Non tre sorelle. Enrico Baraldi da Čechov all’Ucraina di oggi

Non tre sorelle (ph: Luca Del Pia)
Non tre sorelle (ph: Luca Del Pia)

Debutto assoluto per la nuova produzione del Metastasio di Prato, che vede tre attrici di Kyiv confrontarsi con due colleghe italiane

Come può il teatro, nel presente che viviamo, rifugiarsi per lo più nel passato per riproporci solo temi esistenzialisti che (apparentemente) poco hanno a che fare con il mondo che ci circonda?
Arma fra le più potenti in possesso dell’essere umano per interpretare la realtà, il teatro è capace di percepirne le storture rendendocele evidenti, e non può quindi rimanere indifferente davanti alle atrocità che accadono proprio qui vicino a noi.

Ecco così che, quasi per caso, un adattamento iniziato nel 2020 di “Tre Sorelle” di Čechov, interrotto a causa della pandemia, due anni dopo ha fornito la possibilità di sviscerare dal di dentro le più intime contraddizioni di una guerra che ci coinvolge tutti, quella nata dall’invasione russa dell’Ucraina.

Ora, cosa c’entra un autore vissuto tanti anni fa con l’attualità? E cosa mai potrà offrire per interpretare la nostra, di realtà? Cosa potranno significare le vicende di tre ragazze che spasmodicamente vogliono andare a Mosca per fuggire dalla vita di provincia con la guerra in Ucraina?


Il caso ha voluto che il regista del progetto, Enrico Baraldi, abbia avuto la fortuna di conoscere un gruppo di attrici di Kyiv, giunte in Italia grazie al progetto di accoglienza per studenti di teatro Stage4Ukraine, creato con passione ed umanità da Matteo Spiazzi.
Allora ha iniziato a chiedersi: cosa penseranno loro di Masa, Irina e Olga, le tre protagoniste del dramma cechoviano? Che senso darebbero, oggi, alla famosa frase: “A Mosca! A Mosca! A Mosca!”.

Ecco così che il testo di Čechov ha acquistato una nuova dimensione, trasformandosi in “Non tre sorelle” (drammaturgia di Francesco Alberici e dello stesso Baraldi, dramaturg Ermelinda Nasuto), diventando motivo scatenante per porre alle stesse interpreti (e, di rimando, allo spettatore) un grumo di domande. Tutto ciò avviene, in scena, rendendo viva l’esperienza di tre attrici ucraine, che si confrontano sul palco con quella di due colleghe italiane.
Si può mettere in scena un autore rappresentativo della cultura del “nemico”? Che cos’è, per noi (e per loro), Mosca oggi? Se lo chiedeva già Čechov nel 1901, ma la domanda non potrebbe essere più attuale. Così come chiedersi quale senso possono avere, nel nostro contemporaneo, le parole finali di Olga: “Come sarà la vita dopo di noi? E tutto questo soffrire, che senso ha? Poterlo sapere, poterlo sapere!”.

Natalia e Julia Mykhalchuk, Anfisa Lazebna, Susanna Acchiardi e Alice Conti, come è spesso costume negli spettacoli della compagnia bolognese Kepler-452 (di cui Baraldi è da anni regista, autore ed attore), raccontano dal vero la propria esperienza, sia di interpreti che di esseri umani, dandone nuovo senso e fornendo un nugolo di suggestioni.

Per Alice, affrontare questo spettacolo, è la gioia iniziale di misurarsi finalmente con un testo della tradizione, e non più di teatro contemporaneo come era sempre stata abituata a fare, indagando il senso contraddittorio del termine ‘confine’.
Per Susanna è l’incontro con le tre colleghe ucraine, e la compartecipazione al loro dolore per la patria offesa.
Per Natalia, Julia e Anfisa sono le enormi difficoltà di poter recitare dove prima lo avevano sempre fatto; dover essere costretti – insieme agli spettatori – nel ventre del sottosuolo per paura delle bombe; l’odio rispetto alla guerra che le ha costrette a uscire dal proprio Paese; ma anche le enormi perplessità nel dover recitare un testo del ‘nemico’.

È ovvio che, alla fine, sarà comunque ancora il teatro a vincere, se ad un certo punto il testo dell’odiato nemico, trasformato dal tritadocumenti in pezzettini apparentemente inutili di carta, riuscirà a trasformarsi – attraverso un miracolo che solo sulla scena può accadere – in fiocchi di neve, caratteristici nei drammi del nostro Anton Pavlovič.

Così, in un impasto di lingue, dall’italiano al russo, dall’ucraino all’inglese, ci viene restituita, ancora e sempre, tutta la forza che la Cultura e l’Arte posseggono per renderci fratelli, per accomunarci in un dolore condiviso che nessun dittatore potrà mai distruggere.

NON TRE SORELLE / He tpи cectpи
con Susanna Acchiardi, Alice Conti, Anfisa Lazebna, Yuliia Mykhalchuk, Nataliia Mykhalchuk
regia Enrico Baraldi
drammaturgia Francesco Alberici, Enrico Baraldi
dramaturg Ermelinda Nasuto
produzione Teatro Metastasio di Prato
con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Prato
progetto Davanti al pubblico 2020
Teatro Metastasio di Prato
con Fondazione Toscana Spettacolo Onlus / Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt)

Visto a Prato, Teatro Fabbrichino, il 3 dicembre 2022
Prima assoluta

 

 

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