L’arte della commedia di Eduardo, da Fausto Russo Alesi a Luca Saccoia

L'arte della commedia (ph: Anna Camerlingo)
L'arte della commedia (ph: Anna Camerlingo)

In scena a Milano, negli stessi giorni, anche il “Natale in casa Cupiello” per attore cum figuris e la regia di Lello Serao

Non è certo un caso che il teatro di Eduardo De Filippo, anche senza la sua grande e potente presenza in scena e nonostante la forte identità napoletana, venga rappresentato ancora e sempre con grande frequenza.
Del resto, dentro di noi, “Lucarié, Lucarié… scétate songh’ ‘e nnove” risveglia le stesse risonanze dell’“essere o non essere” scespiriano. Per cui non ci è sembrato strano, anzi entusiasmante, assistere, in due giorni di seguito, ad altrettante rappresentazioni di sue opere assai diverse tra loro, “L’arte della Commedia” e “Natale in casa Cupiello” in due modi assolutamente divergenti.

Fausto Russo Alesi al Piccolo Teatro di Milano, con un cospicuo numero di attori, ha messo in scena “L’arte della commedia”, scritta nel 1964 dal Maestro nell’ambito della raccolta “Cantata dei giorni dispari”.
Protagonista è Oreste Campese, lo stesso Alesi, il capocomico di una compagnia formata, come si usava una volta, dalla sua famiglia, che – in pieno inverno -, come ci racconta lui stesso nel prologo, è rimasto senza il suo capannone teatrale, andato bruciato a causa di un incendio accidentale: sono rimasti solo dei trucchi e dei costumi.
Per questo Campese, attraverso una scrittura concitata, intrisa di una sofferta disperazione che sembra impostata oggi, si presenta al Prefetto della sua città (un Alex Cendron molto bravo nei cangianti stati d’animo), formulando delle umilissime richieste non pecuniarie (lo invita ad assistere ad una recita al Teatro Comunale, che gli è stato concesso per l’ultima volta), e nel farlo esplicita tutte le condizioni di un’arte-mestiere che, dai tempi di Eduardo che le ha sperimentate sulla sua pelle, non sembra essere cambiato per nulla.

Avendone avuta risposta seccata e avvilente, che riconosce solo nel teatro una funzione di intrattenimento, Campese lancia una minaccia al Prefetto De Caro, che poco dopo si concretizza. Infatti la vera vita bussa al cospetto del magistrato, come ogni giorno gli accade, con i suoi problemi e paradossi attraverso le istanze di un medico (Filippo Luna), del parroco (Gennaro De Sia) e di una maestra di scuola (Imma Villa). Solo che ora, dentro il rappresentante delle istituzioni, si intrufola un dubbio lacerante: saranno loro o attori travestiti, come aveva fatto intendere Campese, prima di andarsene, scoraggiato? “Perchè il Teatro, caro il mio caro De Caro, non deve intrattenere nessuno, ma è come vita, vera, che si presenta per farti delle domande. E’ questa la sua forza! E davanti a questo dubbio, a questa forza, il potere non sa rispondere, finché non ci scappa un morto, assolutamente vero, il farmacista del paese, che manda in confusione il povero prefetto. Ma del resto “Quando in un dramma teatrale c’è uno che muore per finzione scenica, un morto vero in qualche parte del mondo o c’è già stato o ci sarà”.

Nell’allestimento scenico pensato da Marco Rossi, l’ambiente in cui si svolge il vero e proprio match tra il capocomico e il prefetto, dove il potere consuma i suoi riti, si erge letteralmente come una specie di fortezza fredda e lugubre, mentre i personaggi veri o falsi che si presentano a De Caro (deciderete voi, ma poco importa), introdotti dalle note di Aznavour (“Viens voir les comédiens, voir les musiciens, voir les magiciens…”), nascono e muoiono misteriosamente dal fondo scena come sempre, mentre ci sono anche le didascalie che vengono lette da una specie di servo di scena, assai malandato nell’aspetto.
Siamo lontani dalla famosa minimale messa in scena di Eduardo: qui le caratterizzazioni sono volutamente e spesso grottesche, intese a sviscerare tutte le implicazioni di un testo che si nutre di ogni tipo di possibilità, intesa a esternare la potenza vivificatrice del teatro, che ieri e oggi ha bisogno ancora di essere acclarata. Sta qua la forza dello spettacolo di Fausto Russo Alesi, che dovrebbe essere proposto a tutti i Prefetti del mondo, anche se forse – ancora una volta – non ne comprenderebbero sino in fondo il significato.

Natale in casa Cupiello (ph: Anna Camerlingo)
Natale in casa Cupiello (ph: Anna Camerlingo)

Eccoci poi al secondo spettacolo di Eduardo andato in scena negli stessi giorni sempre a Milano, ma al Teatro Menotti.
“Natale in casa Cupiello”, opera del 1931, lo stesso Fausto Russo Alesi l’aveva portata in scena anni fa da solo. E in un certo senso anche Luca Saccoia la riporta in scena da solo, ma stavolta ha a disposizione tutto un mondo composto da “pupazzi”, così li definisce il suo creatore Tiziano Fario. Questa stupefacente creazione è realizzata infatti con il teatro di figura, un teatro così poco considerato nel nostro Paese, confinato spesso come “giocattolo per bambini”, ma che invece, come del resto hanno capito nel resto del mondo, è capace di comunicare con rara potenza ciò che i testi teatrali ci suggeriscono, realizzando meraviglie che l’essere umano, con il suo solo corpo, a volte non è in grado di trasmettere. E qua succede proprio questo.

