Il Mosè (in Egitto) di Riccardo Zanellato conquista il pubblico di Reggio Emilia

Mosè in Egitto (ph: Rolando Paolo Guerzoni)
Mosè in Egitto (ph: Rolando Paolo Guerzoni)

Pier Francesco Maestrini alla regia, mentre Giovanni Di Stefano guida l’Orchestra Filarmonica Italiana

Dopo aver ascoltato con grande curiosità, anni fa a Pesaro, al festival dedicato a Rossini, il suo “Moïse et Pharaon” (che ebbe la prima il 26 marzo 1827 a Parigi), abbiamo voluto assistere al Teatro Valli di Reggio Emilia alla sua precedente versione italiana “Mosè in Egitto” su libretto di Andrea Leone Tottola (che per Rossini scrisse anche “Ermione”, da noi visto con estremo piacere quest’anno sempre a Pesaro) tratto dalla tragedia “L’Osiride “del drammaturgo settecentesco Francesco Ringhieri.

L’opera debuttò con discreto successo il 5 marzo 1818 al Teatro San Carlo di Napoli, anche se l’esito venne funestato da un inghippo avvenuto al terzo atto, quando la famosa scena dell’apertura del Mar Rosso non si palesò adeguatamente, tra le risate del pubblico.
Rossini, un poco contrariato, riscrisse l’atto finale, aggiungendo tra l’altro la sublime preghiera “Dal tuo stellato soglio”, proponendo la seconda versione il 7 marzo 1819, seguita da una terza l’anno dopo. Surclassata dal successo della ben più corposa e affascinante versione francese, l’opera fu ripresa nel 1983 da Claudio Scimone con il nome semplificato di “Mosè”.

La vicenda raccontata si svolge appunto in Egitto, dove il Faraone decide di convocare Mosè per porre termine all’orrore delle famose piaghe che infestavano il paese, promettendo in cambio, finalmente, la libertà degli ebrei verso la loro terra promessa. Mosè, nonostante la contrarietà del fratello Aronne, restituisce la luce all’Egitto che gli era stata tolta dall’ultima piaga divina che si era abbattuta sul paese.
Nella grande storia narrata, si inserisce, come ogni vicenda d’opera vuole, un amore, quello tra Osiride, figlio del Faraone, e la ragazza ebrea Elcia. Osiride, aiutato nell’impresa anche dal fido Nombre, appena saputo che la sua amata se ne sarebbe dovuta andare, sobilla il popolo che, istigato anche dal gran sacerdote, si raduna minaccioso sotto le mura del palazzo: della partita è anche Amaltea, la moglie del Faraone, che si è convertita all’ebraismo. Il Faraone dunque è costretto dai tumulti a sovvertire l’ordine che aveva precedentemente dato. Mosè, per tutta risposta fa piovere la grandine e i fulmini sugli egiziani, “fenomeni divini” con i quali termina il primo atto.
Così, suo malgrado, il tentennante re dell’Egitto torna ancora sui suoi passi, decidendo di lasciare liberi gli ebrei, al contempo annunciando al figlio Osiride che la principessa d’Armenia è pronta a sposarlo. Ma il figlio, informando Elcia dei piani del padre, decide di fuggire con l’amata, nascondendosi con lei in una grotta isolata. Amaltea, con le sue guardie, e Aronne all’improvviso giungono nel nascondiglio, rifiutando di separare i due giovani, mentre Osiride dichiara di voler rinunciare al trono.
Intanto il Faraone annuncia che la partenza degli ebrei è ritardata a causa di un attacco dei nemici dell’Egitto, anche se in realtà ha cambiato di nuovo idea. Mosè non ne può giustamente più di questo tira e molla e, con una nuova piaga, minaccia la morte di tutti i primogeniti egiziani, compreso Osiride, che verranno uccisi da un fulmine.
Il povero Faraone allora lo fa arrestare, ponendo il figlio come suo co-reggente, e incaricandolo di proferire la condanna a morte di Mosè. Elcia, a questo punto, prega l’amato di lasciare libero il suo popolo verso la terra promessa, diventando re e sposando la principessa d’Armenia. Osiride rifiuta, e in un impeto di collera sta per uccidere Mosè, quando viene ucciso da un fulmine.
Nell’ultimo atto dell’opera, gli ebrei, durante la fuga, inseguiti da vicino dall’esercizio egizio guidato da Mambre, raggiungono le sponde del Mar Rosso, che ad un certo punto, davanti alla preghiera di Mosè, si apre, facendoli passare, richiudendosi però subito dopo, sull’esercito egiziano.

