Il giardino segreto di Danae 2024. Ce lo racconta Alessandra De Santis

Alessandra De Santis e Attilio Nicoli Cristiani (ph: Michela Di Savino)
Alessandra De Santis e Attilio Nicoli Cristiani (ph: Michela Di Savino)

De Santis presenta la XXVI edizione del festival di danza, performance, teatro e suono, al via venerdì 18 ottobre a Milano con Ola Maciejewska

Ottobre, andiamo, è tempo di Danae. La XXVI edizione del festival milanese organizzato da Teatro delle Moire, in programma dal 18 ottobre a domenica 3 novembre, contempla un totale di 19 spettacoli, 23 repliche, 4 coproduzioni, 2 workshop, 7 incontri con il pubblico e un audioracconto online.
Un invito all’ascolto e alla quiete. Un pot-pourri di danza, teatro, performance e suono, per utopie di spiritualità e poesia (al link tutto il programma). Alessandra De Santis ci presenta il festival che dirige con Attilio Nicoli Cristiani.

Alessandra, come simbolo della nuova edizione di Danae, avete scelto il giardino: spazio naturale organizzato; luogo mitico cui si accede attraverso una porta stretta che prelude a nuove forme di Eden.
Nell’estate del 2023 ci è capitato in mano un libricino dal titolo “E il giardino creò l’uomo. Un manifesto ribelle e sentimentale per filosofi giardinieri”, di un certo Jorn De Précy. Racconta di una storia vera che invece è stata inventata da chi ne ha curato la pubblicazione, e cioè lo scrittore e storico dei giardini Marco Martella. Eppure a questa storia abbiamo creduto subito. Come accade per il teatro, in cui vengono costruiti mondi più verosimili del reale. Ci siamo affezionati al narratore, un giardiniere gentile che per tutta la vita ha costruito il suo giardino senza la pretesa di cambiare il mondo, per fare «solo un piccolo spazio alla vita». La sua storia ci riguardava per questo suo lento creare le condizioni affinché qualcosa potesse crescere. In fondo, noi siamo proprio dei giardinieri: prepariamo il terreno; seminiamo; curiamo; raccogliamo; stiamo in ascolto; accettiamo il tempo dell’attesa; custodiamo. Molti lavori programmati quest’anno sono l’approdo di lunghi processi avviati nel tempo con gli artisti e le artiste: incontri, scambi, desideri, germogli. Ecco che l’idea del giardino ci è apparsa perfetta.

Particolarmente raffinata è l’architettura dei giardini giapponesi, che mirano a un’armonizzazione degli elementi. Quest’anno omaggiate il danzatore di butoh Masaki Iwana. Qual è la sua importanza per Danae?
Nell’anno della sua morte proponemmo il video della sua ultima performance che si era svolta appunto a Danae, cosa che ci colpì molto.
Meditavamo da tempo di dedicargli uno spazio nel quale far convergere una serie di artiste che gli fossero state vicine e al tempo stesso fossero parte della famiglia artistica di Danae, come Alessandra Cristiani, Francesca Proia, Silvia Rampelli, cui si è aggiunta Cristina Negro, che ci ha sollecitato a realizzare questo tributo. I tempi erano maturi anche perché queste artiste sono parte di un altro nostro progetto, Scholé, che riguarda la formazione e che ha ancora di più approfondito la reciproca conoscenza e stima. Accanto a loro abbiamo il piacere di ospitare anche Moeno Wakamatsu, musicista e performer, moglie di Masaki Iwana e custode della sua eredità artistica. E poi due grandi sperimentatori sonori di caratura internazionale, che hanno accompagnato negli anni il lavoro di Masaki: Michel Doneda e Le Quan Ninh. Crediamo che dare spazio e rilievo ai maestri sia fondamentale. È un modo anche di rintracciare le provenienze, gli interessi, gli spunti di riflessione sulla questione del corpo. Ed è anche una via di trasmissione ad altre generazioni.

