Umbria Danza Festival. Fino al 7 agosto Perugia accoglie un nuovo festival del contemporaneo

A Perugia fino al 7 agosto
A Perugia fino al 7 agosto

Organizzato da Dance Gallery con la direzione artistica di Valentina Romito, il festival raccoglie l’eredità del precedente Corpi Uscenti

Regione: Umbria, città: Perugia, quartiere: Borgobello, luogo: Complesso di Sant’Anna.
Sedute sotto i cipressi e i pini che creano piccole oasi di frescura all’interno di questo bellissimo spazio articolato incontro Valentina Romito, direttrice artistica di Umbria Danza Festival, alla sua prima edizione realizzata con il sostegno dal FUS, ma che in realtà raccoglie l’eredità importante di “Corpi Uscenti”, anch’esso organizzato da Dance Gallery, associazione di cui Valentina è anche presidente, e la cui prima edizione risale al 2012. “Dance Gallery è nata 27 anni fa. Io e Rita Petrone ci siamo trasferite a Perugia da Napoli, una città difficile, forte, violenta e bellissima, che ti dà tante opportunità ma ti chiede anche tanti compromessi che noi non eravamo disposte ad accettare. Venire da una città veloce come Napoli in una città lenta come Perugia è stato uno choc culturale all’inizio, ma lo sento anche come uno spartiacque. Siamo arrivate con l’intento chiaro di costruire un centro per la danza contemporanea che sovvertisse l’idea tradizionale di formazione per la quale si deve partire dal classico per arrivare al contemporaneo. Provenienti entrambe da una formazione basata sulla tecnica pedagogica e di ricerca compositiva di Alwin Nikolais, entrambe con lunghe esperienze all’estero, abbiamo portato in città quello che allora si chiamava solo “Umbria Danza”, uno stage estivo internazionale con maestri di varie discipline; il nostro lavoro ha aiutato tutta la regione a prendere una marcia diversa. Dal 2009 abbiamo ottenuto uno spazio all’interno di questo complesso, e abbiamo da subito ragionato su come poter utilizzare questi spazi così articolati. Il nostro festival si svolgeva all’inizio nel campetto di calcio, che per quei pochi giorni si trasformava in altro. Abbiamo iniziato a fare ospitalità dando spazio e cura artistica per poter seguire dei processi. Nel 2018 è stato finanziato il nostro progetto “Home” e così la nostra struttura è diventata l’unico centro di residenza della regione Umbria che si occupa specificatamente di danza. Questo ha permesso di strutturare meglio il lavoro, anche se poi abbiamo dovuto affrontare i tanti problemi legati alla pandemia. Il nostro progetto di residenze è stato confermato anche per il prossimo triennio, e in contemporanea il festival ha avuto per la prima volta il finanziamento del FUS. Con il festival facciamo un salto in più perchè iniziamo a coprodurre, a fare una programmazione più ampia e articolata, riuscendo ad utilizzare altri spazi del complesso condivisi con le altre associazioni, come il chiostro. Per me è come una maglia che si infittisce e dialoga con il territorio; la scuola di formazione resta il cardine, l’aspetto educativo è fondamentale, perchè è attraverso la pratica e lo scambio che puoi costruire nuovi linguaggi e nuovi saperi mettendo in discussione quelli vecchi. Ora dovremo anche crescere come collaboratori e come struttura. Ma vorrei mantenere una cura e un fare “bene”, una condizione più “artigiana” magari, con il tempo necessario”.

Dal 29 luglio al 7 agosto quindici compagnie, due debutti, due coproduzioni, due compagnie straniere, due laboratori, dieci masterclass gratuite, un film, talk e incontri con il pubblico: un festival ricchissimo – che trova ospitalità tra il complesso di Sant’Anna, la Galleria Nazionale dell’Umbria e l’Orto Medievale – nonostante il ristrettissimo tempo in cui si è organizzato, dovuto ai malanni del sistema di finanziamento italiano.