Di certo “Mosè in Egitto” non è tra le opere più felici del compositore pesarese, anche se contiene una delle sue gemme più preziose, la già citata preghiera “Dal tuo stellato soglio”, espressa prima della separazione delle acque del Mar Rosso, paragonabile forse solo all’altrettanto sublime finale del “Guglielmo Tell”.
Altri momenti sono però da ricordare: il coro iniziale con la scena seguente e soprattutto, nel secondo atto, il bellissimo quartetto “Mi manca la voce” tra Amaltea, Elcia, Osiride e Aronne nella grotta rifugio dei due amanti.

Il regista dello spettacolo, Pier Francesco Maestrini, sceglie di raccontare la vicenda utilizzando soprattutto delle videoproiezioni (di Nicolás Boni) che, precedute da frasi dell’Esodo, inquadrano le vicende, riverberando un vero e proprio immaginario cinematografico degli anni ‘50, aiutato anche dai costumi di Stefania Scaraggi e dal disegno luci di Bruno Ciulli. In questo modo il pubblico può partecipare con emozioni diversificate, con l’aiuto della musica rossiniana, ai prodigi di Mosè e alle altre avventure narrate.

Detto questo, tuttavia, la vera e propria messa in scena del “Mosè”, con i relativi movimenti del coro e dei personaggi, ci è parsa piuttosto didascalica, senza alcuna verve che desse smalto e stupore vero all’allestimento.

Nel complesso armonica e ben impostata la concertazione di Giovanni Di Stefano, alla guida dell’Orchestra Filarmonica Italiana, supportato in maniera perfetta dal coro lirico di Modena, preparato da Giovanni Farina, che nell’opera ha parecchio risalto.

Di ottima resa di tutto il cast vocale capitanato da Riccardo Zanellato, Mosè, che imposta in modo perfetto “Dal tuo stellato soglio”, che viene concesso come generoso bis al pubblico, conquistato dalla meraviglia di questa pagina di incredibile commozione. Ma tutti gli interpreti principali meritano una citazione: dal generoso tenore Dave Monaco, un Osiride dalla voce svettante che esprime con slancio il suo amore per Elcia, all’autorevole Faraone di Andrea Pellegrini. Veramente molto brave le due interpreti femminili, a cominciare da Mariam Battistelli, interprete del ruolo della regina Amaltea, che esprime con proprietà le difficoltà insite in “La pace mia smarrita” e il soprano Aida Pascu, anch’essa intensa ed espressiva nella dolce aria “Porgi la destra amata alla real donzella”.

MOSÈ IN EGITTO
Azione tragico-sacra in tre atti
Libretto di Andrea Leone Tottola
Musica di Gioachino Rossini

Mosè Riccardo Zanellato
Osiride Dave Monaco
Faraone Andrea Pellegrini
Elcia Aida Pascu
Amaltea Mariam Battistelli
Amenofi Angela Schisano
Aronne Matteo Mezzaro
Mambre Andrea Galli

Orchestra Filarmonica Italiana
Coro Lirico di Modena

Direttore Giovanni Di Stefano
Regia Pier Francesco Maestrini
Scene e video Nicolás Boni
Costumi Stefania Scaraggi
Luci Bruno Ciulli
Maestro del Coro Giovanni Farina

Nuovo Allestimento

Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena, Fondazione Teatri di Piacenza e Fondazione I Teatri di Reggio Emilia

Visto a Reggio Emilia, Teatro Valli, il 17 novembre 2024

0 replies on “Il Mosè (in Egitto) di Riccardo Zanellato conquista il pubblico di Reggio Emilia”