Da Campsirago si snodano le proposte di un festival davvero interattivo, che unisce fino al 5 luglio arte, spiritualità e momenti più fisici
La ventiduesima edizione del festival Il giardino delle Esperidi non poteva che iniziare con un incontro strettamente politico: un approfondimento sull’importanza del concetto di parco come Ente di tutela del territorio.
Il direttore artistico Michele Losi lo ha concepito invitando i sindaci dei comuni limitrofi, i direttori dei parchi della zona e altri amministratori interessati per spronare, da diversi punti di vista, il Comune di Colle Brianza, cuore della manifestazione, a far parte, contro ogni possibile remora, del Parco regionale di Montevecchia e Valle del Curone.
In corso fino al 5 luglio, il festival ha infatti la sua principale mission nel valorizzare, attraverso il costante ed immaginifico rapporto fra teatro e natura, i bellissimi territori in cui si svolge. Danza, performance, camminate a tema, riflessioni immersive sul rapporto tra i luoghi, il loro essere ed il loro passato, anche stavolta partendo dalla sede storica di Campsirago, invadono questa bellissima zona operosa della Brianza.
Già lo spettacolo iniziale, “Sogni al campo” di Filippo Porro di Pluridanza, si muove nella direzione scelta dalla kermesse, collegando la danza performativa con la natura circostante.
Porro attraversa il grande spazio rurale della Fattoria dei ragazzi di Olgiate Molgora costruendo un autobiografico e sentito omaggio alla terra, che ha il suo fulcro in una cassetta rossa, tipicamente utilizzata per la raccolta dei frutti.
Il performer, accompagnato da suoni, musiche e parole, si muove utilizzandone una che, di volta in volta, assume diversi significati. E’ da questa prospettiva che il danzatore agisce, catturando lo spirito della terra in cui si trova e in cui direttamente si immerge, rimanendone modificato anche nell’aspetto, intriso di fango e fieno.
Alla fine la catasta rossa di cassette diventerà un fuoco che arde, intorno al quale gli spettatori interagiranno mescolando i ricordi di Porro (provenienti da una famiglia rurale piemontese), con i propri, nella prospettiva di un territorio che debba proteggere in maniera più accurata il mondo che lo nutre.
Poco dopo, in un paese vicino, Mondonico, frazione di Olgiate Molgora, l’artista pugliese Ippolito Chiarello imbastisce, in “UNOUNO la cantata dell’eroe”, una vera e propria ballata in rima, dedicata ad un anonimo migrante e alla sua odissea, accompagnato dalla fisarmonica di Bruno Galeone.
E’ la forma a dare sostanza a una storia cruda e straziante che Chiarello conduce come fosse un banditore: la storia, lunga dieci anni, di un ragazzo in cerca di una vita felice e normale, partito dalla sua terra bambino e arrivato alla meta adulto.
Lo spettatore segue le vicende attraverso una lingua multiforme, che mescola il dialetto pugliese con la poesia e la musica, in una scena che si popola di leggii tanti quanti sono i momenti topici del suo viaggio.
La madre, il primo amore, gli aguzzini, i compagni di sventura… diventano, attraverso una narrazione composita, spesso perfino amaramente ironica ma mai retorica, sodali di un altro viaggio, quello interiore che accompagna dolorosamente anche lo spettatore.

La serata si conclude in modo appropriato in una radura boschiva, sempre a Mondonico, con un particolarissimo dj set, “Il cacciatore di streghe”, di Manifatture Teatrali Milanesi, improntato come un vero e proprio viaggio immersivo in cui Rebecca Sisti si muove liberamente tra gli spettatori, evocando la caccia alle streghe del Cinquecento e al contempo affrontando i temi della manipolazione affettiva, delle dinamiche di potere nelle relazioni e del controllo psicologico.
L’autore, Filippo Renda, segue la performer illuminandola di volta in volta, tra il pubblico che le sta intorno. E alla fine Sofia Tieri, come perfetta disc-jockey, su un palco in mezzo alla natura, balla e fa ballare il pubblico in una sorta di Sabba collettivo.

Il secondo giorno di festival, nonostante il caldo, gli amanti del camminare hanno compiuto una vera e propria immersione nella sacralità del territorio intorno a Campsirago, dividendo la loro particolare esperienza in due parti: nella prima, “Il sentiero delle acque”, gli officianti a questo vero e proprio rito si sono mossi da Mondonico a Campsirago, mentre nella seconda “Il sentiero di Giano” si sono inerpicati da Campsirago all’Eremo di San Genesio, dove la presenza del Dio bifronte (Giano) si è trasformata in quella del protettore degli attori (Genesio).
Le due camminate sono state attraversate dalle parole di Sofia Bolognini, dai suoni immersivi di Luca Maria Baldini e dalle installazioni di Anna Turina.
Nel pomeriggio il paese di Ello è stato invece letteralmente attraversato da altri spettatori che, muniti di cuffie, hanno condiviso, attraverso l’accorata narrazione di Marcello Gori, la storia intrisa di ferro e fuoco, dalla famiglia Negroni (detti Missaglia), armaioli, originari del luogo.
“A[1]BIT” è un’esperienza immersiva itinerante firmata da SPACCA/Sanpapié che nasce con la regia e coreografia di Lara Guidetti. Dopo il cammino dentro il paese, alla ricerca dei luoghi più rappresentativi di Ello, i partecipanti vengono ammaliati da cinque performer che, sulle musiche di Tristan Perich, amplificano le connessioni spaziali, cercando di condividere con chi guarda nuovi spazi e nuove relazioni, vero senso della composita performance.
![A[1]BIT (ph: Alvise Crovato)](https://www.klpteatro.it/wp-content/uploads/2026/07/a1bit-sanspapie-ph-alvise-crovato.jpg)
