Dal palco a casa tua: esperienze di teatro in appartamento

Con tutto l’amore del mondo di QuieOra

Con tutto l’amore del mondo di QuieOra (photo: etreassociazione.it)

Si è tenuta a Como, la prima settimana di novembre, la terza edizione di Luoghi Comuni, il festival itinerante organizzato da Etre (Esperienze teatrali di residenza), un progetto di residenze teatrali pensato in Lombardia dalla Fondazione Cariplo e di cui abbiamo già parlato spesso in passato.

Il progetto, basato sull’esperienza della residenza teatrale, già diffusa con successo in alcune regioni italiane e in molti paesi stranieri, conta in Lombardia 22 residenze teatrali, dislocate in 9 province della regione.

Il festival Luoghi Comuni, dopo essersi concentrato nelle prime due edizioni sul fare rete, quest’anno è stato dedicato al “Teatro in Casa” ed è stato composto da 13 spettacoli.
Nella giornata del 4 novembre si è inoltre svolta una tavola rotonda di grande interesse: “Dal palco a casa tua”, pensata da Mimma Gallina e Laura Valli e moderata da Oliviero Ponte di Pino, che ha approfondito il tema con gli artisti, gli organizzatori, gli studiosi e con chi ha già sperimentato l’ospitalità di spettacoli in casa propria.


Il teatro d’appartamento è un genere che, negli ultimi decenni, seppur in modo circoscritto, a volte quasi silenzioso, rompendo convenienze e abitudini, ha ricevuto una notevole attenzione da parte della critica e di numerose compagnie italiane.

Attraverso diverse immagini, Oliviero Ponte di Pino ha cercato di storicizzarne le esperienze più significative, da Kantor a Wojtyla, dal Cecov dello Squat Theater alle esperienze di teatro di stalla di Scabia sino al Bernhard di Lombardi/Tiezzi (ma lo scrittore austriaco è stato messo in scena in appartamento anche recentemente dal critico Renato Palazzi, anche lui presente a Como).

Molte esperienze, soprattutto le prime, sono state effettuate per necessità, anche politiche, piuttosto che spronate da scelte precise; hanno però aperto la strada, lo diciamo impropriamente, a un nuovo genere, dove non è lo spettatore che va a teatro, ma è il teatro che arriva in casa dallo spettatore. Il pubblico e il privato vengono continuamente mischiati tra loro, in un gioco continuo di ricerca di spazi privati e altamente simbolici, da reinventare teatralmente per l’occasione, tra salotto borghese e necessità reale di fruire insieme la cultura, dove l’occhio dello spettatore è costantemente vicino all’attore; ma anche ricerca di una “finzione” che sia diversa da quella del palcoscenico, e che mescoli sempre vita reale e rappresentazione, ed infine ricerca di un pubblico diverso da quello che accorre normalmente nel luogo deputato, e “reclutato” in modi assai diversificati.

Durante il convegno, Fernanda Tucci ha spiegato come la sua casa di Milano sia diventata un palcoscenico aperto per le compagnie che volessero sperimentare.

Illuminanti, in questo senso, sono stati gli interventi di Mariella Fabbris che, con il supporto di Gerardo Guccini e Michela Marelli, ha raccontato l’esperienza di “Stabat Mater”.
Il Teatro delle Ariette ha condiviso con i presenti la sua fondamentale esperienza nata da “Teatro da mangiare”, mentre Renato Cuocolo e Roberta Bosetti (cui prossimamente Klp dedicherà un approfondimento), con le loro 2500 repliche di “Secret Room” hanno parlato del vagabondare tra Italia e Australia.

Laura Curino, Mariella Fabbris e Lucilla Giagnoni, in “Stabat Mater”, partendo da “Nel tempo tra le guerre” (una produzione del Laboratorio Teatro Settimo) giravano con i loro personaggi per case private per narrare le loro storie di sorelle creando così “una quasi assoluta identità fra l’attrice nomade e il personaggio, altrettanto nomade, che essa rappresentava”.

Il Teatro delle Ariette, da parte sua, ha creato un teatro che si nutre della condivisione totale con il pubblico, che per assistere agli spettacoli deve arrivare al podere di 3 ettari e mezzo sulle colline di Castello di Serravalle, in provincia di Bologna.

In “Secret Room” (così come in altri lavori proposti dall’Iraa Theatre), sette persone, convenute per cena in casa di una gentile signora, sono coinvolte in un’avventura che le verrà proiettate in un’altra dimensione dove le relazioni appena instaurate verranno scompaginate da un evento inatteso.

Il convegno ha anche analizzato il tema dal punto di vista giuridico. Mimma Gallina, Cristina Carlini e Giovanni Scoz, attraverso dati e normative, ma anche attraverso aneddoti curiosi, hanno sviscerato tutte le contraddizioni burocratiche che si annidano in questa particolarissima modalità di proporre il teatro, anche in funzione dell’allargamento della fruizione del pubblico per la ricerca di un nuovo mercato.

