La svastica sul sole. Lacasadargilla legge Philip K. Dick

La svastica sul sole
La svastica sul sole

A IF_LEGACY il nuovo melologo sci-fi firmato da Roberto Scarpetta, Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni

Anche quest’anno il tradizionale IF/INVASIONI (dal) FUTURO (oggi IF_LEGACY), il festival pensato e realizzato da undici anni da Lacasadargilla, crea un ponte tra l’estate e l’autunno del Teatro India, convogliandovi pensieri, ipotesi, esercizi in vista del futuro – o di un futuro immaginato trasversalmente, anche dal passato, che spesso finisce per resuscitare imprevisti segmenti, frazioni di realtà viva.

Assai frequentato dal pubblico, IF ha le sue tradizioni rassicuranti: la breve opera di videomapping sulla facciata del teatro, una sorta di catalogo sommario e simbolico delle attività del festival; il banchetto dei libri (quelli affrontati ma anche quelli implicitamente suggeriti dai lavori in scena); i formati non convenzionali di appunti scenici o pamphlet, e le riletture dei classici della fantascienza.

Chi scrive queste righe ha già evidenziato come IF gli sia stato occasione di affrontare quei testi che, imprescindibili non solo per un lettore affascinato dal genere, non avevano mai transitato nella sua libreria. Indimenticabili sono stati gli incontri con la geniale penna di Daphne Du Maurier, attorno a cui si svolse l’edizione 2022, specialmente “Gli uccelli” e “Rebecca”, e con “The stand” di Stephen King.

Quest’anno il termine di “classico” va inteso in senso letterale: Lacasadargilla lavora infatti attorno a “La svastica sul sole”, ripubblicato da Mondadori sotto la traduzione del suo titolo originale, “L’uomo nell’alto castello”, con l’introduzione di un bel testo di Emmanuele Carrère, che fu anche biografo di Philip K. Dick.

Ma prima della consueta resa scenica del romanzo (o “melologo sci-fi”, come sempre indicato in locandina), nella serata del 29 agosto ci accoglie all’India un piccolo, volutamente sospeso progetto di Roberto Scarpetti con Alice Palazzi e Giacomo Albites Coen, “CAPTCHA”, che parrebbe uno degli ormai innumerevoli lavori attorno alla questione dell’IA, apparentemente slegato dalla messinscena di Dick.
Qui ai due attori vengono poste delle domande dal pubblico, fornite sul retro di cartoline distribuite in sala, alle quali si risponde ora attraverso il pensiero di persone vere, ora consultando un applicativo di intelligenza artificiale, senza che si chiarisca quali siano le une e quali le altre, promettendo di svelare la questione nel finale – cosa che non avverrà.
Negli interstizi tra le domande e le risposte, il cui svolgimento è spesso disturbato da un rumore di fondo che, proveniente dall’impianto audio, impedisce il rilassamento di un ascolto passivo, comodo, ci vengono fornite nozioni a proposito del ruolo che l’intelligenza artificiale sta assumendo non solo a livello culturale, ma geopolitico e finanziario.

Ma torniamo al lavoro di Dick, che insieme a “Klara sul sole” di Ishiguro è il piatto forte dell’edizione: in scena una selva di leggii e microfoni, atmosfera anni ’30, un pianoforte sulla destra (per le mani di Ivano Guagnelli e il canto di Veronica Aracri, una scelte di song e canzoni da musical e “kabarett“), una poltrona pure a destra, altrove sedie e altre stazioni.
Nelle due ore della lettura i personaggi della carta prendono vita con fedeltà quasi totale al testo di origine: colpiscono la forza irresistibile e la vulnerabilità di Juliana (Anna Mallamaci), il dolore acuto, dovuto alla consapevolezza, ma mediato dalla moderazione tradizionalmente nipponica che Silvio Impegnoso regala alla sua resa del signor Tagomi, l’imperscrutabile seduttività fatalista del Baynes di Edoardo Sabato, l’agente del controspionaggio.
Da questo punto di vista, dell’impegno attorno ai temi e alla forma di “La svastica sul sole”, è, come tutti i lavori incontrati in questi anni a IF, un ricorrente, un umile allenamento, quasi un esercizio di igiene sulla scrittura drammaturgica che Lacasadargilla seguita a fare, con regolarità. Se sono poche le deviazioni rispetto al romanzo in termini di trama (poche anche le elisioni), come il cambio di genere per quello di Ed, che diviene in scena Eddie (Arianna Gaudio), quell’esercizio, quel lavoro di igiene di Natoli, Ferroni e Scarpetti è più sulla selezione, fra i tanti, di un senso principale, un punto di fuga verso cui tutto bisogna che chiaramente tenda: il libro, la questione del libro.