Ciò che caratterizza un giardino è il suo aspetto idilliaco: quali artisti lo incarnano in questa edizione?
I lavori del festival non dialogano necessariamente in modo diretto con il tema. Il giardino è un luogo anche della mente, un spazio in cui sostare, meditare, prendersi un tempo extra ordinario. Il nostro giardino è anche selvatico, il che può sembrare una contraddizione in termini. Ma come dice anche il protagonista del libro cui ho accennato, pensiamo che sia necessario lasciare delle zone che siano fuori dal controllo, per le sorprese e l’inaspettato e per la biodiversità.
Tra i lavori dove è più esplicita la relazione con la tematica posso citare “Fabbrica 20100” di Paola Bianchi (mercoledì 23 ottobre Fabbrica del Vapore/Spazio Fattoria in prima nazionale alle 20), che dopo altre tappe prosegue la sua ricerca sulla città di Milano, nella quale ha contattato i lavoratori del verde. Poi “Pairadaëza – sogni e racconti di un giovane giardiniere” di Antonio Tagliarini (il 3 novembre ore 15 Villa Mirabello, altra prima nazionale) per la sezione Laterale. È il racconto di una relazione con il paesaggio e la progettazione del verde.
Nella stessa speciale cornice di Villa Mirabello – un gioiello architettonico, uno dei maggiori esempi di villa-cascina suburbana quattrocentesca – domenica 3 novembre alle ore 16 avrà luogo in prima nazionale“ Onfalo” di Attila Faravelli, Enrico Malatesta e Juan Lopez: un incontro tra due artisti sonori e uno scienziato che si traduce in poesia; la scoperta di quanta insospettabile vita ci possa essere anche in un solo metro quadrato di erba.
Cito poi “Sottobosco” di Chiara Bersani (sabato 26 ottobre ore 20 e domenica 27 ottobre ore 18.30, Teatro Out Off) che si interroga su come i corpi con disabilità vivono la relazione con la natura.
“Peripatetiche dell’ascolto” di Fabrizio Saiu ci invita invece, domenica 27 ottobre alle ore 11, a una camminata sonora al Parco Nord.
“Fine” di Olimpia Fortuni (giovedì 24 ottobre ore 20 – Teatro Out Off in prima nazionale) nasce dalla domanda su quale sia la relazione tra l’umano e la natura, la grande madre.
Segnalo poi tutto il progetto dedicato a Masaki Iwana (sabato 19 dalle ore 20 e domenica 20 ottobre dalle ore 18.30 – Fabbrica del vapore/Spazio Fattoria, progetto speciale realizzato appositamente per Danae Festival).
Non ultimo, DanaeInOnda con “Viaggio Pantesco” di Ivan Carozzi in collaborazione con il Teatro delle Moire (ascoltabile sul sito del festival a partire dal 21 ottobre): un racconto di due settimane trascorse su un’isola del Mediterraneo, Pantelleria, e dell’incontro con alcune persone che lì hanno scelto di vivere, a contatto con la terra e di fronte al mare, costruendo giardini.

Il giardino ha anche un suo simbolismo onirico. Ernst Aeppli scriveva che è «il luogo della crescita, della coltivazione dei fenomeni interiori della vita». È «il luogo della ricchezza di sfumature». È «l’espressione simbolica di un’evoluzione psichica più lunga, che arriva a una notevole ricchezza interiore». Questa è la cura di Danae, come un imperativo. E pare pervadere anche la poetica dei vostri artisti.
Sicuramente prendersi cura degli artisti, cercare di fare bene le cose, di darsi il tempo della relazione come un tempo necessario e di arricchimento, stare in ascolto, sono pratiche che appartengono al nostro agire. Ed è chiaro che andiamo in cerca di sensibilità simili, o capita che esse ci vengano incontro. C’è un riconoscersi. Non sempre accade. Succede più facilmente dove la frequentazione e lo scambio sono più assidui. Il fatto che Attilio e io siamo degli artisti fa comunque la differenza, perché l’arte è una forma del vivere e agisce senza soluzione di continuità.

La fragilità come aspetto chiave dell’integrità. La ferita che cura. È ciò che caratterizza da sempre Danae. E penso a figure come Alessandra Cristiani, Diana Anselmo, Paola Bianchi, Chiara Bersani. Ma l’elenco sarebbe lunghissimo.
Mi fa piacere che tu abbia citato questi nomi, non limitandoti a mettere in evidenza Chiara e Diana per il portato che hanno rispetto al discorso sulla disabilità, perché credo che la fragilità sia cosa umana. Diana, Chiara e le altre artiste lavorano mettendosi a nudo, andando a scavare nel profondo, ponendo questioni universali.

Dedicate spazio a Paola Tintinelli. E c’è il ritorno di Rita Frongia.
Siamo felici di avere con noi Paola. È un’artista straordinaria che ammiriamo da tempo, da quando faceva parte del duo con Astorri. È unica nel suo genere nel panorama teatrale, come autrice, attrice e fisicità. È un corpo poetico. L’abbiamo incontrata e le abbiamo chiesto se avesse qualcosa nel cassetto. Ci ha raccontato di avere questo enorme archivio di suoni e voci che registra da anni. Voleva farne qualcosa, e così è cominciato il viaggio di “Cosa son’ora fuorilegge” (sabato 2 novembre ore 20 e domenica 3 novembre ore 18.30, alla Fabbrica del Vapore in prima nazionale).
Noi siamo un festival multidisciplinare a maggioranza danza/performing art e per il teatro ci interessa contattare quelle realtà fuori dagli schemi, che si prendono dei rischi, che tentano altre forme di espressione e che non cercano né di lanciare messaggi – terribile tendenza di questi tempi – né di creare consenso o pacificazione, ma sono interessate a creare universi poetici. È per questo che Paola Tintinelli e Rita Frongia (con “Anna Ghiaccio”, sabato 2 ore 18.30 e domenica 3 novembre ore 20, Zona K, prima nazionale), due autrici graffianti, dovevano prima o poi arrivare a Danae.

