Santarcangelo dei Teatri 2011. Per continuare a riempire poltrone e piazze

Chiamata pubblica - Santarcangelo
Chiamata pubblica - Santarcangelo
Chiamata pubblica: alcune delle sedie arrivate dai teatri italiani ed esposte, in fila, in piazza Ganganelli (photo: Claire Pasquier)

Basta arrivare nella città-teatro di Santarcangelo per abitare le vivaci stratificazioni di una moltitudine artistica, che irriducibile si fonde e si confonde nell’agire condiviso dell’attore, del critico, dell’organizzatore, e a valanga travolge il visitatore. Un’accelerazione di passioni, sintomi, frammenti, respiri, polifonie, discorsi, dissonanze, preghiere, risate, piatti da osteria.

All’orizzonte sedie e poltrone arrivate in regalo dai tanti luoghi del teatro italiano, ricoperte di quella famosa polvere che solletica l’aria, mentre i passi si affrettano lungo i vicoli in salita, e gli sguardi si sollevano verso le finestre, i balconi o la torre civica per un desiderio, una gratitudine, una emozione tradotta in versi.

Intricanti percorsi dai sviluppi binari, opposti, corali e solitari, attraenti come la doppia natura delle murene di Leila Marzocchi, disegno-icona della 41^ edizione del festival, che ha chiuso l’esperimento triennale di direzione artistica condivisa: Chiara Guidi/Societas Raffaelo Sanzio, Enrico Casagrande/Motus ed Ermanna Montanari/Teatro delle Albe, che ha riportato la figura dell’attore al centro della piazza, tra arte e conoscenza.

Un festival dalle tante traiettorie, a momenti intercettabili, a volte ripercorribili, che hanno coinvolto e sconvolto più strati, da quelli epidermici a quelli più profondi, anche con interventi di artisti ospiti che arrivano da un coro ancora più ampio, europeo: la sezione Intersection/Intimacy and Spectacle.
Un progetto della Quadriennale di Praga condiviso con otto istituzioni teatrali e culturali tra cui il MiBAC-Direzione Generale per lo Spettacolo dal vivo, e sostenuto dal Programma Cultura dell’Unione Europea, che ha condotto per tre anni uno studio sullo sviluppo transdisciplinare della scenografia contemporanea.
Santarcangelo, in relazione alla figura dell’attore, ha ospitato i lavori di cinque artisti: Harun Farocki, Ulla von Brandeburg, Hans Rosenstrom, Monika Pormale, Dace Dzerina.
Interventi stranianti, piccole stanze che diventano contenitori di momenti ‘immersivi’ in un doppio gioco tra intimità e spettacolo.

Il visitatore sosta in una zona di passaggio, uno spazio sconosciuto o non ancora spazio, è osservatore critico e protagonista di una sfacciata intimità. Accostamenti potenti, un dialogo subliminale, metapsicologico tra opera e spettatore, senza mai trascurare l’idea e il progetto di esposizione, rappresentazione. La circolarità del tempo è anche quella dell’ascolto, come nell’installazione sonora noir e inquietante di Mikado; dello sguardo che penetra nella nauseante realtà virtuale di Immersion, o in quel vivere ideale ma falsato di Singspiel. O, ancora, di un contatto ravvicinato come nel tango di Touring Dance Teacher o in “Everything is going to be alright”, un invito della scenografa lettone Monika Pormale all’abbraccio dietro la vetrina della piazza, dove le persone si rimescolano riaccendendo ogni volta una scintilla emozionale alla base delle più autentiche forme creative.

Complessivamente tante le intuizioni di questi ultimi tre anni di festival, che ha trovato nuova vita e il consolidamento di una innovativa e necessaria dimensione corale di lavoro: “Il triennio che si chiude oggi è un esperimento di pluralità, di crepa nel sistema corrente del teatro e della sua organizzazione, di affermazione di un altro modo possibile e, con il modo, di un mondo possibile – scrivono Silvia Bottiroli, Rodolfo Sacchettini e Cristina Ventrucci, coordinamento critico/organizzativo che, dal 2009 a oggi, ha affiancato le tre direzioni artistiche.
Un vero esercizio del fare, irremovibile e vivace, che ha trovato nel dialogo e nella pluralità la sua forza creatrice e rigeneratrice. Un altro respiro, un’altra apertura, una nuova consegna con già tante possibili soluzioni di continuità, investimento e rinnovamento con quella pratica autentica: per dirla alla Ermanna Montanari, quel fare-disfare-rifare proprio dell’attore, e a quanto pare anche del Festival di Santarcangelo.
Sperando sempre che continui a rimanere la ‘voglia’ di parlare di futuro.

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