Inequilibrio 2025. A Castiglioncello la 28^ edizione del festival di Armunia

Come back again (ph: Uhlich Kimbauer)
Come back again (ph: Uhlich Kimbauer)

Fra danza e teatro, le novità di Abbondanza/Bertoni e Daria Deflorian ma anche il 30° compleanno de I Sacchi di Sabbia

Tra il centro pulsante della manifestazione, il Castello Pasquini a Castiglioncello, e nei tre vicini teatri di Rosignano Marittimo, Solvay e Vada, anche quest’anno è in corso (fino al 12 luglio) il festival Inequilibrio, giunto alla sua 28^ edizione. Con le sue 33 compagnie ospiti e le numerose attività collaterali, la kermesse ancora una volta si dimostra fonte di visioni stimolanti, sempre arricchenti di nuove sollecitazioni. Eppure anche Inequilibrio, per il prossimo triennio di attività, è stato punito, inspiegabilmente, dal Ministero con l’abbassamento del punteggio di merito e dei contributi. Una faccenda che ha toccato molte delle realtà che abitualmente frequentiamo, e a cui KLP dedicherà a breve un approfondimento specifico.

Nei nostri tre giorni di permanenza, anche quest’anno la ricerca di nuove meritevoli occasioni teatrali è stata appagata.
Angela Fumarola, direttrice artistica del festival, particolarmente attenta a seguire in Italia tutto ciò che concerne soprattutto il mondo della danza, con felice intuizione ci ha permesso di vedere in anteprima il nuovo importante lavoro della storica compagnia Abbondanza/Bertoni, compagine anch’essa declassata, nei medesimi termini, dallo stesso Ministero.
A Vicenza, l’anno scorso, in occasione dell’ottava edizione della NID, la piattaforma della danza italiana, avevamo visto con piacere il precedente lavoro di Abbondanza/Bertoni “Femina”, un viaggio nell’universo femminile offerto allo spettatore come esaltazione di uno stato unico e irripetibile.
Al festival toscano, nel piccolo ma accogliente spazio del Teatro Nardini di Rosignano Marittimo, in “Epiphania. Mi rendo manifesta”, concepito da Antonella Bertoni, il clima cambia completamente: pochissima luce si irradia sul palco, interamente vestito – in tutti i suoi lati – di nero. Le generosissime Sara Cavalieri, Valentina Dal Mas e Ludovica Messina Poerio, solo alla fine, ed in modo sofferente, ci mostreranno i loro visi: prima, da quel nero incessante, è invece un continuo manifestarsi improvviso di braccia ma soprattutto di gambe, donne a pezzi e pezzi di donna che (almeno a noi) evocano l’immaginario di Hieronimus Bosch, che le musiche ossessive di Sergio Beercock rendono ancor più manifeste ed inquietanti.
In scena vi è un continuo tentativo di ricomporre, nella sua espressione totale, una corporeità che è sempre stata vilipesa e spezzata. E anche quando la danza sembra avere qualche sbocco conclusivo, il corpo non riesce ad ergersi in modo autonomo, ma stramazza al suolo, e alla fine il colore del sangue ha la sua giusta dolorosa vittoria. Nel medesimo tempo ci pare tuttavia che quei corpi manifestino anche una forza intima di ricomposizione, nell’unicità di un’entità meravigliosa che invece andrebbe preservata, e non oltraggiata come spesso accade.
“Epiphania. Mi rendo manifesta” si pone in magnifica rimembranza rispetto allo spettacolo precedente nel testimoniare, prepotentemente e ancora una volta, la forza e lo splendore del corpo femminile.

Il linguaggio della danza al festival ci ha anche accompagnato in modo assolutamente diverso in “Come Back Again”, spettacolo per la prima volta in Italia in cui la giovane coreografa tedesca Doris Uhlich, continuando la sua collaborazione con l’ultra ottantenne performer Susanne Kirnbauer-Bundy, ex prima ballerina solista dell’Opera di Stato di Vienna, si propone di esplorare in che modo l’energia del corpo umano possa inerpicarsi in nuovi percorsi, anche quando la danza fa fatica a manifestarsi compiutamente.
Il corpo della Kirnbauer-Bundy viene continuamente stimolato attraverso oggetti, costumi significanti e spesso ridondanti, gestualità originali, creando in scena un continuo e proficuo rapporto tra generazioni diversissime fra loro.

