano nel movimento, fondendo l’estetica del teatro di figura con la fisicità della danza, creando una dimensione sospesa tra l’umano e l’altro da sé.
La proposta coreografica non è solo un’esplorazione del corpo come mezzo espressivo, ma una riflessione sull’idea di un “zoo interiore”, uno spazio oscuro e fantastico dove ogni movimento può accogliere un doppio, un altro essere, che gioca con il confine tra realtà e immaginazione. Il corpo, così, diventa un territorio in continua trasformazione, dove il fantastico e l’orrido si intrecciano in un gioco di metamorfosi che lascia lo spettatore in uno stato di sospensione tra il reale e il surreale.
Ammutoliti, in platea, anche gli inizialmente rumorosi studenti di una scuola superiore, affascinati – come tutti gli altri – da qualcosa che difficilmente si è visto prima. La performance, da subito travolgente, abbraccia, laddove necessaria, perfino la parola. Così si moltiplicano gli arti, i volti, gli occhi con l’unico supporto di una sedia. C’è qualcosa che ha a che fare con la magia nell’apparire e scomparire dei vari elementi che compongono l’essere umano. Con sapienza Lupa Maimone si fa travolgere dall’universo che lei stessa aziona. La sua sola presenza in scena ne mostra in realtà diverse altre in un gioco al nascere e morire che non ha nulla a che fare con la tragicità ma semmai con l’ironia di un cambiamento costante e rapido, metafora del nostro tempo.

A seguire, “Vacuum. La conquista del vuoto” di Ilenia Romano. Un’esplorazione che si spinge in un altro universo, affascinante e contraddittorio: quello di Elena di Troia, simbolo di bellezza e distruzione, di sacrificio e potere.
In questo assolo di danza, la figura mitologica viene reinterpretata come un archetipo che rappresenta la ricerca del vuoto interiore e la scoperta della propria identità al di fuori delle aspettative esterne. L’interpretazione si concentra sul corpo come territorio di conflitto, dove il vuoto non è solo un’assenza, ma una condizione da conquistare, da esplorare.
Il corpo seminudo della danzatrice diventa una mappa di emozioni, attraversata da un dialogo poetico che intreccia il sacro e il bestiale, il mito antico e la contemporaneità. La ricerca della libertà autentica di Elena si trasforma in una riflessione universale sul bisogno di libertà individuale in un mondo che spesso chiede di conformarsi agli altri.
La danza di Ilenia Romano crea uno spazio in cui l’iconografia del femminile si mescola con immagini potenti e viscerali, esprimendo il conflitto tra l’interiorità e l’esterno, tra il desiderio di essere se stessi e le imposizioni che si subiscono. Non riusciamo quasi mai a scorgere il volto della protagonista, celato dai capelli e dalle posizioni prettamente introspettive che costringono la danzatrice ad un continuo fare i conti con la sua parte più interiore. Non c’è definitiva definizione che possa risolvere il contraddittorio personaggio di Elena che appare in tutta la sua irrisolutezza.
Entrambe le performance, pur partendo da presupposti estetici e narrativi differenti, sono unite dalla proposta che interroga, mette in discussione la storia, trasformando ogni movimento in un atto di riflessione sulla condizione umana. La danza diventa così forma di conoscenza, ri-costruzione del senso che, nel suo essere in continua trasformazione, permette allo spettatore di confrontarsi con un mondo che non offre risposte facili ma stimola invece domande complesse e articolate.
Zoologia
Idea, regia, coreografia: Lupa Maimone
Con: Lupa Maimone
Musiche: Marco Caredda
Interpretate da: Marco Caredda, Elsa Paglietti, Paola Lilliu, Melania Bertolo, Alice Naitza Clarkson
Maschere: Lupa Maimone, Vinka Delgado
Oggetti e progetto luci: Riccardo Serra
Disegno sonoro: Simone Frau
Durata 30′
applausi del pubblico: 2′ 11”
Vacuum. La conquista del vuoto
Coreografia e danza: Ilenia Romano
Musica: Edoardo M. Bellucci
Video: Lorenzo Letizia
Luci: Leonardo Badalassi
Vocal coach: Virginia Guidi
Costume realizzato da: Ilenia Romano, Svetlana Mikova
Realizzazione: Liuba Dounaeva
Produzione: PinDoc
Coproduzione: Umbria Danza Festival con il contributo di MiC e Regione Siciliana
Durata: 50′
applausi del pubblico: 1′ 56”
Viste a genova, Teatro Akropolis, il 7 novembre 2024
Prima assoluta
