A Fabbrica Europa la danza norvegese di Zero Visibility Corp

Zero Visibility Corp

Zero Visibility Corp (photo: Erik Berg)

Cominciamo con un postulato: a Fabbrica Europa si vanno a vedere le proposte di danza internazionale sulla fiducia. E quasi mai si resta delusi. Questo per merito della curiosità della direzione artistica che, a differenza di altri festival come il romano Equilibrio all’Auditorium, va a scovare non tra i nomi più famosi ma tra realtà emergenti molto spesso pressoché sconosciute in Italia.

E’ anche il caso di “(Im)possibile”, spettacolo della compagnia norvegese Zero Visibility Corp coprodotto dalla Fondazione Pontedera Teatro.
Lo spettacolo è di indubbia qualità, sia per quanto riguarda i movimenti dei corpi dei danzatori in scena, sia per la capacità di creare immagini poetiche, grazie anche a un disegno luci che alterna la costruzione di intime situazioni domestiche, che quasi scompaiono nei maestosi spazi della Leopolda, a momenti più allucinati, dove i pannelli bianco e neri da una parte e un arazzo rosso villoso dall’altra risaltano tra i corpi nello spazio.
Tutto il contorno allo spettacolo, l’insieme della innovativa colonna sonora elettronica con gli oggetti e le scene, ha il compito di attrarre e trascinare lo spettatore nel tunnel della danza.


Nell’assenza totale di storia, a stupire sono sopratutto le interpretazioni dei due uomini in scena, sia nei loro atletici assoli che, soprattutto, nei duetti, quando con le loro rispettive partner mettono in scena la continua difficoltà del rapporto fra uomo e donna, tra corpi complementari che si abbracciano, si spingono, si relazionano e si picchiano.
È una danza molto atletica, quasi ginnica, che alterna esibizioni di forza a momenti di romanticismo, anche se in assoluto è il sentimento di difficoltà di rapporti a prevalere. Come quando lui cavalca lei, quando la scalcia. O quando lei, tradita, si rifugia dentro scatole di cartone accartocciate.

Se c’è un limite allo spettacolo, questo può essere rintracciato nell’apparenza distaccata, un po’ “fredda” (come la terra che lo ha generato) del risultato finale, in particolar modo nei collegamenti fra una scena e l’altra, ossia fra i passi di danza “pura” e le scene di movimento.
In queste ultime, chili di cenere vengono prima lanciati in aria per finire sopra una terza donna, presenza solitaria che non partecipa ai balli di coppia e si crogiola nella danza e nella sua sottoveste; la cenere verrà poi messa a sedere su una sedia in legno, prima di diventare tappeto finale.

(IM)POSSIBLE
coreografia: Ina Christel Johannessen
danzatori: Line Tørmoen, Dimitri Jourde, Sudesh Adhana, Kristina Søetorp, Cecilie Lindeman Steen
scenografia e costumi: Graa hverdag as
creazione luci: Kyrre Heldal Karlsen
suono: Morten Pettersen
musica: Irisarri, Jacaszek, Ø, Kreng, BJNilsen, Noto
direzione di produzione: Gunn Hernes
coordinamento tournée internazionali: Lene Bang / Vonpang
foto: Erik Berg
produzione: zero visibility corp
coproduzione: Centre de développement chorégraphique du Val-de-Marne, Centre des Bords de Marne du
Perreux-sur-Marne, Théâtre Silvia Monfort, Fabbrica Europa, Fondazione Pontedera Teatro, Pontedera, Dansens Hus Oslo. Zero visibility corp è sostenuta da Arts Council Norway
durata: 1h 04’
applausi del pubblico: 2’ 07’’

Visto a Firenze, Stazione Leopolda, il 22 maggio 2011

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