Ospiti di quest’edizione, secondo anno di nuova vita del festival, Danio Manfredini, Gabriele Lavia, Oscar De Summa, Lucilla Giagnoni, O Thiasos Teatro Natura, Antonio Catalano, Patrizia Camatel, Luna e Gnac, il Complesso Polar e molti altri…
Il teatro, quando decide di farsi comunità, sceglie spesso la via dell’altura. Non per isolarsi, ma per guardare il mondo da una prospettiva diversa, capace di rimettere a fuoco i legami umani.
È questa l’atmosfera che si respira a Calamandrana, tra le vigne e le pietre dell’astigiano, dove si è svolta a fine luglio la seconda edizione della nuova vita di Teatro e Colline. Una rassegna storica che, dopo una lunga pausa, ha saputo riannodare i fili della propria memoria per riscoprirsi necessaria.
Negli anni Novanta, il festival è stato un punto di riferimento imprescindibile, un laboratorio a cielo aperto nato dall’intuizione della compagnia Casa degli Alfieri, capace di ospitare i debutti dei più importanti artisti e delle compagnie del teatro contemporaneo. Era un presidio di sperimentazione che anticipava le tendenze future, inserendo l’innovazione dei linguaggi in un contesto rurale e intimo molto prima che il “teatro nei borghi” diventasse una prassi diffusa.
Poi, un lungo silenzio. Una pausa prolungata che ha rischiato di trasformare quella straordinaria esperienza in pura nostalgia.
Oggi, quella ferita si è ufficialmente rimarginata. Con la seconda edizione dalla sua ripresa, il festival “Teatro e Colline, alfieri nel Borgo Unesco” ha dimostrato che non si tratta di una semplice operazione di rievocazione, ma di una vera e propria rinascita. La direzione artistica è tornata, con Massimo Barbero, alla Casa degli Alfieri. E piazzette, cortili e vicoli silenziosi del borgo piemontese sono tornati ad essere ciò che erano stati un tempo: uno spazio di indagine in cui la drammaturgia si fonde con il paesaggio e la comunità circostante.
Il nostro videoreportage nasce proprio dal desiderio di documentare. Il filmato ha una durata estesa, una lunghezza inconsueta per i ritmi frenetici del web moderno, ma necessaria. Non poteva essere altrimenti. Per restituire lo spessore di una storia interrotta e poi faticosamente riallacciata, non bastava un montaggio di pillole veloci o di frammenti di pochi secondi. C’era bisogno di tempo per far respirare i luoghi, per ascoltare i silenzi del borgo, per dare spazio al respiro delle artiste, degli artisti e alla densità delle loro riflessioni. Questa estensione temporale è un atto di rispetto verso la complessità dell’evento: volevamo capire come l’eredità storica di un festival d’avanguardia potesse dialogare con le urgenze del presente, e questo richiede una visione attenta, un’immersione che rifiuta la dittatura dell’algoritmo del “tutto e subito”.

Nel video abbiamo incontrato le protagoniste e i protagonisti dietro le quinte e a margine della scena. Attraverso le loro voci, abbiamo esplorato il senso profondo di questa seconda edizione. I registi, le registe, le attrici e gli attori coinvolti ci hanno consegnato frammenti di visioni e riflessioni sul ruolo della creazione artistica fuori dai circuiti istituzionali tradizionali, raccontando la bellezza e la complessità di restituire un presidio culturale d’eccellenza a un pubblico locale partecipe. Le interviste, lasciate scorrere con la giusta ampiezza, compongono così una mappatura umana e artistica che va ben oltre la cronaca di un festival estivo.
Un viaggio ravvicinato e senza fretta dentro un festival che ha saputo riannodare i fili della propria storia per continuare a scommettere, oggi più che mai, sulla forza d’impatto dello spettacolo dal vivo.
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