Chi ha paura di Virginia Woolf? Latella torna alla drammaturgia statunitense

Chi ha paura di Virginia Woolf? (ph: Brunella Giolivo)
Chi ha paura di Virginia Woolf? (ph: Brunella Giolivo)

Il testo di Albee vede in scena Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni, Paola Giannini e Ludovico Fededegni. E lo spettacolo fa incetta di nomination per gli Ubu 22 

Era assolutamente prevedibile (e condivisibile) che, oltre alle candidature per la regia e come miglior spettacolo, fra gli attori in lizza come migliori attori e attrici per il Premio Ubu 2022 (Klp vi darà in diretta da Bologna i vincitori lunedì sera dalle 20,30 con videointerviste e foto live), fossero in nomination anche Sonia Bergamasco e Vinicio Marchioni, che abbiamo visto nei panni di Martha e George nello spettacolo diretto da Antonio Latella “Chi ha paura di Virginia Woolf?”, testo di Edward Albee. Con loro sul palco Paola Giannini e Ludovico Fededegni, anche lui segnalato tra gli attori under 35.

Una scelta prevedibile e condivisibile perché il regista napoletano, rispetto all’“Hamlet” milanese (in cui la sua mano, attraverso delle stupefacenti invenzioni, ci era parsa ben presente per plasmare il testo shakesperiano) questa volta sembra nascondersi, per lasciare il compito di marcare la propria regia alla magistrale interpretazione degli interpreti, alle prese con un vero e proprio gioco al massacro, che lo spettacolo riesce a riconsegnarci in modo esemplare, nella perfetta e lucida analisi dei sentimenti che lo attraversano.
Del resto, anche al cinema, il regista Mike Nichols scelse due attori “monumento” come Richard Burton ed Elizabeth Taylor nei ruoli dei protagonisti.

Il regista napoletano “torna” quindi negli States dopo aver precedentemente visitato “Un tram che si chiama Desiderio”, “Francamente me ne infischio” e “La Valle dell’Eden”, altri tre testi di cui anche il cinema ci ha rimandato l’immaginario.


Al centro, fin dall’inizio, una coppia dell’alta borghesia di cui si avvertono da subito i primi dissapori: Martha è la figlia del direttore di un importante college, George un insegnante di storia che non riesce a fare carriera, soffocato dalla figura del padre di lei.
A loro si aggiungono, poco dopo, due giovani ospiti, il rampante docente di biologia Nick, a cui fa da contraltare la fragilissima moglie Honey. I due giovani diventeranno, loro malgrado, spettatori spesso coinvolti in quello che possiamo definire un vero e proprio combattimento tra Martha e George.

I quattro protagonisti si muovono in uno spazio scenico asettico, di gelida eleganza, chiuso da tende verdi, in cui fa bella mostra di sé un grande pianoforte verticale e un enorme armadio che da una parte si apre su bottiglie e bicchieri, mentre dall’altra dà accesso a spazi che lo spettatore non vede; sul palco anche una poltrona, una lampada e, in primo piano, una serie di gatti di porcellana.
E’ da quel pianoforte che Martha, in piedi, voracemente, come accadrà più volte, intona il motivetto che dà il titolo allo spettacolo, “Who’s Afraid of the big bad Wolf”, in cui però al lupo cattivo sostituisce il nome della celebre scrittrice inglese, forse identificandosi in lei nel rivendicare il proprio orgoglio femminile rispetto al ruolo, per lei prevaricante, del marito.

Poco per volta, attraverso la scrittura finissima di Albee (la traduzione è di Monica Capuanidramaturg Linda Dalisi), e con un continuo rimbalzo di parole, spesso contraddistinto da vera e propria violenza gestuale (vi è anche, ad un certo punto, una pistola che passa di mano in mano fino a sparare a salve), scopriremo tutte le fragilità che covano i quattro personaggi, all’apparenza così spavaldi.
Fra tentativi di approccio sessuale tra le due coppie, gravidanze isteriche e figli inesistenti prematuramente scomparsi, si consumano quasi tre ore di forte disagio emotivo, in cui ognuno, per difendere sé stesso, tenta di demolire l’altro, e dove ciascuno, per sconfiggere il dolore (la morte), deve inventarsi qualcosa.

Solo alla fine, in questa lotta tra i sessi, si farà strada – silente – il simbolismo di una testa di coniglio, segno questa volta tangibile dell’estrema possibilità di Latella per insinuarsi tra le parole, del resto così ben orchestrate.

“Tutto accade in una notte, perché anche per Albee, come per la stessa [Virginia, ndr] Woolf, il tempo è circolare, non invecchia mai” scrive Latella nelle note di regia. L’ossessione per il ritmo viene quindi condivisa dalla scrittrice inglese e dal drammaturgo statunitense. Quell’Albee di cui viene narrato richiedesse ai suoi attori un rispetto totale della punteggiatura.
Da queste suggestioni deriva la scelta di Latella per un approccio al testo realistico, “ma che diventa visionario per la potenza del linguaggio”.

Nessuno, alla fine, si dimostrerà vincitore: i due padroni di casa, andati via gli ospiti, resteranno come spossati dalla notte di feroci illusioni, e la stessa Martha dovrà ammettere di avere paura, anche lei, di Virginia Woolf; mentre sarà la pietà per la resa di questi esseri umani ad insinuarsi nel cuore dello spettatore mentre lascia il teatro.

In scena dal 31 gennaio al 12 febbraio 2023 al Teatro Argentina di Roma.

CHI HA PAURA DI VIRGINIA WOOLF?
di Edward Albee
traduzione Monica Capuani
regia Antonio Latella
con Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni, Ludovico Fededegni, Paola Giannini
dramaturg Linda Dalisi
scene Annelisa Zaccheria
costumi Graziella Pepe
musiche e suono Franco Visioli
luci Simone De Angelis
assistente al progetto artistico Brunella Giolivo
assistente volontaria alla regia Giulia Odetto
documentazione video Lucio Fiorentino
Produzione Teatro Stabile dell’Umbria
con il contributo speciale della Fondazione Brunello e Federica Cucinelli

durata: 2h 40′

 

 

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