Nella piccola ma capace sala del Castello Pasquini, che non a caso si chiama Cielo, Elena Guerrini, artista originale e visionaria, che conosciamo da tempo per il suo interesse ad un teatro di grande sensibilità, sempre in contatto con gli spettatori, crea nel suo nuovo progetto con Elena Piscitilli, in una piccola stanza, un vero e proprio universo di sentimenti che hanno la capacità di rincorrersi tra loro.
“Archivio sentimentale della casa di famiglia” è infatti una performance partecipata, in cui per venti minuti siamo catapultati, pochi alla volta, in un caleidoscopio di mille oggetti che solo la memoria del tempo passato potrebbe far rivivere: “Le cose hanno i loro segreti, le cose hanno le loro leggende, le cose ci sussurrano se sappiamo ascoltare” ci suggerisce Elena. Ed è effettivamente così, infatti ogni visitatore osservando, toccando le decine di oggetti disseminati nella stanza, comunica agli altri momenti del proprio vissuto legati a quel reperto della memoria, che sia un giocattolo, un libro, una zuppiera polverosa, ricevendone delle nuove personali ed intime esperienze, creando nel medesimo tempo anche un legame con la performer.
Ne scaturisce una mito-biografia familiare di poetica sostanza, che entra direttamente nella memoria e nell’emozione dei partecipanti.

A Inequilibrio non potevano mancare I Sacchi di Sabbia.
Ben sapevamo che la storia di Troilo e Clessida di Shakespeare, prima o poi, sarebbe caduta sotto le grinfie benefiche della compagnia toscana, che la destruttura con il suo stile ironico e sarcastico, per riconsegnarcela colma di nuovi e originali, significati.
Il dramma del Bardo è ambientato negli anni della guerra di Troia, dove il principe troiano Trolilo corteggia Cressida. Purtroppo per lui, la ragazza viene consegnata ai Greci, in cambio di un altro prigioniero; e quando il “nostro” la sorprende in intimità con Diomede, diciamo così, ci rimane molto male, traendone le sue conseguenze. La loro storia si intreccia poi con quella della macchinazione ordita da Nestore e Ulisse per spingere Achille a scendere nuovamente in campo tra le file greche.
I Sacchi di Sabbia ricreano la storia immaginando una sorta di tenzone sportiva tra Greci e Troiani, con lo scambio di maglie blu e rosse che via via rimandano a vari personaggi e ad ambienti sempre diversi.
Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Illiano, intrecciando i vari ruoli, narrano in cinque parti le vicende, rendendole profondamente gustose.

Ma a Inequilibrio si è officiato anche un autentico omaggio alla compagnia, in occasione dei suoi trent’anni di attività, con un film a lei dedicato: “Più verve non serve”, che ne ha documentato il percorso artistico. Il viaggio in immagini creato da Davide Barbafiera parte dagli inizi cabarettistici della compagnia, alla fine del secolo scorso, illustrandone via via i traguardi raggiunti, documentati anche attraverso momenti di spettacolo che testimoniano la ricchezza dei linguaggi originali utilizzati, per un gruppo che nel corso del tempo ha mescolato sapientemente il teatro di figura con quello d’attore, riuscendo ogni volta – con l’ironia e poetico sarcasmo – ad arrivare alla radice di ciò che voleva rappresentare.

Daria Deflorian in Quaderno-Greta Garbo
Daria Deflorian in Quaderno/Greta Garbo

Il nostro soggiorno al festival si è concluso, in modo profondo e ricco di ulteriori sollecitazioni emotive ed intellettuali, con il monologo concepito, anche qua in stretto rapporto con il pubblico, da una delle attrici italiane più stimolanti, Daria Deflorian, che ha tributato un vero e proprio elogio dell’arte teatrale, così tanto messa in discussione in questi ultimi tempi.
Rievocando uno spettacolo su “Ginger e Fred” di Fellini incentrato sul “tramonto” di due anziani artisti, creato con il suo partner di scena abituale Antonio Tagliarini, Deflorian, attraverso gli appunti di lavoro per quella creazione scritti su un quaderno, in modo originale e immaginativo si collega alla figura di Greta Garbo, che a 36 anni decise di uscire dalla scena. Attraverso quella scelta difficile e contrastata, che proietta in qualche modo anche su sé stessa, Deflorian riesce a comunicarci tutto l’amore e la perenne fatica, vissuta da ogni artista, per un’arte così vituperata, composta da pulviscoli immateriali che pare non interessino a nessuno, un’arte che invece riesce inspiegabilmente a rendere grato e vivo sia chi la fa, sia chi la riceve, sia chi deve documentarla. “Quaderno/Greta Garbo”, anche per mezzo dei frequenti riferimenti letterari e cinematografici, compone un raffinato caleidoscopio di immagini, capace, nel suo felice e continuo collegamento tra arte e vita, di riempire di nuovi appunti emozionali il taccuino interiore degli spettatori, che nella Sala del Ricamo del Castello Pasquini hanno calorosamente salutato l’artista.

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