Prodotto dai Teatri Associati di Napoli, con la regia di Lello Serao, e diviso come l’originale in tre atti (ma qui dovremmo parlare di tre parti, tanto sono diverse e particolari, e fra loro divaricate), lo spettacolo è davvero una continua occasione di meraviglia, unica per lo spettatore.

La prima parte, introdotta dalla pastorale “Quanno nascette ninno” si svolge all’interno di una sorta di calendario dell’avvento, un grande telo in cui le immagini, attraverso retroproiezioni ed ombre, si rincorrono, formando una specie di presepe (in fondo è proprio lui il motore di tutta la vicenda) con tanto di stella cometa e da cui emergono, da alcune finestrelle in controluce, i personaggi della commedia.
È qua che Luca Saccoia, tra elementi di legno, all’inizio mescolando le parti tra Luca Cupiello e il figlio Tommasino (un po’ come Geppetto e Pinocchio), dialoga con gli altri protagonisti che costituiscono la sua famiglia, trasportandoci in una specie di sogno.
Il primo atto si chiude rivelandoci tutti i marchingegni scenici che si trovano dietro il grande telo, dipinto dallo scenografo Tiziano Fario.

Nella seconda parte dello spettacolo, al centro della scena vi è un grande tavolo, su cui i pupazzi vengono mossi a vista da Salvatore Bertone, Paola Maria Cacace, Lorenzo Ferrara, Oussama Lardjani e Angela Dionisia Severino, coordinati da Irene Vecchia, nostra antica conoscenza, guarratellaia di grande sapienza.
Qui il movimento delle sette marionette da tavolo diventa il motore di tutto, con Saccoia che dà voce ad ogni personaggio, cercando di possederne l’anima e il piccolo corpo, e dove il figlio Tommasino tiene il filo del racconto, mentre suo padre è tanto simile al maestro De Filippo, di cui all’inizio dello spettacolo si percepisce la riconoscibilissima voce.
È qui che si consuma la nota vicenda, che avrà al centro la figlia Ninuccia, stretta tra il marito ed un nuovo amante, Vittorio, invitato incautamente e con insistenza dal povero Luca il giorno di Natale a pranzo nella sua casa. Il povero Lucarié ha nella realizzazione del suo presepe l’unica sua personalissima via di fuga da una vita quotidiana impervia, tra un figlio nullafacente, un fratello che è anche suo coinquilino ma con cui è sempre in contrasto, una moglie perennemente insoddisfatta e quella figlia così inquieta.

Il terzo atto si presenta ancora difforme, con un nuovo presepe, ma al posto del giaciglio per il bambinello c’è il letto di morte di Luca, di cui si vede solo il capo, e di cui intuiremo le braccia, fatte anche loro di legno.
Intorno a lui, nell’emiciclo che lo circonda, gli animatori, vestiti di nero, mesti lo accompagnano alla morte, mentre i pupazzi sono seduti sul soppalco. Solo il chiacchiericcio di tutti gli astanti arriva al pubblico, mentre finalmente anche Tommasino risponderà, dopo continui dinieghi, affermativamente al padre: “Sì, mi piace il presepe papà”.
L’incanto del teatro di figura ci ripropone il capolavoro eduardiano attraverso uno spettacolo di rarissima fattura ed emozione, davvero unico nel suo genere in Italia.
Da vedere!

L’arte della commedia
di Eduardo De Filippo
adattamento e regia Fausto Russo Alesi
con (in ordine di locandina) Fausto Russo Alesi, David Meden, Sem Bonventre, Alex Cendron, Paolo Zuccari,
Filippo Luna, Gennaro De Sia, Imma Villa, Demian Troiano Hackman, Davide Falbo
scene Marco Rossi
costumi Gianluca Sbicca
musiche Giovanni Vitaletti
luci Max Mugnai
consulenza per i movimenti di scena Alessio Maria Romano
assistente alla regia Davide Gasparro
assistente ai costumi Rossana Gea Cavallo
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Fondazione Teatro della Toscana – Teatro Nazionale
e Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Elledieffe
si ringrazia per la collaborazione il Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

Visto a Milano, Piccolo Teatro Strehler, il 5 novembre 2023

 


NATALE IN CASA CUPIELLO. Spettacolo per attore cum figuris

di Eduardo De Filippo
un progetto a cura di Interno5 e Teatri Associati di Napoli
con il sostegno della Fondazione De Filippo e Teatro Augusteo
per i 90 anni di Natale in casa Cupiello
ideazione Vincenzo Ambrosino e Luca Saccoia
con Luca Saccoia
spazio scenico, maschere e pupazzi Tiziano Fario
regia Lello Serao

Visto a Milano, Teatro Menotti, il 4 novembre 2023

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