Nel dettaglio, l’intero romanzo dipinge un’ucronia: come sarebbe il mondo se l’Asse avesse vinto l’ultima guerra mondiale. Nel dispiegarsi della trama, emerge sempre più come il protagonista silenzioso sia un altro libro, “La locusta non si alzerà più”, il romanzo di tale Abendsen, che dipinge (un’ucronia nell’ucronia) come sarebbe stata invece la storia se gli Alleati avessero trionfato. Un libro inesistente, che ipotizza una situazione non troppo simile – nei suoi dati esteriori – alla reale, eppure sovrapponibile in quelli più profondi: l’insicurezza, l’instabilità, una forma di paura.

Un terzo libro in gioco potrebbe essere quello della realtà contemporanea alla scrittura del romanzo, l’epoca della Guerra Fredda, un libro più realistico, con cui per forza gli altri due dialogano, ma dai contenuti non meno angoscianti.
A dire il vero, un terzo libro è realmente presente nel testo e nello spettacolo. È l'”I-Ching”, il profetico “libro dei mutamenti” cinese, consultato più e più volte dai personaggi principali, sul quale essi basano molte delle azioni intraprese. Non solo: “La locusta” è stata scritta, su confessione dello stesso Abendsen, attraverso l'”I-Ching”, con l’interpretazione degli esagrammi che esprimono, di volta in volta, risposte a ben precise domande poste da chi li interroga.

Ebbene, questo ci consegna il Dick di Lacasadargilla: un mondo furiosamente instabile all’orizzonte del quale si profilano tragedie, i cui abitanti sono alla ricerca continua di risposte e in cui realtà immaginata, utopia e distopia si mescolano, perdono significato nei loro dati esteriori per ritrovarsi tragicamente identiche nel dolore e nell’infelicità delle persone. Così come inafferrabili sono i personaggi, che scivolano dal ruolo di vittima a quello di carnefice, dalla debolezza alla forza, dalla sottomissione alla crudeltà, da un destino di distruzione all’incomprensibile salvezza, raggiunta per pura fortuna. Una realtà incomprensibile e ingovernabile, un mondo illeggibile, abbandonato e prostrato di fronte all’Oracolo de “I-Ching”, come noi oggi, nelle affannose ricerche di nozioni, di soluzioni, persino di aiuto e amicizia siamo tentati di abbandonarci all’Oracolo dell’IA.
Questo l’imprevisto aggancio con il precedente “CAPTCHA”, quasi un suggerimento di lettura, un appunto propedeutico; questo il segmento, frazione di realtà, di IF 2025.

LA SVASTICA SUL SOLE
un progetto di lacasadargilla
regia Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni
adattamento Roberto Scarpetti
direzione e composizione musicale Gianluca Ruggeri e Ivano Guagnelli
ambienti visivi Maddalena Parise
costumi Camilla Carè
drammaturgia delle luci Omar Scala
suono Pasquale Citera
con Lorenzo Frediani, Arianna Gaudio, Silvio Impegnoso, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Paolo Minnielli, Flavio Murialdi, Alice Palazzi, Edoardo Sabato, Stefano Scialanga e con Veronica Aracri al canto Alessandro Ferroni agli electronic devices Ivano Guagnelli al pianoforte assistente alla regia Angelica Azzellini
assistenti alla drammaturgia Anna Farina, Leonardo Ravioli

Visto a Roma, Teatro India, il 29 agosto 2025

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