Saltata causa Covid la partecipazione di Carolyn Carlson, che avrebbe dovuto segnarne l’apertura, il primo incontro è con Maria Stella Pitarresi e Marco Piergallini, alla loro prima creazione comune “Sinopia”.
Ispirato alla “Cacciata dal Paradiso” di Masaccio, il pezzo si snoda fra quattro quadri segnati da altrettante musiche. “Volevamo capire cosa provavano i corpi nell’istante in cui erano cacciati, in quel momento in cui hanno conosciuto e scoperto questa terra profana, senza nessun intento religioso ma prettamente umano”. Lavorato sull’accumulazione e sulla ripetizione, con una importante cifra fisica che segna i momenti di contatto, gli unisoni e le esplosioni dinamiche, la performance cerca – anche se non sempre trova – una onestà nel movimento che tolga le sovrastrutture tecniche ed estetiche, retaggio della formazione, dell’essere interpreti alla prima esperienza creativa comune. “Nasciamo come danzatori, quindi il nostro primo approccio è naturalmente fisico. Ci è piaciuto racchiudere la nostra ricerca in due parole, “rivoluzione sensibile”: quella dimensione che ci ha portato a capire come, fisicamente, trasportare in maniera più vera il significato e il senso di quello che vogliamo raggiungere, affiancando alla potenza e alla fisicità del movimento la ricerca poetica. Sappiamo che è un lungo percorso ma utile per conoscere noi stessi, i nostri strumenti e come declinarli, con umiltà e ascolto”.


Stesso spazio, nuovo allestimento per “(R)esistentia”, anche questo un duo tra Virginia Poli e Sara Maurizi, da anni residenti a Londra, rimaste in questa città dopo il percorso di studi.
“Il pezzo è nato durante il lockdown, un periodo in cui dovevamo resistere perchè non potevamo fare il nostro lavoro che è anche la nostra vita, non potevamo lavorare, non potevamo tornare a casa… E poi anche come donne ogni giorno dobbiamo resistere. Abbiamo capito che una forma di resistenza è anche l’amicizia, la solidarietà, il supporto; ecco quindi, sul palco, tutta questa relazione che si sviluppa tra di noi nel corso del pezzo, tra il gioco ma anche l’abbraccio, tra l’andare insieme attraverso difficoltà che non si conoscono o momenti di tensione”.
Due fisicità simili eppure diverse che si cercano, si negano, si trovano, si aiutano alla ricerca di radici comuni, quella terra abbandonata da anni; sullo sfondo una radio lancia musiche vintage tra gracchii e stridori, ma anche l’annuncio giornalistico della Brexit, che lascia nell’aria il senso di una chiusura, di un taglio e un allontanamento.
Primo loro lavoro coreografico, da cui emergono ancora ingenuità e una profondità da acquisire per questo collettivo di recente formazione; da far notare come tuttavia possano contare su finanziamenti provenienti da varie istituzioni inglesi disponibili a mettere risorse su progetti artistici, visto che “in Gran Bretagna l’arte e la danza fanno molto più parte della vita comune delle persone; l’arte è vista come investimento e i teatri sono pieni di gente comune, non solo di addetti ai lavori”. La volontà di cercare una propria cifra stilistica, che sia non solo finalizzata alla creazione performativa ma che possa arrivare con interventi più articolati anche alla comunità e al territorio (sia londinese che italiano), fanno ben sperare in un ritorno di energie e competenze.

Photo: Lorenzo Tardioli
Photo: Lorenzo Tardioli

Nell’attesa degli spettacoli in serale ci spostiamo all’ingresso del complesso per l’inaugurazione della mostra fotografica “Distant&Close” a cura di Antonello Turchetti, già direttore artistico del Perugia Social Photo Festival. Un mostra “Prêt-a-Porter” come l’ha definita lo stesso Turchetti, priva di qualunque orpello per adeguarla al luogo che la ospita, il corridoio di accesso allo spazio performativo, quindi un luogo di attraversamento. Due fotografi agli opposti, Donato di Camillo newyorkese, Alla Mirovskaya moscovita: “Occidente e oriente, le due grandi città che ci fanno penare e sognare, da una parte una cifra stilistica che rimanda ai grandi maestri del colore e della fotografia del ‘900, ironica e sporca, dall’altra un bianco e nero molto intenso e intimo, fatto di dettagli e sospeso”. Ad ogni modo anche qui corpi in scena.

