Il Falstaff anni ’50 e avvincente di Robert Carsen

Falstaff (Atto I, Parte II): Mrs. Alice (Carmen Giannattasio), Mrs. Quickly (Daniela Barcellona), Nannetta (Irina Lungu), Mrs. Meg (Laura Polverelli)

Falstaff (Atto I, Parte II): Mrs. Alice (Carmen Giannattasio), Mrs. Quickly (Daniela Barcellona), Nannetta (Irina Lungu), Mrs. Meg (Laura Polverelli) – photo: Rudy Amisano

Andata in scena la prima volta a Milano, nell’ambito della stagione di Carnevale e Quaresima del Teatro alla Scala, il 9 febbraio 1893, “Falstaff” è l’ultima opera di Giuseppe Verdi, arrivata sei anni dopo l’Otello, opera che aveva rotto un silenzio creativo durato ben sedici anni.

E ancor più dell’Otello, questo estremo capolavoro verdiano, scritto alla rispettabile età di 79 anni, sancisce da parte del maestro di Busseto la possibilità di superare ogni barriera ottocentesca e di entrare di petto nella modernità, con la rottura definitiva delle forme melodiche tradizionali.

Apparentemente niente più drammi a fosche tinte ma una commedia, anche questa come Otello e Macbeth recepita dalla prodigiosa vena scespiriana.
Il libretto del fido Boito infatti attinge sia da “Le allegre comari di Winsor” sia da “Enrico IV”, dove appare per la prima volta la figura del protagonista.

Per onorare Verdi in occasione dei duecento anni della nascita, La Scala, dopo ben sette edizioni della famosa regia “padana” di Giorgio Strehler, ha proposto una nuova versione dell’opera, producendola in collaborazione con il Royal Opera House Covent Garden di Londra e il Canadian Opera Company di Toronto.
Sul podio il maestro Daniel Harding, mentre la regia è stata affidata a Robert Carsen, di cui avevamo già apprezzato il  “Don Giovanni” che ha aperto la stagione del teatro milanese nel 2011.

L’intreccio vede come protagonista Falstaff, uomo dalla grande pancia, avanti negli anni, dal nobile passato, donnaiolo e squattrinato, che ora trascorre il suo tempo con una banda di compagni di malaffare, Bardolfo e Pistola, all’osteria della Giarrettiera. Per rimediare alle sue traversie economiche e alla solitudine amorosa cerca di incantare due giovani donne, Alice Ford e Meg Page.

Ovviamente il colpo non gli riesce, anzi le due donne, insieme a Mrs. Quickly e a Nannetta (la figlia di Alice, innamorata del giovane Fenton, ma promessa dal padre al dottor Cajus), progettano una burla ai danni del protagonista, facendolo cadere nel Tamigi, chiuso in una cassa.
Nel contempo, Ford e Cajus, informati dai compari di Falstaff delle intenzioni del padrone, si preparano anch’essi a beffarlo, ideando a loro volta uno scherzo all’insaputa delle donne.

L’ultimo atto si svolge invece in un clima del tutto diverso: siamo in un bosco, in cui Quickly convince ancora una volta Falstaff, travestito da Cacciatore Nero, a recarsi a mezzanotte per un secondo appuntamento con Alice e Meg.
Tra fate e folletti, Falstaff sarà ancora una volta gabbato, mentre anche Nannetta, vestita da Regina delle fate, riuscirà a beffare il padre, sposando invece di Cajus il suo Fenton.

L’opera finirà comunque in allegria: Ford, rassegnato, acconsentirà al matrimonio della figlia invitando tutti a cena, mentre Falstaff si affiderà contento alla morale della storia: “Tutto nel mondo è burla… tutti gabbati”, frase risolta con una fuga musicale travolgente, pur nella sua divertentissima amarezza, a suggellare l’ultimo contributo di Verdi all’arte del melodramma.

Non più, come si diceva, trame a tinte forti o spunti che in qualche modo toccano temi politici o sociali, ma una sorta di commedia che ha comunque in sé risvolti psicologici significativi dell’animo umano.

