Contemporary Dance 2.0. Hofesh Shechter incanta Ancona

Contemporary Dance 2.0 (ph: Tom Visser)
Contemporary Dance 2.0 (ph: Tom Visser)

In scena la Hofesh Shecther Company II, la compagnia junior ricreata ogni due anni grazie a una call internazionale destinata a giovani danzatori tra i 18 e i 25 anni

Bam! Dal buio alla luce, dal silenzio al pulsare potente della musica, all’improvviso, ed è subito adrenalina pura di corpi pieni di accenti e di onde, con mani e braccia sfarfallanti verso il cielo, spalle ingobbite e bacini retroflessi, gruppo, coppie, trii in continua disgregazione e ricomposizione, sette danzatori che sembrano una folla.

Un pugno nello stomaco prende lo spettatore di “Contemporary Dance 2.0” e lo porta con ironia dissacrante dentro al mondo della danza e dei tanti generi che la compongono, senza intento didascalico o rappresentativo, un magma di segni dentro cui rintracciare ricordi, memorie che restano allo stato di sensazioni impalpabili. E forse è questa la potenza della poetica di Hofesh Shechter, arrivato ad Ancona, al Teatro delle Muse: portare lo spettatore dentro una giostra di emozioni fisiche, viscerali, dove sei sollevato e ributtato a terra a velocità supersonica, dove il tuo sguardo e la tua attenzione vengono continuamente spostati e richiamati, e solo quando scendi a terra e il respiro si calma arriva la consapevolezza dello strato più profondo di quanto hai visto, può farsi strada la riflessione che riconosce e puntualizza, rendendo il quadro ancora più bello e ricco.

Perché sono tanti i livelli che concorrono a creare questo luna park di emozioni oltre alle tensioni grezze e urlate dei corpi. I costumi di Osnat Kelner, che con il loro preciso richiamo a un look anni ’80 creano un clima da discoteca: pantacollant di lycra azzurro elettrico, camicia aperta su un torso nudo esposto alla moda delle star del rock, camicia bianca e cravatta nera slim su bermuda, luccichio di un top che occhieggia da una maglia aperta sulla pancia. L’affilatissimo disegno luci di Tom Visser, che sottolinea, opacizza, illumina e oscura, e che, con un sapiente gioco tra controluce e cono di luce dall’alto, crea un nero da cui emergere ed avanzare, ma anche in cui sparire nuovamente.
E su tutto la musica ritmica, martellante, che trova degli spazi quasi oscuri in improvvisi suoni ovattati o silenzi. 


Dei cartelli, mostrati come negli incontri di boxe per segnare i round, scandiscono le cinque parti dello spettacolo: Pop, Con sentimento, Mother, Contemporary Dance, La fine. Colpisce quella “Madre”, che sembra non aver rapporto alcuno con le altre parole, tuttavia, come afferma lo stesso coreografo in un’intervista al Guardian, se “tutto ciò che ho vissuto ha lasciato un segno nel mio lavoro, e gran parte di quell’esperienza ha riguardato il conflitto, la lotta per dare un senso alle cose”, forse anche questo rapporto familiare ha segnato in maniera indelebile l’animo del coreografo, colorando di tensione, mancanza, asprezza il suo linguaggio: “Mia madre mi ha lasciato quando avevo 2 anni. È come avere un secchio con un buco. Non importa cosa ci versi, è sempre vuoto”. (The Art of Not Looking Back, 2009)

Verso la fine dello spettacolo un sesto cartello viene sollevato in alto, dietro il gruppo dei danzatori riuniti, ed è un cartello che contiene il simbolo della pace. Prendono così spessore tutti quei gesti che sembrano abbracci cercati o mancati, quel continuo sfaldarsi e ricostituirsi come alla ricerca dell’afflato di una comunità di uguali che possa contrastare l’orrore: “Se vedessi il mio lavoro, penserei che siamo sicuramente [tutti condannati]. Ma stiamo andando giù con un sorriso”, ha detto il coreografo israeliano al magazine “New Statesman”. 

Applausi convinti e calorosi alla fine dello spettacolo vengono amplificati e trascinati da saluti al pubblico, che diventano nuova occasione di ironia sugli inchini delle étoile della danza classica.

Tratto da una produzione originariamente creata per la GöteborgsOperans Danskompani nel 2019, “Contemporary Dance 2.0” è stato completamente ripensato per la Shecther Company II, la compagnia junior ricreata ogni due anni grazie a una call internazionale destinata a giovani danzatori tra i 18 e i 25 anni, ai quali viene offerta l’opportunità di lavorare con Hofesch Schechter a una produzione di repertorio: una grande opportunità di formazione e crescita e, al contempo, una possibilità di mantenere vivo e vitale il repertorio stesso.

CONTEMPORARY DANCE 2.0
HOFESCH SHECHTER COMPANY II
coreografia e musica Hofesh Shechter
luci Tom Visser
costumi Osnat Kelner
musica addizionale Frank Sinatra, Claude François, Jacques Revaux e Paul Anka
con Tristan Carter, Cristel de Frankrijker, Justine Gouache, Zakarius Harry, Alex Haskins, Oscar Jinghu Li, Keanah Faith Simin, Chanel Vyent

durata: 60’
applausi del pubblico: 3’ 53”

Visto ad Ancona, Teatro delle Muse, il 12 novembre 2022

 

 

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