“Songs for no one” di Nastaran Razawi Khorasani: resistenza e speranza dietro il velo della censura

Songs for no one (ph: Julian Maiwald)
Songs for no one (ph: Julian Maiwald)

Un atto teatrale che esplora i silenzi del regime iraniano, in scena alla Triennale per FOG 2025

Una donna immobile, una luce soffusa. Un telefono che squilla. Il palco si fa simbolo dell’Iran contemporaneo, un Paese dove la libertà è un sogno lontano. Con “Songs for no one”, Nastaran Razawi Khorasani, classe 1987, autrice e performer, mescola teatro, arte visiva, body art e musica in un atto di resistenza che arriva a Triennale Milano per FOG 2025 Performing Arts Festival. La performance racconta la storia di due bambini iraniani: lui di 13 anni, e lei di 11, cresciuti sotto il peso della censura, ma con il coraggio di far sentire la propria voce.

Khorasani, lontana dall’Iran fin dall’infanzia, ci guida in un mondo invisibile dove le parole dei bambini diventano l’unico strumento di ribellione. Nonostante la distanza geografica, l’empatia tra la performer e i piccoli protagonisti è totale. Khorasani non è distante, anzi, si fa cassa di risonanza per le loro voci, trasformandosi in un megafono per raccontare le loro storie e le loro battaglie.

Il cuore pulsante dello spettacolo sono le telefonate tra Khorasani, che vive nei Paesi Bassi, e i bambini in Iran. Le loro voci registrate vibrano come un battito vitale. Ogni parola diventa un atto di resistenza silenziosa. A rappresentare la separazione tra i mondi del regime e della libertà, la performer dipinge pannelli traslucidi: a sinistra, spruzzi di vernice e linee ondulate simboleggiano la fragilità vivace e la freschezza della bambina, mentre a destra, linee più rigide rispecchiano la linearità essenziale della voce del bambino.

Questi pannelli non sono solo elementi visivi, ma simboli potenti. La vernice segna il confine tra libertà e repressione, e le parole, pronunciate in farsi e tradotte in sovratitoli, emergono solo dopo il passaggio del pennello, come una sfida aperta. La separazione che rappresentano è polisemica: simboleggiano la distanza tra verità e menzogna, tra ciò che è possibile e ciò che è imposto.

La metafora del pannello trasparente è forte. Esso rappresenta una barriera tra i bambini e il mondo libero, ma anche la voragine di un regime che nega ogni forma di espressione. La censura e l’oppressione segnano il divario, annientando la speranza e distorcendo l’identità.

Sul palco, Khorasani è discreta ma sempre presente. Funge da ponte tra i due mondi: ascolta, risponde, diventa mediatrice. Il suo corpo è il canale attraverso cui la parola prende vita, interagendo con le voci dei bambini. La sua presenza assume i tratti di una madre che, pur distante, è pronta a sostenere, lasciando però ai bambini lo spazio per raccontare la loro realtà con autenticità.

Accanto alla forza visiva, la performance si arricchisce di una colonna sonora che esprime il desiderio di libertà. Il rap, scelto da Khorasani, diventa un veicolo di ribellione. Il ritmo incalzante della musica incarna il desiderio dei bambini di rompere il silenzio e resistere a un sistema che soffoca ogni forma di espressione. Il canto ribelle e il corpo che si sveste diventano strumenti per reclamare una voce che la censura vorrebbe soffocare.

“Songs for no one” non è solo una performance musicale. Il corpo della performer è centrale: in un crescendo emotivo, la body art diventa atto politico. Khorasani si dipinge il viso e le braccia con il rosa, simbolo di visibilità e resistenza. Questo gesto ha un significato ironico e satirico: in Iran, quando vengono proiettati film occidentali, il regime censura i volti femminili non velati con dei pixel e dipinge di rosa le braccia scoperte. Khorasani, con il suo atto di body art, risponde a questa censura, portando il rosa come simbolo di lotta e di sfida.

Ogni movimento e ogni gesto diventano un atto di resistenza, un’espressione di una libertà che non può essere censurata. Il corpo, come linguaggio del silenzio, motore di una resistenza che non cede.

Il finale di “Songs for no one” è un momento di grande intensità emotiva. Quando Khorasani interagisce dal vivo con i bambini, la separazione tra i due mondi sembra dissolversi. Le voci registrate trovano una connessione diretta, abbattendo le distanze fisiche, emotive e politiche. Il passaggio dalle parole alle immagini animate riempie il divario che separa il regime dalla libertà. Le parole non dette si fanno visibili, raccontando ciò che non può essere espresso.

Al centro di “Songs for no one” si fondono oppressione e speranza. La distanza tra il sogno di libertà dei bambini e la realtà della repressione è palpabile. Quando parlano di fuggire, di cercare una vita migliore, il loro desiderio sembra toccare le stelle. Ma la realtà li soffoca, e il sogno di libertà è un’illusione ancora lontana.

“Songs for no one” scuote il pubblico. Con una fusione di rap, body art, poesia e arte visiva, Khorasani dà voce a chi non ha voce, risvegliando la coscienza di chi vive nel mondo libero. È una riflessione su cosa siamo disposti a fare per alzare il grido di chi non può parlare. Un urlo contro la censura. Un monito a non voltarsi dall’altra parte.

Songs for no one
Idea, regia e interpretazione: Nastaran Razawi Khorasani
Musica: Jimi Zoet, Nastaran Razawi Khorasani
Drammaturgia: Tobias Kokkelmans
Scenografia e video: Peter van Til (BrotherTill)
Coach: Suzan Boogaerdt
Consulenza sui costumi: Rebekka Wörmann
Tecnici: Nadia Bekkers, Andy Twillert
Senior producer: Cheryl Moenen
Marketing: Dieke van der Spek, Leonie Poot
Foto: Mostafa Heravi
Grafica ed elaborazione immagini: Maartjede Groot
Fotografie di scena: Julian Maiwald
Produzione: Kobe Collectief
Co-produzione: BNG Bank Theaterprijs, Maas Theater and Dance, Theaterfestival Boulevard
In collaborazione con: Het Nationale Theater, We Are Public, Workspacebrussels
Traduzione sovratitoli in italiano e realizzazione note per la facilitazione della comprensione per persone con disabilità uditive: Laura Artoni

durata: 1h
applausi del pubblico: 3′

Visto a Milano, Triennale, il 19 febbraio 2025
Prima italiana

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