Il cartellone serale vede in programma la creazione di Lucrezia C. Gabrieli, e due brani dello Spellbound.
“Stretching one’s arm again”, nato grazie a una lunga residenza che ha ospitato la giovane coreografa ad Anghiari, è un divertissement su musica di Bach rivista e rilavorata da due giovani musicisti.
Le due danzatrici in scena (la stessa Gabrieli con Sofia Magnani), giocano con la musica – o forse è la musica che gioca con loro? -, con il pubblico e tra di loro, in una relazione di incontro e dialogo che resta volutamente molto superficiale, come spesso sono le relazioni nella quotidianità.
L’ispirazione, proveniente dal cromatismo del pittore Mark Rothko, colora la scena e i costumi delle due interpreti, un abbigliamento casual verde e azzurro che contrasta con le scarpe da punta, usate in maniera molto informale, non sottolineata, anch’esse parte del gioco leggero e arioso che caratterizza il pezzo. “Le punte per me sono serenità, un modo per essere trasportati in un piano più surreale. E’ vero che sono un’icona, in definitiva alla stessa stregua di Mozart – ci racconta Lucrezia Gabrieli – Io spero che Mozart, se potesse sentirci, sarebbe contento che dei ragazzi nel 2022 lo stanno utilizzando giocando con la sua musica; la stessa cosa con le punte: le usiamo con molto rispetto, è un modo per prendere e farle nostre. La stessa cosa Mozart: lo prendo in prestito per creare una storia e legarlo al presente. C’è un mondo che è stato codificato e anche idealizzato intorno a un oggetto e non va abbandonato perchè è un mondo bellissimo: non abbandoniamolo, cerchiamo di farlo nostro e mantenerlo vivo, riattualizzandolo”.

Il primo pezzo, “A better place”, dello Spellbound Contemporary Ballet guidato da Mauro Astolfi è un duetto incentrato sulla relazione uomo-donna che, in definitiva, poco aggiunge all’infinita serie di duetti su questo tema che il mondo della danza ha prodotto nei secoli. Tecnicamente impeccabili gli interpreti negli scatti repentini dei gesti, nell’aggrovigliarsi dei corpi, in cui tuttavia un estetismo di maniera toglie spazio dell’emozione.
Il secondo brano, “If you were a man”, vede in scena quattro ragazzi infagottati in giacche e pantaloni stilosi ma rattoppati, un quartetto (composto da Lorenzo Capozzi, Mario Laterza, Mateo Mirdita e Alessandro Piergentili) che ripropone gli stilemi del primo pezzo declinati in duetti, soli e pochi momenti corali. Velocità che si rapprendono ma che restano bloccate nei corpi senza trovare respiro nello spazio, senza arrivare a un senso che trascenda e usi l’innegabile bravura degli interpreti per costruire paesaggi in cui l’immaginazione si possa perdere.

Dopo una giornata trascorsa fra chiacchiere interessanti, nel viavai di artisti e ragazzi impegnati nelle masterclass, collaboratori intenti nel lavoro organizzativo legato al festival, tecnici presi dal nuovo allestimento, si arriva alla seconda serata, che vede in scena Aldes con la prima regionale di “Dance Concert”, anche ultimo appuntamento di questo progetto, come scoprirò più tardi chiacchierando con Roberto Castello, regista e ideatore di questa nuova avventura.
Come esplica il titolo, è un concerto di danza che mette però al suo centro la dialettica dell’improvvisazione. Articolato in nove quadri, che segnano regole entro cui le tre interpreti (Giselda Ranieri, Elisabeth Schilling e Lorin Sookool) devono agire, chiama il pubblico a seguire creazioni istantanee legate al momento, unico e irripetibile, di cui siamo testimoni. Germania, Italia e Sudafrica sono i mondi che si intersecano, differenti contesti culturali che cercano di trovare connessioni nella diversità, qualche volta riuscita, qualche volta sfiorata, qualche volta disattesa.
Ma si sa, l’improvvisazione non può mai esser uguale a sé stessa, vive dell’attimo, dello stato del momento, è oggetto di riflessione sulla presenza, sul riuscire a vivere quell’istante in cui si è tutt’uno con sé stessi, e i sensi sono così aperti, disponibili e adattivi da comprendere i nostri compagni e lo spazio che ci circonda, senza paura, con adesione totale, e in cui, soprattutto, la regola diventi non la costrizione ma l’ambito di indagine.
“L’improvvisazione in genere non gode di buona stampa e grande attenzione – scrive Castello nel foglio di sala che la compagnia, a inizio serata, chiede al pubblico di leggere – La modernità richiede razionalità, ordine, metodo, ripetibilità, prevedibilità, pianificazione ed efficienza: è lotta per il dominio della natura, del destino e del tempo che trascende l’idea (tipicamente occidentale) che l’uomo sia padrone dell’universo. Una visione del mondo sostanzialmente aggressiva che antepone le cose alle relazioni, e i consumi alla qualità del tempo; suppergiù il contrario di quello che sta alla base dell’improvvisazione, terreno per definizione incerto, irrazionale, disordinato, imprevedibile, improduttivo, egualitario e collaborativo”.
Al di là del risultato che è legato ai molteplici fattori che interagiscono e condizionano, onore al coraggio di Roberto Castello per questa proposta, premiata comunque da un pubblico attento e partecipe, e alle tre danzatrici per essersi prestate a una simile sperimentazione in cui mettere in gioco tanto di sé; speriamo possa continuare nel tempo come bacino di riflessione profonda sullo stare in scena, sulla relazione tra spazio, tempo e l’altro.