Ancora un’edizione al femminile. Per fortuna Danae ripristina quel minimo equilibrio in un mondo dell’arte che sembra ancora non riconoscere le pari opportunità. Che discrimina generi, corpi, età.
Ummmm… su questo ci sarebbe molto da dire. È un argomento complesso e spinoso. Sicuramente anche il mondo del teatro, soprattutto italiano, è dominato da presenze maschili in termini di potere. Però tengo a precisare che Danae non è un festival di genere. È vero che nacque con il sottotitolo “percorsi, tracce, segnali dal nuovo teatro al femminile”. Del resto già il nome del festival parla chiaro. Ma questo era l’inizio, una dichiarazione d’intenti che resta ovviamente, insieme però a molto altro, che si è evoluto e modificato nel tempo, così come i suoi due direttori artistici.
Quello che ci interessa sono le sensibilità, le estetiche e anche le attitudini, le posture e i corpi tutti. Voglio dire che non ci interessa fare un discorso di “quote”, per carità! Abbiamo una presidente del consiglio per la prima volta e personalmente non ho molto da esultare.
Ma sicuramente siamo attenti alle femmine perché ci sembra che al momento non solo abbiano più cose da dire e meno spazi in cui farlo, ma che sappiano dire in modo diverso.

Avete scollinato il quarto di secolo. Siete un festival adulto. La sensazione è che tu e Attilio Nicoli Cristiani siate ormai indispensabili l’uno per l’altra. Che insieme facciate diventare il peso del festival più leggero. E sia più facile programmare.
Questo non lo so. Mi fa piacere che lo pensi. Programmare però non è facile. Spesso le idee e i desideri si scontrano con sempre maggiori ristrettezze e complicazioni, e quindi bisogna inventarsi la vita giorno per giorno. Il che è anche un buon esercizio, ma ci sono dei limiti nel resistere.
Ad ogni modo, come molti ci dicono simpaticamente, Attilio e io siamo una coppia di fatto! Come tutte le coppie abbiamo i nostri diverbi, ma sicuramente quello che ci accomuna è un tipo di sensibilità che ci fa convergere su visioni e scelte, e che in momenti di difficoltà ci ha spinto a tuffarci senza rete da grandi altezze per imprese che sembravano oltre le nostre forze. Abbiamo saputo raccogliere attorno a noi altri sognatori dell’impossibile. Le discese ardite e le risalite…
Poi sì, abbiamo una predisposizione alla leggerezza. Del resto siamo entrambi segni d’aria! Anche se di questi tempi è difficile stare leggeri, io penso che la gioia e il piacere (non in senso edonistico) siano elementi di cui abbiamo assoluto bisogno. Una volta ho sentito dire da Ermanno Olmi che sarà la gioia che salverà il mondo. E io sono d’accordo.
In ultimo, vorrei almeno citare tutti e tutte coloro che contribuiscono a fare ricca questa XXVI edizione, che non ho menzionato sopra: Ola Maciejewska, artista polacca basata in Francia già nota al festival (venerdì 18 ottobre ore 20 – Fabbrica del Vapore/Ex-Cisterne); Habillé d’eau, compagnia diretta da Silvia Rampelli in apertura di festival dopo (venerdì 18 ottobre ore 21.15 – Fabbrica del vapore / Spazio Fattoria); il giovane performer Diana Anselmo con Sara Pranovi (venerdì 25 ottobre ore 19.30 – Zona K); il giovane danzatore e coreografo, astro nascente basato in Svizzera, Pierre Piton in prima nazionale (mercoledì 30 ottobre ore 20 – Fabbrica del Vapore / DID Studio); Teatringestazione compagnia basata a Napoli, per la prima volta a Danae Festival, in prima nazionale (giovedì 31 ottobre ore 20 – Fabbrica del Vapore/Spazio Fattoria).
E voglio aggiungere che quest’anno, visto il gradimento riscontrato dagli incontri tra le compagnie e il pubblico, abbiamo deciso di affidare a Renata Viola (nostro ufficio stampa fino allo scorso anno) e a Giulio Sonno (mediatore culturale che ci accompagna dall’inizio di questo triennio) la realizzazione di tali incontri. L’intento è il coinvolgimento di figure professionali provenienti da discipline “altre” rispetto allo spettacolo dal vivo, per creare un progetto transdisciplinare di approfondimento. Interverranno Fabio Acca, Daniele Del Pozzo, Luca Monti, Luca Mosso, Stella Saladino, Maria Paola Zedda e Giacomo Loperfido. Quest’ultimo condurrà l’incontro insieme a Maddalena Giovannelli, nell’ambito di “Dance Circle”, un progetto promosso da Dance Card e Stratagemmi Prospettive Teatrali.

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