La fervida regia di Carsen, lasciando intatti i significati e i meccanismi della storia, trasporta la vicenda nell’Inghilterra del dopoguerra, gli anni Cinquanta del Novecento, conferendo in questo modo anche un’intonazione sociale, con Falstaff ad incarnare una classe in via di decadenza rispetto ai nuovi ricchi, impersonati da Cajus e Ford, che non accetta il matrimonio della figlia con un rappresentante di una classe inferiore, Fenton, qui con bella intuizione trasformato in cameriere.  
Tutto infatti viene anche in qualche modo rimodulato sapientemente dal regista, con Falstaff che mantiene e anzi accentua il suo carattere malinconico di sconfitto, e Ford quello di marito tradito, a cui fa da contraltare l’amore puro dei giovani Nannetta e Fenton.

Ma vi sono riferimenti anche alle vaudevilles di Georges Feydeau, al cinema muto e al teatro di Brecht, con Bardolfo e Pistola sempre pronti a rubare i portafogli ai ricchi.
Molto estro nelle scenografie, curate da Paul Steinberg con la reinvenzione di un club “old england”, e di una cucina piena di colori pastello dove Falstaff canta il suo celebre “Quando ero paggio” tagliando un grosso tacchino, e infine di un ambiente equestre, con tanto di cavallo dal vivo, per l’inizio del terzo atto.  

Falstaff (Atto III, Parte II): Sir John Falstaff (Ambrogio Maestri)

Falstaff (Atto III, Parte II): Sir John Falstaff (Ambrogio Maestri) – photo: Rudy Amisano

Niente disturba della regia di Carsen, che ama giocare con lo sguardo dello spettatore, mescolando antico, moderno e contemporaneo, assecondando perfettamente la direzione musicale di Harding, che dà all’orchestra colori brillanti, concedendo però, quando l’umore lo vuole, un carattere malinconico ai personaggi, in qualche modo traditi dal gioco amaro dell’amore.  

Nella versione vista alla Scala, Falstaff è il baritono Bryn Terfel, che ha sostituito egregiamente Ambrogio Maestri, già apprezzato molte volte in questo ruolo. Da elogiare è comunque tutta la compagnia, essendo l’opera in qualche modo corale: dalle comari Carmen Giannattasio, Irina Lungu, Laura Polverelli, Daniela Barcellona a Fabio Capitanucci (Ford), che regge bene tutte le sfumature cangianti della sua difficilissima aria, a Francesco Depuro, un Fenton credibile e appassionato.
In scena fino al 12 febbraio.

Falstaff
di Giuseppe Verdi
nuova produzione Teatro alla Scala in coproduzione con Royal Opera House, Covent Garden, Londra; Canadian Opera Company, Toronto
cantato in italiano con videolibretti in italiano, inglese
Direttore: Daniel Harding
Regia: Robert Carsen
Scene: Paul Steinberg
Costumi: Brigitte Reiffenstuel
Luci: Robert Carsen e Peter Van Praet

Cast:

Sir John Falstaff
    Ambrogio Maestri (15, 20, 26, 29 gen.; 12 feb.)
    Elia Fabbian (23 gen.)
    Bryn Terfel (31 gen.; 2, 6, 8 feb.)
Ford
    Fabio Capitanucci (15, 20, 23, 26, 29, 31 gen.; 12 feb.)
    Massimo Cavalletti (2, 6, 8 feb.)
Fenton
    Francesco Demuro (15, 20, 23, 26, 29, 31 gen.)
    Antonio Poli (2, 6, 8, 12 feb.)
Dr. Cajus
    Carlo Bosi
Bardolfo
    Riccardo Botta
Pistola
    Alessandro Guerzoni
Mrs. Alice
    Carmen Giannattasio
Nannetta
    Irina Lungu (15, 20, 23, 26, 29, 31 gen.)
    Ekaterina Sadovnikova (2, 6, 8, 12 feb.)
Mrs. Meg
    Laura Polverelli (15, 20, 23, 26, 29, 31 gen.)
    Manuela Custer (2, 6, 8, 12 feb.)
Mrs. Quickly
    Daniela Barcellona (15, 20, 26, 31 gen.; 8 feb.)
    Marie-Nicole Lemieux (23, 29 gen.; 2, 6, 12 feb.)

durata: 2h 40′ incluso intervallo

Visto a Milano, Teatro alla Scala, il 31 gennaio 2013

 

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