Via del popolo. Saverio La Ruina tra i luoghi che hanno costruito ricordi

Via del popolo (ph: Carlo Midarei)
Via del popolo (ph: Carlo Midarei)

Scena Verticale firma il nuovo spettacolo arrivato a Messina per la rassegna EPIC – Esperienze Performative di Impegno Civile

Il passo è rilassato, elegante, per non disturbare troppo la quiete di un piccolo cimitero, caratterizzato da alcuni lumini sparsi qui e là.
Parola dopo parola, la memoria del passato viene vivificata grazie a gesti, suoni, frasi a comporre ricordi di un tempo rimasto indelebilmente scolpito nel cuore e nella mente.
Ruota attorno al concetto di tempo – esplicitato anche dalla scena, dove campeggia un orologio da taschino che scivola molle sulla superficie su cui è adagiato, forse ispirandosi nelle forme al dipinto “La persistenza della memoria” di Dalì, rielaborato da Riccardo De Leo – “Via del Popolo”, il nuovo lavoro scritto, diretto e interpretato da Saverio La Ruina, che torna alla forma monologante di cui padroneggia stilemi e tecniche, con leggerezza e ironia, delicatezza e garbo. E torna alla sua terra, il monte Pollino, a metà fra il mare dello Ionio e del Tirreno, da cui la famiglia si mosse per raggiungere poi Castrovillari, provincia di Cosenza, casa e dimora anche della compagnia Scena Verticale a cui La Ruina, insieme a Dario De Luca – che dello spettacolo cura il disegno luci – e Settimio Pisano ha dato vita ormai 30 anni fa.

Ma la storia che La Ruina racconta e compone sulla scena con maestria e rigore va ancora più indietro nel tempo, da recuperare, da custodire con prezioso riguardo: è un viaggio dagli anni ‘60 ai nostri giorni. La via del Popolo, di cui La Ruina tratteggia storie e volti, quasi fossero i protagonisti di una laica Via Crucis del ricordo, è un tratto di strada che, come molti, un tempo brulicava di attività: due bar, tre negozi di generi alimentari, un fabbro, un falegname, un ristorante, un cinema… luoghi oggi inghiottiti dal tempo, trasformati in altro oppure desolatamente chiusi. Ma basta poco per ri-vedere le vicende del passato, ricordarne le storie, le persone, rievocate con dovizia di particolari, leggerezza, ironia e un pizzico di nostalgia da La Ruina che, alla sua, alterna altre voci e altre vite sulla scena, come un mosaico dai mille colori.

Due uomini percorrono quella via del Popolo, un uomo del presente e un uomo del passato. Il primo impiega due minuti per percorrere 200 metri, il secondo 30 minuti. Ed è in quel lasso di tempo che si consuma e vivifica il ricordo: lacerti di storie emergono dalle parole di La Ruina che, come di consueto, accompagna la narrazione con gesti delle mani quasi a disegnarli nell’aria i protagonisti evocati dalla parola, come ad accarezzarli nel percorso della vita fatta insieme.
Un racconto sì autobiografico, quello imbastito con una narrazione leggera e poetica, densa e ricca di sfumature, dal quale emergono, attraverso flash back prima i genitori, poi gli abitanti di quella Castrovillari che accoglie la famiglia La Ruina. Ma anche una porta verso il passato, l’occasione preziosa per osservarne cambiamenti e direzioni. E il fulcro della narrazione è quella via del Popolo crocevia di storie e di vite: ci sono il bar Rio dei La Ruina, il padre Vincenzo e lo zio Nicola, avamposto di libertà e di voglia di trasformazione, dove Saverio ha iniziato a lavorare, le botteghe di generi alimentari, le officine artigianali di fabbri e falegnami, la merceria, il frequentato Cinema Astor col suo proiezionista Giannino, che hanno colorato la vita della strada, sulle note delle canzoni di quegli anni, dai Beatles ai New Trolls.


Ricordi e aneddoti a volte troppo affollati nella narrazione, ma che toccano momenti di grande poesia e condivisione: dal centro alla periferia, Castrovillari diventa epicentro di quelle lotte che negli anni ’60 hanno animato generazioni di giovani, manifestazioni, incontri, occasioni per sperimentare. E a fare da fil rouge al racconto la famiglia, quei genitori tanto preziosi nell’esempio di vita, le cui vicende e in particolare quelle del padre, puntellano la narrazione.

Uno spettacolo intimo, come lo sono i ricordi, impreziosito da una lingua densa, che all’italiano mescola quel dialetto capace di conferire intimità e immediatezza al racconto e che trova la sua perfetta collocazione in spazi raccolti, come fossero cortili in cui radunare amici e conoscenti per dare vita al racconto, così come è stato per la replica ospitata dal Teatro dei 3 Mestieri di Messina, nell’ambito della interessante rassegna EPIC (Esperienze Performative di Impegno Civile), progetto di promozione del teatro nelle periferie realizzato a Messina da Mana Chuma Teatro in partenariato con Rete Latitudini e Teatro dei 3 Mestieri.

Via del popolo
di e con Saverio La Ruina
Disegno luci Dario De Luca
Collaborazione alla regia Cecilia Foti
Audio e luci: Mario Giordano
Allestimento: Giovanni Spina
Dipinto: Riccardo De Leo
Amministrazione: Tiziana Covello
Produzione: Scena Verticale
Organizzazione generale: Settimio Pisano

durata: 1h 20′
applausi del pubblico: 3′

Visto a Massina, Teatro dei 3 Mestieri, il 20 dicembre 2022

 

 

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