Molte le tipologie  sperimentate negli spettacoli da noi visti a Como.
In “Fassbinder Suite” di Animanera, lo spettacolo più coerente e affascinante del festival, su soggetto e regia di Aldo Cassano, lo spettatore, accompagnato da due angeli, “vive” letteralmente in prima persona su tre letti, in tre stanze, le diverse le confessioni di quattro personaggi tratti dai film del grande regista tedesco. A strettissimo contatto con gli attori, l’unico spettatore vive un’esperienza anch’essa unica, dove l’amore si consuma in un suo particolare percorso tra vita e morte, eros e violenza, connotazioni tipiche del mondo fassbinderiano.

In “Tutto l’amore del mondo “ di QuieOra, la casa in cui lo spettatore entra, sollecitato dalle parole di Tiziano Scarpa, è abitata da tre donne. Il teatro elimina come d’incanto tutti i muri che le dividono: sono tre vite colte in un momento nodale: avere un figlio, traslocare, scegliere se amare. Ma si può imparare ad amare? E che tipo di amore? Francesca Albanese, Silvia Baldini e Laura Valli ce lo comunicano con pudore e rispetto.

Poi si beve e si mangia tutti insieme, rito questo dell’accoglienza che accomuna molte delle esperienze viste, e che è anche una delle caratteristiche nodali del teatro in casa. A Como, su questo versante, l’attrice Alessandra Anzaghi di Delle Ali, con la complicità del cuoco Marcello Passoni, narra attraverso le sue ricette l’arte culinaria e la passione unitaria di Pellegrino Artusi, offrendo al pubblico seduto in cucina il piatto dell’Unità d’Italia.

Filippo Monico e Cristina Negro, di Takla Performing Arts, in “Making Duo” usano invece gli strumenti che sono propri al loro modo di fare teatro, quelli dell’improvvisazione, per abitare un lungo corridoio attraverso gli strumenti a percussione e la danza.

Per una casa dove regnano i bambini, quelli che si stanno aprendo alla vita, ecco “Sisale”: qui Anna Fascendini di Scarlattine teatro, attraverso gli occhi di Tatò, una piccola tartaruga che abita in un mucchio di sale, ci riconsegna attraverso i gesti, le piccole parole, le nenie, i momenti fondamentali della scoperta della “salita” del  mondo.

Barbablù, fiaba nera a più voci di Nudoecrudo teatro

Barbablù, fiaba nera a più voci di Nudoecrudo teatro (photo: etreassociazione.it)

Per i bambini, quelli più grandi, “Barbablù, fiaba nera a più voci” di Nudoecrudo teatro porta tra le mura di casa l’immortale storia di Barbablù, riscrivendola sonoramente attraverso sei attori dislocati intorno al perimetro del salotto. Sei voci non solo narranti che si mescolano tra loro, utilizzando tutte le possibilità della voce con canti, singulti, rumori di oggetti evocativi, riconsegnando allo spettatore non solo lo snodarsi dei fatti ma anche sottotesti ed atmosfere.

In un altro progetto, il blues eseguito dal vivo dalla voce di Sara Cappelletti e della chitarra di Francesco Vanelli, imbeve di sé con la sua malinconia e disperazione Paola Manfredi e Dario Villa, i due attori di Teatro Periferico che, invecchiandosi senza pudore davanti agli spettatori, rivivono una storia d’amore lunga una vita, attraverso i testi di Bessie Smith, Robert Johnson, Jim Morrison, Don De Lillo e Tennessee Williams.

“L’Ospite”, testo scritto e diretto da Jacopo Boschini dei comaschi della cooperativa Attivamente, che realizzano un piccolo spettacolo da camera riproducendo nella casa tutte le regole del teatro, con tanto di fondale, cambio scena con il buio e scenografia minimalista: non vi è invenzione dello spazio, ma semplicemente riportare uno spettacolo in uno spazio non teatrale.

Qui la casa non è vissuta, ma è rappresentata, una casa dove un ospite inatteso, venuto per rompere gli schemi consolidati del potere della mercificazione, ne viene indelebilmente sedotto.  

Infine, nella splendida cornice del Teatro Sociale di Como, si è tenuto uno speed dating teatrale: 60 venditori si sono incontrati con trenta compratori, in un divertente e proficuo scambio fra compagnie di produzione e teatri/spazi di programmazione.
Acquirenti e venditori, seduti uno di fronte all’altro nei palchetti del teatro, hanno avuto a disposizione sei minuti di tempo per proporre e acquistare le proprie produzioni. Da riproporre, forse, non solo in appartamento.

 

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  • Giuseppe Vitale ha detto:

    Belle esperienze, ottime pratiche. Come si fa a realizzare delle belle cose come queste? Io è una vita che ci provo ma non viene fuori mai niente, tutto fallisce.

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