Trent’anni di Tovaglia a Quadri, un rito di comunità

Ph: Giovanni Santi
Ph: Giovanni Santi

Al Castello di Sorci di Anghiari una riflessione sui libri e la memoria, tra un piatto toscano e l’altro

Sono già passati trent’anni dalla prima edizione di Tovaglia a Quadri, la storica manifestazione che ad Anghiari, la bellissima cittadina toscana adagiata nella Val Tiberina, coniuga – ora al Castello di Sorci – teatro e buon cibo attraverso la rappresentazione di storie legate al territorio, mentre gli spettatori sono seduti a cena in grandi tavolate.
Trent’anni di racconti condivisi, iniziati nel 1996 in una piazza del centro storico nel segno di Verga e della sua “Lupa”, che si coniugava a quattro portate e a vecchi racconti di paese. Poi via via le storie, scritte da Andrea Merendelli e Paolo Pennacchini, si sono allargate a raccontare il territorio attraverso tematiche universali, dalla guerra alla presenza di un campo di concentramento, dalla fine dell’artigianato alla valorizzazione delle famose tovaglie Busatti, su cui anche noi abbiamo mangiato. Da sempre un filo ad unirle: quale sia veramente il bene comune.

Per celebrare l’anniversario è stata allestita una mostra che raccoglie fotografie e altri cimeli di questo lungo periodo, con la possibilità di sfogliare i trenta storici copioni che ne hanno contraddistinto il percorso. Ed è stato stampato anche un volumetto, a cura di Flavia Gramaccioni, illustrato dalle foto degli ultimi dieci anni di manifestazione, a cura di Giovanni Santi.

Andando indietro nel tempo, molte sono state le problematiche proposte che la metaforizzazione del teatro ha reso vive e palpitanti in scena. Quest’anno l’idea portante del racconto è che, a sconvolgere la piccola ma operosa comunità cittadina, sia l’apertura al Castello di Sorci del primo centro benessere della vallata, dove, secondo la direttrice – che non a caso si chiama Oblio (Flavia Gramaccioni) – si potrà anche rimuovere dalla propria memoria e così ogni ricordo spiacevole, entrando in un’apposita “stanza dei vapori”.
Solo che, per far posto a questo portentoso progetto, verrebbe smantellata la biblioteca storica del luogo, la “Universitas” di Sorci, dove è racchiusa tutta la memoria scritta dell’intera Val Tiberina.

La feconda idea di Merendelli e Pennacchini, attraverso un accavallarsi di quadri e di situazioni messe in scena da attori professionisti e non, spinge lo spettacolo a domandarsi del reale valore della memoria, dell’assoluta esigenza di tramandare il tempo presente e quello passato alle generazioni future, in un mondo che corre veloce, e con le nuove tecnologie che sempre meno hanno bisogno di scrittura. Al contempo viene posta in essere, sotto diverse forme, anche la possibilità della dimenticanza.
Per narrarci questo, tra una portata tipica e l’altra (come non nominare i mitici bringoli al sugo finto stracotto di chianina), i personaggi della storia si palesano da ogni dove, mentre dalle finestre del castello cominciano a piovere libri per far posto alla nuova spa.
Da una parte la direttrice del centro benessere, che non a caso si chiama“ Spassato”, coadiuvata nell’impresa dall’assessore al Turismo, Andrea Presente (Andrea Finzi), e dalla sua assistente-amante Jolie, una spassosissima Giovanna Guariniello. A difendere il passato si ergono come paladine la maestra Stefania (Stefania Bolletti), la piccola Miranda (Miranda Neri), che negli anni della nostra frequentazione qui ad Anghiari abbiamo visto crescere, mentre l’archivista Fabrizio (Fabrizio Mariotti) pare abbia perso la memoria, tutta colpa di quella stanza dei vapori, alimentata da Rossano detto “Ululone” (Rossano Ghignoni). C’è poi anche il giornalista aretino El Civetta (Samuele Boncompagni) a documentare a modo suo i fatti. A un certo punto arriverà anche Pier15, venditore di enciclopedie porta a porta (Pierluigi Domini) e i ricordi si impossesseranno di noi con melanconia. Il tutto viene musicato da Ubardo il fisarmonicista (Giovanni Belia), mentre Katia, l’ultima ostessa (Katia Talozzi), presenza sempre indimenticabile di Tovaglia a Quadri, canta e spadroneggia fra i tavoli imbanditi.

Ancora una volta la memoria si mescola alla storia e, tra episodi da dimenticare e altri da ricordare, a volte con affetto altre con raccapriccio, emerge chiarissima, con tanto di fotografia, la figura di Loris Babbini, che nel 1959 mise in piedi l’archivio storico comunale di Anghiari, con i codici del Taglieschi e i manoscritti del Nomi, in un lavoro che proseguì fino al 2000, quando scomparve.
Sempre venata da una sagace ironia, una delle grandi missioni che il teatro ci dona, quella di documentare la realtà che ci circonda per cercare di modificarne le storture, qui emerge attraverso una rappresentazione popolare benigna e condivisa, che permane rito di comunità.

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