Sogni di palco, travestimenti e caos creativo: la commedia rivisitata da Valentina Diana in una coproduzione Teatro dell’Elfo e Centro Teatrale Bresciano
“Il Teatro Comico” di Goldoni, reinterpretato da Invisibile Kollettivo, è una riflessione immersiva nel cuore del teatro, tra difficoltà, rivalità e bizzarrie di una compagnia che tenta di mettere in scena uno spettacolo nel nuovo stile della “riforma”.
All’Elfo Puccini di Milano fino al 13 aprile, la riscrittura di Valentina Diana, in coproduzione con il Centro Teatrale Bresciano, fonde tradizione e modernità. Come l’originale del 1750, che segnò il passaggio dalla commedia dell’arte alla commedia di carattere (con un testo scritto da memorizzare) anche questo lavoro si muove tra finzione e realtà, ma non riesce a esprimere il suo pieno potenziale.
La scenografia, volutamente disordinata, evoca una sala prove improvvisata. Il pubblico è immerso in un backstage dove realtà e finzione si intrecciano: bauli, quinte, costumi, maschere e oggetti sparsi. Il caos regna sovrano, ma le luci calde di Cesare Agoni trasformano il tutto in una rappresentazione che racconta molto della quotidianità e dell’arte. Gli attori si muovono in mezzo a questa confusione, in un’ode alla precarietà del mestiere teatrale, che rimane tuttavia solo un espediente abbozzato, senza un reale sviluppo drammaturgico.
Il microcosmo della compagnia è un continuo alternarsi tra routine quotidiana e momenti di finzione: risvegli assonnati, caffè che scorre nelle tazzine, ciabatte e vestaglie. Un’istantanea del presente, in cui l’arte è schiacciata dalla realtà con le sue asperità: stipendi da fame, lotte quotidiane per la sopravvivenza, spesa al Penny, prodotti scaduti a prezzi stracciati.
Nonostante le buone intenzioni, il messaggio non arriva in profondità. La risata resta leggera, senza trasformarsi in una vera critica sociale. Ridendo castigat mores: lo ripeteva anche Goldoni, che non era un fanatico delle esasperazioni politiche. Ma la commedia fatica ad andare oltre la superficie del comico.
La trama ruota attorno a una compagnia che cerca di portare in scena un nuovo spettacolo. Il capocomico, Orazio, intende rompere con la tradizione e creare un nuovo tipo di teatro. Ma le rivalità interne, le gelosie e le difficoltà economiche ostacolano i suoi piani. Nel frattempo, Arlecchino e Brighella rubano un pollo arrosto. Lo stesso Orazio si trova coinvolto in un complicato triangolo amoroso con le due attrici.
La commedia è un susseguirsi di inganni e colpi di scena, ma il testo, pur divertente, risulta disorganico e talvolta ripetitivo. Il tormentone pubblicitario del caffè Lavacchia, che inizialmente cattura il pubblico, finisce per diventare prevedibile. Nonostante le battute vivaci, e gli stilemi di un’improvvisazione esilarante (nella realtà ben studiata a tavolino) la comicità non basta a colmare le lacune tematiche. La riflessione sulla precarietà artistica ed economica dei teatranti resta in superficie, con un gioco di specchi che non approfondisce e resta al di qua della denuncia.
Se il testo non osa, e a volte perde baldanza e brio, sono gli attori a salvare lo spettacolo. La loro gagliardia è travolgente e la chimica tra di loro è palpabile. Nicola Bortolotti, Lorenzo Fontana, Alessandro Mor, Franca Penone ed Elena Russo Arman creano personaggi sfaccettati e credibili, capaci di risplendere anche nei momenti più grotteschi. Non è solo la lotta per il successo a renderli interessanti, ma anche la tensione tra chi si sacrifica e chi cerca di emergere. Quest’energia dona vitalità all’intera operazione.
La regia condivisa mescola con abilità caos drammaturgico e improvvisazione, ma talvolta l’ironia si perde nel banale. Nonostante ciò, l’atmosfera resta coinvolgente, e il lavoro sull’attore rifinito. La scenografia sospende il pubblico tra finzione e realtà, mentre il finale, con le risate e il pollo rubato, aggiunge esuberanza, ma anche disordine.
“Il Teatro Comico” diverte, ma in modo disorganico. Le gag, le maschere, le improvvisazioni e i colpi di scena scatenano risate estemporanee. La passione degli attori dona freschezza e riesce a comunque a conquistare il pubblico. Non si tratta di un’opera che esplora profondamente la precarietà dell’arte, ma di una visione vivace e colorata del mondo teatrale, sempre in corsa verso il suo sogno.
Il teatro comico di Carlo Goldoni
di Valentina Diana
da Carlo Goldoni
regia e interpretazione Invisibile Kollettivo
Nicola Bortolotti, Lorenzo Fontana, Alessandro Mor, Franca Penone, Elena Russo Arman
luci Cesare Agoni
collaborazione alla scena Michele Sabattoli
collaborazione ai costumi Bruna Calvaresi
produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro dell’Elfo
in collaborazione con Invisibile Kollettivo
con il contributo di Next – Laboratorio delle idee per la produzione e programmazione dello spettacolo lombardo – Edizione 2024/2025
durata: 1h 20’
applausi del pubblico: 2’
Visto a Milano, Teatro Elfo Puccini, il 18 marzo 2025