Fra gli ospiti dei prossimi giorni citiamo Igor X Moreno, Cie MF /Maxime & Francesco, il debutto di Zerogrammi con “Amina amici”, Tecnologia Filosofica e molti altri appuntamenti.

SINOPIA – SECONDO STUDIO
Di e con: Marco Pergallini, Maria Stella Pitarresi
Coreografia ed Interpretazione: Marco Pergallini, Maria Stella Pitarresi
Produzione: Twain Centro di Produzione Danza
Con il contributo di: MIC – Ministero della Cultura, Regione Lazio, Fondazione Carivit
Con il sostegno di: Home Centro Creazione Coreografica
durata: 30’
applausi del pubblico: 1′ 20”

Visto a Perugia, Chiostro San’Anna, il 30 luglio 2022 

(R)ESISTENTIA DEBUTTO
Di e con: Virginia Poli e Sara Maurizi
Consulenza drammaturgica: Valentina Romito, Leo Graham
Produzione musicale e mixaggio: Dudj Doubleday, artisti vari
Produzione: Umbria Danza Festival
durata: 20’
applausi del pubblico: 1’

Visto a Perugia, Chiostro San’Anna, il 30 luglio 2022 

STRETCHING ONE’S ARM AGAIN (SHORT VERSION)
Ideazione e coreografia: Lucrezia C. Gabrieli
Danzatrici: Sofia Magnani, Lucrezia C. Gabrieli
Musiche: Giacomo Calli (42STEMS) e Giacomo Ceschi su Serenade in D, K.250 Haffner di Wolfgang Amadeus Mozart
Produzione: Anghiari Dance Hub, Versiliadanza
Co-produzione: CID – Centro Internazionale della Danza
Con il sostegno di: Associazione Sosta Palmizi
Con la collaborazione di: Teatro Comunale di Vicenza, RicercArti, Auditorium Ballet
Progetto selezionato per la Vetrina della giovane danza d’autore 2020 Azione del Network Anticorpi X
durata: 20’
applausi del pubblico: 20”

Visto a Perugia, Chiostro San’Anna, il 30 luglio 2022 

A BETTER PLACE
Coreografia e regia: Mauro Astolfi
Interpreti: Anita Bonavida, Mateo Mirdita
Disegno Luci: Marco Policastro
Musiche: Keeley Forsyth
Una produzione Spellbound
Con il contributo di Ministero della Cultura
durata: 8’
applausi del pubblico: 30”

Visto a Perugia, Chiostro San’Anna, il 30 luglio 2022 

IF YOU WERE A MAN
Coreografia. Mauro Astolfi
Interpreti. Lorenzo Capozzi, Mario Laterza, Mateo Mirdita, Alessandro Piergentili
Musiche. AAVV
Costumi. Anna Coluccia
Una produzione. Spellbound
Con il contributo di: Ministero della Cultura
Coproduzione: Attraversamenti Multipli e Armonie d’Arte Festival
durata: 22′
applausi del pubblico: 54”

Visto a Perugia, Chiostro San’Anna, il 30 luglio 2022 

DANCE CONCERT

Un progetto di: Roberto Castello
Performer/danza: Giselda Ranieri, Elisabeth Schilling, Lorin Sookool
Produzione: ALDES
con il sostegno di: MIC / Direzione Generale Spettacolo, REGIONE TOSCANA
/ Sistema Regionale dello Spettacolo
durata: 54’ 29”
applausi del pubblico: 1’ 45”

Visto a Perugia, Chiostro San’Anna, il 31 luglio 2022 

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