Carlo Goldoni si perde tra musical e operetta per questo debutto firmato Metastasio e Accademia Silvio d’Amico
Grande è l’ambizione sotto il cielo, parafrasando la famosa frase, al Teatro Fabbricone di Prato dove Enrico Torzillo ha presentato in prima nazionale “La Scuola di Ballo”, una delle commedie meno conosciute di Carlo Goldoni, la cui fortuna “fu alterna presso i contemporanei, così come rimane ondeggiante oggi”, e che gli studiosi inseriscono nell’elenco delle composizioni metateatrali del commediografo, concordando sul fatto che il carattere più interessante della commedia si trovi nella descrizione e nell’analisi dell’ambiente della danza dell’epoca, con le sue regole non scritte e i suoi clichés, e che trova non poche analogie con il nostro presente.
Tutto questo apre a più ampie riflessioni se consideriamo il tempo trascorso da quel 22 ottobre 1759, quando fu messa per la prima volta in scena al teatro Vendramin di San Luca, per essere replicata una sola sera e poi essere pubblicata ben tre decenni più tardi, nel 1792.
Siamo in una scuola di ballo in decadenza, un piccolo mondo dove si scontrano gli interessi di Monsieur Rigadon (Paolo Madonna), maestro avaro e lascivo, e quelli dei tre giovani allievi, Giuseppina (Eleonora Bernazza), Felicita (Maria Grazia Trombino) e Filippino (Riccardo Di Cola) che, stanchi delle violente e vessatorie lezioni, anelano ad una libertà fuori dalla scuola, nel desiderio di un riscatto economico e sociale.
A ciò si aggiungono le voglie sopite della matura Madama Sciormand, sorella di Rigadon – interpretata dallo stesso Madonna e che sembra fuoriuscita da quei colossal disneyani stile Maleficent -, le astuzie dell’impresario Fabrizio, un Michele Ragno a caccia di loschi affari, e gli ingenui sentimenti del giovane conte Anselmo (Domenico Pincerno), innamorato della graziosa Giuseppina, sulla quale tuttavia pendono le grinfie rapaci di Rigadon, che la vorrebbe in moglie e che, determinato a non rinunciare a nulla, fa fatica ad accettare la scure del tempo e continua testardo la difesa del suo manifesto artistico, messo in crisi dall’incombere della modernità.
Tante le ambizioni registiche, forse eccessive, e molti altresì gli ingredienti di questa pietanza, che Enrico Torzillo cucina andando a pescare nell’immaginario cinematografico disneyano, nei musical che vanno per la maggiore – ci manca quasi che, d’improvviso, faccia la sua comparsa Riccardo Cocciante con l’inseparabile pianoforte -, e in quello dell’operetta.
Basti pensare alle scene, alle luci di Massimo Galardini, ai costumi di Maria Vittoria Perillo, alle parti cantate e alla partitura gestuale dei protagonisti. Lampante esempio è l’interpretazione di Paolo Madonna, al quale sono affidati due personaggi e la cui partitura gestuale, spesso, supera il grottesco fino a sfiorare il caricaturale.
Siamo d’accordo. È una prima nazionale, ed essendo gli interpreti giovani sono comprensibili emozione e incertezza ma, nell’insieme, gli attori non sembrano avere spalle sufficientemente larghe per sostenere il peso di una struttura così impegnativa sotto tanti punti di vista – anche nelle parti cantate – e che chiede molto agli interpreti.
Che dire? Si fa fatica, e tutto ciò che il testo potrebbe offrire in fatto di spunti e riflessioni, ancora attuali, finisce in secondo piano. Lo spettacolo, in tutta questa (con)fusione di linguaggi, registri e rimandi finisce con il perdersi e farci dimenticare quel poco di Goldoni che rimane.
La Scuola di Ballo
di Carlo Goldoni
regia Enrico Torzillo
con Eleonora Bernazza, Riccardo Di Cola, Paolo Madonna, Domenico Pincerno, Michele Ragno, Maria Grazia Trombino
adattamento Enrico Torzillo
coreografie Giulia Avino
composizioni originali Jacopo Carta
sound design Riccardo Ranzani
costumi Maria Vittoria Perillo
light design Massimo Galardini
produzione Teatro Metastasio di Prato, Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”
durata: 1h 16′
applausi del pubblico: 3’
Visto a Prato, Teatro Fabbricone, l’11 marzo 2025
Prima nazionale

Io l’ho visto a Prato con la mia famiglia ed è stato pazzesco!!! Siamo tornati a vederlo nel week end, dopo la sera della prima. Bellissimo spettacolo!!! Attori giovanissimi, bravissimi e regista notevole! Uno dei motivi per cui l’ho rivisto, oltre al fatto che fosse piaciuto tanto ai bambini, è proprio che mi è rimasto tanto da riflettere sulla storia e quello che l’autore dici. Le canzoni straordinarie e i pezzi da Musical rari da vedere in teatro, oggi!!! Bravi tutti!!!