Fc Bergman torna al Piccolo Teatro con “Works and Days”, ispirato a Esiodo

Works and days (ph: Kurt Van der Elst)
Works and days (ph: Kurt Van der Elst)

Una nuova produzione, in prima nazionale a Milano, per il collettivo belga

Un lavoro corale che esplora l’importanza della collettività e l’involuzione dell’essere umano, con un forte messaggio sul rapporto tra l’individuo e la comunità. Sebbene il poema di Esiodo “Le opere e i giorni” costituisca solo un pretesto, il titolo diventa il seme che ispira l’intera opera: “Works and Days”, due parole che, pur essendo antitetiche nella nostra vita quotidiana, hanno guidato la creazione del gruppo Fc Bergman.

Il concetto di “lavoro” esplorato da Esiodo si radica in un dovere morale ed etico, qualcosa di diverso dal “lavoro” che viviamo oggi in una società neoliberista basata sulla performance. Questa differenza è fondamentale per comprendere l’approccio del collettivo fiammingo: se nel poema di Esiodo il lavoro è legato alla comunità, nella società attuale esso è diventato un atto alienante, che celebra il successo individuale, spesso a discapito della collettività. È proprio su questo concetto di comunità, e sulla necessità di un ritorno alla collettività e al ritmo naturale, che si concentra la performance di FC Bergman.

La narrazione procede seguendo un ordine cronologico, con un montaggio visivo molto potente, privo di testo, che favorisce un forte impatto poetico.
Si inizia con un gruppo di contadini che, in un’epoca pre-industriale, concimano la terra con un uovo di gallina, per poi arare il palcoscenico facendo saltare assi di legno colorate. Imprescindibile, nel racconto, il sacrificio della gallina come rito propiziatorio, che viene issata su uno stendardo.
La storia prosegue con la rappresentazione di una gravidanza, sia umana che animale: una mucca fatta di pezze entra in scena, dando alla luce un vitellino. La mucca viene uccisa, e dal suo stomaco vengono tirati fuori dei nastri colorati di rosso.

C’è sempre un elemento ironico di sottofondo, un umorismo gioviale, un sorriso nell’approccio che rende tutto estremamente piacevole e rilassato. Ironia e leggerezza che si rendono necessarie per percepire la complessità ideologica della creazione. Come quando i performer si vestono con i legni colorati, risultato del raccolto precedente, e appaiono come pini colorati, tremanti, scuotendosi e suonando quasi come in un rito, circondando una giovane ragazza in una simulazione di sacrificio.

La narrazione continua con l’era industriale: una gigantesca macchina a vapore scende lentamente dall’alto. I performer, spogliandosi, si lasciano affascinare dalla macchina; un liquido nero e oleoso ricopre intanto il corpo di una performer, creando una scena che è al contempo violenta, sensuale e tragica.

Il finale si avvicina con l’immagine di Fumiyo Ikeda che, dopo aver assistito alla fascinazione della macchina a vapore, torna sul proscenio e si confronta con l’aratro. Stavolta, però, la terra è morbida e sotto una pioggia malsana. Nonostante gli sforzi, Ikeda non riesce a muovere l’aratro nemmeno di un centimetro. Solitaria sotto il diluvio, rappresenta il singolo che fallisce senza la comunità
E c’è tempo ancora per il prossimo futuro, se non un presente distante. Si risolleva la macchina a vapore e i performer, esclusa la Ikeda, vagano sul palcoscenico osservando piccole fiammelle tra le mani, la testa china, zombie senza socialità. Un cane robot entra in scena, il pubblico ride, ma la scena è agghiacciante. Si avvicina alla performer, che sembra quasi averne paura. Poi il cane si rivolge verso il pubblico, lo illumina. Quante altre solitudini in platea?

I performer Stef Aerts, Joé Agemans, Maryam Sserwamukoko, Yorrith De Bakker, Marie Vinck, Fumiyo Ikeda, Geert Goossens e Bonnie Elias sono tutti convincenti, perfetti nei movimenti e nelle intenzioni. La macchina progettata da Stef Aerts, Joé Agemans, Thomas Verstraeten e Marie Vinck richiede una precisione e un tempismo impeccabili. I performer non sono solo attori, ma costruiscono e decostruiscono la scena: dall’aratro che devasta il palcoscenico, alla costruzione e distruzione di una casa, ogni dettaglio è calcolato e coordinato.
Ed è sorprendente come, in una struttura così metodica, abbiano trovato spazio due musicisti jazz come Joachim Badenhorst e Sean Carpio che, partendo dalle “Quattro Stagioni” di Vivaldi, hanno composto e suonato l’intera colonna sonora dello spettacolo, utilizzando numerosi strumenti, alcuni dei quali appositamente costruiti.

L’immagine finale con il cane-robot, che fiuta la scena e indaga tra il pubblico, richiama alla mente il pensiero di Marcuse, secondo cui la civilizzazione e il progresso sono diventati strumenti di potere e controllo.
In “Works and Days”, che dopo Milano ha proseguito il suo tour italiano allo Stabile di Torino, FC Bergman indaga l’urgenza del senso di comunità e il bisogno di un contatto più genuino con la natura, non solo in senso bucolico, ma come connessione con le pulsioni umane che la struttura della società tende a sopprimere. L’opera esprime una profonda angoscia verso il futuro ma anche il presente, verso una società sempre più distante dalla dimensione umana, pur senza assumere un’intenzione politica esplicita. Si percepisce piuttosto un’urgenza umana, come quella di genitori preoccupati per il futuro dei propri figli.

Lo spettacolo arriverà al Campania Teatro Festival, a Salerno, il 21 e 22 giugno.

WORKS AND DAYS
regia, drammaturgia e scenografia Stef Aerts, Joé Agemans, Thomas Verstraeten e Marie Vinck (FC Bergman)
con Stef Aerts, Joé Agemans, Maryam Sserwamukoko, Yorrith De Bakker, Marie Vinck, Fumiyo Ikeda, Geert Goossens, Susan De Ceuster
composizione musicale e performance live Joachim Badenhorst e Sean Carpio
costumi An d’Huys
luci Stef Aerts, Joé Agemans, Ken Hioco

Toneelhuis, FC Bergman
In coproduzione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Les Théâtres de la Ville de Luxembourg. Con il supporto del Tax Shelter del Governo Federale del Belgio, Gallop Tax Shelter

Spettacolo consigliato a partire dai 16 anni. Sono presenti scene di nudo.

durata: 1h 10′
applausi del pubblico: 3’ 20”

Visto a Milano, Piccolo Teatro, il 29 maggio 2025
Prima nazionale

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