Antwork: tutti i mo(n)di per una scena

photo: solaresdellearti.it
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Alcuni mesi fa un gruppo di ragazzi dai 16 ai 25 anni cominciano un viaggio alla ricerca di segni e simboli che quotidianamente condividiamo negli spazi urbani. In tutti i modi, possibili o immaginabili, decidono poi di ricreare in scena il frutto di questa analisi.

AntWork è un progetto sostenuto dai comuni di Modena, Reggio Emilia, Parma e da Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti, strutturato in una decina di macro progetti dedicati alla creatività giovanile, che spaziano dalle arti visive ad aspetti dell’innovazione tecnologica, in un connubio di workshop e produzioni con l’obbiettivo di valorizzare e mettere in rete talenti e idee originali presenti sul territorio.

Beatrice Baruffini e Agnese Scotti, con la collaborazione di Elisa Cuppini e Ilaria Mancia, radunano un manipolo di giovani performer e si propongono di ridisegnare una mappa concettuale delle geografie che ci circondano. Riportando al grado zero simbologie universali e contesti temporali, giocano con i congegni della narrazione teatrale per restituire immagini decostruite sul significato del nostro stare su questa terra. Andando a contaminare i linguaggi performativi non testuali con artifici di combinazioni linguistico-semantiche, ispirate alle sperimentazioni letterarie dello scrittore Georges Perec.


Un progetto molto ambizioso negli intenti, audacemente elaborato in una semplificazione massima della componente spaziale, la linea, che risalta il maggior pregio del lavoro, e ordinariamente risolto in una successione di quadri oggettivanti, che forse ne rappresenta un po’ il limite.

La linea è, per l’appunto, la genesi inventiva nonché filo conduttore della messa in scena, declinata come il titolo stesso suggerisce in tutte le sue vie, ma qui riassunta in una formula visiva elementare, un listello di legno. Un piccolo pezzo di legno che moltiplicato all’infinito compone oggetti, scenari, forme e luoghi immaginari o reali.

Dalle linee di confine alle linee di principio per passare alle linee di fuga e a quelle di pensiero, lo spettacolo ci conduce in un gioco ironico e spensierato ma miscelato con percorsi di vita vissuta, dove i ragazzi affrontano scenicamente anche i temi più complessi dell’esistenza intaccando e oltrepassando quelle stesse linee poste come sentieri di quel tutto che è perché siamo qui.

Le linee divengono quindi pretesti per esercizi di composizione dinamica, in un susseguirsi di montaggi narrativi finalizzati non altro che allo smontaggio e ricomposizione di una moltitudine di assette, che si costituiscono di volta in volta nei perimetri del nostro vivere sensibile.

“All Ways” traduce in un formato e ritmiche in pieno stile videoclip il tessuto dell’universo simbolico in cui esistiamo, rinunciando a contorte speculazioni intellettuali per manifestare l’ideazione scenica tramite la manipolazione ripetuta della semplice linea retta. Un’estrapolazione di tracce, disegni, trasformazioni e convergenze geometriche che ridona leggerezza e analitico disincanto al pervasivo intervento dell’uomo sull’ambiente circostante.

Pur nella naturale ingenuità che inevitabilmente caratterizza l’esito di un cammino laboratoriale rivolto a giovani alle prime armi, il lavoro scaturito è divertente e di sincero coinvolgimento. Confidiamo vivamente nella lungimiranza di chi sostiene questo genere di progetti, affinché queste linee incise non si cancellino e siano meritatamente valorizzate.

All Ways
con Simone Arganini, Virginia Canali, Gaia De Luca, Cinzia Di Gerlando, Giusy Di Gerlando, Laura Guglielmo, Jacopo Melegari
di Beatrice Baruffini, Elisa Cuppini, Ilaria Mancia, Agnese Scotti
luci Emiliano Curà
video Jacopo Niccoli
nell’ambito del progetto “Antwork” dei Comuni di Modena, Reggio Emilia, Parma e Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti

durata: 54′
applausi del pubblico: 3′ 03”

Visto a Parma, Teatro del Parco, l’11 ottobre 2013

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