Carullo/Minasi riscoprono la storia di Asja Lacis

Ph: Dario Bonazza
Ph: Dario Bonazza

Al Polis Teatro Festival di Ravenna l’anteprima del nuovo spettacolo della compagnia messinese

Dare voce alla storia di una vita che non è passata alla storia. È con questo intento che nasce e si concretizza, dopo un lungo lavoro di ricerca e documentazione, “Asja Lacis, la donna che fa parlare la storia”, spettacolo della compagnia Carullo-Minasi, scritto e interpretato da Cristiana Minasi, affiancata sulla scena dalla violista Irida Gjergji (viola, voce, elettronica), visto in anteprima nazionale durante la nona edizione del Polis Teatro Festival.

Al Teatro Socjale di Piangipane, spazio raccolto dove al posto di file di poltrone vi sono accoglienti tavole imbandite, la storia di Asja Lacis, pedagoga, filosofa, artista e sperimentatrice teatrale lettone che, già dai primi del Novecento, aveva creato in Russia un teatro proletario per bambini, con una metodologia scenica che andava fuori dagli stereotipi e dagli schemi abituali, è risuonata forte e decisa, ben inserita anche nel programma di un festival che quest’anno ha voluto aprire un Nordic Focus e guardare alla drammaturgia, anche dei Paesi Baltici, in un dialogo fra passato e futuro.

Dall’infanzia difficile in Lettonia, alla giovinezza a Pietroburgo, fino alla partecipazione alla Rivoluzione russa e alla creazione del Teatro Proletario dei bambini, una donna fra due secoli e molte culture, Asja ha sfidato le convenzioni artistiche e sociali, proponendo il teatro come strumento di cambiamento.

E’ quanto ci viene raccontato attraverso una drammaturgia densa (di Silvia Bragonzi e della stessa Minasi, con la consulenza registica di Giuseppe Carullo e quella scientifica di Alessio Bergamo) che prende il via proprio dalla dichiarazione di Minasi che condivide con gli spettatori – per chiamarli subito in causa, in quello che a volte è un dialogo con la platea, altre una sorta di lezione-spettacolo – le motivazioni alla base del suo lavoro.

“Tutto cominciò da una cancellatura… Per cancellare non serve distruggere. A volte basta coprire” dichiara Minasi: e questo è stato fatto con l’esistenza, il lavoro e l’opera di Asja Lacis. Lo spettacolo, dunque, vuole svelare ciò che era nascosto, anche attraverso una metodologia narrativa che racconta senza essere troppo didascalica, condivide per creare empatia e curiosità. Una narrazione che, alternando in scena momenti di racconto, sospensione e interpretazione, grazie anche al prezioso contrappunto musicale e vocale della musicista Irida Gjergji, vuole offrire un affresco di una vita, e insieme dell’opera dell’artista e della donna, madre, amante, musa.

La versione proposta in anteprima durante il festival ravennate consegna al pubblico una scena scarna, con solo pochi oggetti, un baule da cui tirare fuori brandelli di vita: lettere, abiti, libri e pochi oggetti, tra cui piccoli cartelli a imprimere luoghi e date.
La forza, il coraggio e l’indipendenza di Lacis vengono raccontate attraverso un mosaico d’incontri, voci, luoghi, fra gesto e movimento, incontro e dialogo con la musica; e poco alla volta emergono le relazioni con uomini come Brecht e Mejerchol’d.

Ph: Dario Bonazza
Ph: Dario Bonazza

Un po’ narrazione, un po’ gioco, un po’ improvvisazione, Minasi conduce il pubblico alla scoperta della vita intensa, malinconica e potente di una donna la cui esistenza per troppo tempo è stata dimenticata.
La parola dunque racconta; mentre la violista Irida Giergji – che amplifica i suoni con uno strumento elettronico e interviene in alcuni momenti con la propria voce – immerge in un tempo sospeso la narrazione.

Ne emerge un racconto poetico, segnato da tappe e date fondamentali, come ad esempio il 1924, quando a Capri Asjia Lacis incontra Walter Benjamin, che diventerà, come egli stesso affermerà, la musa ispiratrice per opere come, ad esempio, il Teatro Proletario dell’Infanzia.
Donna energica, determinata a condurre le sue battaglie teatrali e sociali accanto ai più deboli e agli ultimi, come i bambini abbandonati e senza famiglia, Lacis vive tra Riga, San Pietroburgo e Mosca, partecipando alla Rivoluzione d’ottobre del 1917. Sfida le convenzioni artistiche e sociali, proponendo il teatro come strumento e occasione per cambiare le nuove generazioni.
Tutto questo viene raccontato con forza nella narrazione imbastita da Minasi, che ha il merito di liberare dall’ombra una figura di donna modernissima che ebbe un ruolo prezioso nella storia del teatro, ma non trovò adeguato spazio e merito.

Asja Lacis, la donna che fa parlare la storia
di e con Cristiana Minasi
viola, voce, elettronica Irida Gjergji
drammaturgia Silvia Bragonzi e Cristiana Minasi
consulenza registica Giuseppe Carullo
consulenza scientifica Alessio Bergamo
scene Mariella Bellantone
costumi Francesca Placuzzi
produzione Carullo-Minasi
collaborazione Pim Off Milano, Atcl Spazio Rossellini, Teatri di Vetro

durata: 1h 10’
applausi del pubblico: 2’

Visto a Pangipane (RA), Teatro Socjale, il 10 maggio 2026
Anteprima nazionale

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