I trucioli de Gli Omini, scarti umani tutti da riusare

Trucioli (ph: Stefano Di Cecio)
Trucioli (ph: Stefano Di Cecio)

Al Festival delle Colline Geotermiche, la compagnia toscana presenta il nuovo spettacolo, testimonianze di quotidianità eterogenee raccolte “per strada”

In Toscana, tra le province di Siena, Pisa e Grosseto, c’è il più antico e innovativo complesso geotermico del mondo. Questo grande potenziale non si riflette solo in vantaggi dal punto di vista energetico ma anche in termini culturali e artistici, nell’ottica di un turismo sostenibile.
Ed è in queste zone – a Pomarance, in provincia di Pisa – che da alcuni anni una piccola realtà nata nel lontano 2005, Officine Papage è cresciuta fino a divenire una realtà nazionale di grande interesse. Ne è testimonianza, tra le altre, il Festival delle colline geotermiche, giunto, sotto la direzione artistica di Marco Pasquinucci, all’undicesima edizione.
Un’edizione dal titolo quanto mai incisivo di questi tempi: “Essere presente”. Si svolge dal 7 luglio al 26 agosto e vede coinvolti i comuni di Pomarance (PI), Castelnuovo Val di Cecina (PI), Monteverdi Marittimo (PI) e Monterotondo Marittimo (GR). Tra le prima nazionali in cartellone abbiamo assistito all’interessante nuovo lavoro de Gli Omini, “Trucioli”.

La compagine toscana da tempo porta avanti, sul territorio nazionale, una ricerca che potremmo definire antropologica e socioculturale al contempo, incontrando persone comuni con le loro storie. A prima vista sembrerebbero marginali e di poco interesse, ma in mano agli Omini divengono preziosa testimonianza e spaccato di un’Italia attuale quanto mai sorprendentemente reale e viva.

Dalle “centinaia e centinaia di pagine di parole raccolte per strada” lungo la Penisola, nasce quest’ultimo lavoro. Ne fuoriesce una testimonianza di storie eterogenee, raccontate per lacerti: un’umana quotidianità condita di strani personaggi che ci fanno ridere e ci sorprendono; storie che poi, una volta sedimentate, ci fanno toccare con mano sogni, ambizioni e convinzioni, desideri e paure di persone sconosciute delle quali non sappiamo neppure il nome. E che ci sembrerebbero lontane, diverse e distanti, solo da osservare, come pesci in un acquario, ma che poi ci accorgiamo essere tra noi e come noi, con i nostri sogni, ambizioni, convinzioni, desideri e paure. Scrivono Gli Omini: “Coi trucioli si accende il fuoco, si fa la carta, ci si pulisce il vomito. Anche se sembrano cose da niente, i trucioli non vanno dispersi, ma raccolti per poter essere riutilizzati”.


“Trucioli” è il risultato di tutto ciò. Un lavoro che sembra lontanissimo parente de “L’asta del santo” e che sembra rimandare a un romanzo di qualche anno fa dello scrittore toscano Vanni Santoni, intitolato “Personaggi precari”. Certo, lì l’intento era quello di approfondire e riflettere sulla precarietà del mondo del lavoro, ma nel farlo emergeva, se pur in modo diverso e fulmineo, procedendo quasi per strappi, un mosaico eterogeneo e dissonante che poi si andava a ricomporre nell’insieme.

“Trucioli” riesce per l’intera durata dello spettacolo a tenere viva la curiosità e l’interazione con il pubblico, mentre nel suo sviluppo i tasselli del mosaico si compongono a formare il quadro di questa ricerca che il gruppo toscano continua a portare avanti.
Cuore pulsante della messinscena è la seconda parte. Dopo quella che potremmo definire un’introduzione – nella quale i due protagonisti, seduti ad un tavolo, erano impegnati a riflettere intorno al concetto di trucioli – compare un cartellone stile tombolata, sul quale sono esposti una cinquantina di cartoncini con titoli accattivanti quanto stravaganti. E qui il pubblico non si lascia sfuggire l’occasione di scegliere quelle storie di cui è più curioso. E se i due attori, provati, non inserissero un bel cartellino nero con la scritta “Fine” il lavoro supererebbe di gran lunga l’ora di durata.
Luca Zacchini e Francesco Rotelli hanno talento da vendere, e non lo scopriamo certo adesso. Tuttavia, quando uno spettacolo va in scena all’aperto, tra gli edifici antichi di un paesino toscano dall’innegabile fascino, tra campane notturne che segnano l’ora e bambini discoli che vogliono farsi un po’ troppo notare, questo talento nell’improvvisare emerge prepotente e limpido.
Cercate di non perderlo, se vi capita l’occasione.

TRUCIOLI
Gli Omini
drammaturgia Giulia Zacchini
con Francesco Rotelli e Luca Zacchini
Produzione Teatro Metastasio Prato in collaborazione con Gli Omini

durata: 1h
applausi del pubblico: 2′

Visto a Pomarance (PI), Festival delle colline geotermiche, l’8 luglio 2022

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