Sopravvivere in Regione Lazio. Gli operatori teatrali alla ricerca della trasparenza

Si salvi chi può
Si salvi chi può
Si salvi chi può

Fin troppo spesso, negli ultimi mesi, ci siamo trovati a parlare della situazione disastrosa di certi sistemi teatrali, specialmente quelli a gestione locale. In questo caso la ghigliottina dei tagli si è abbattuta sul collo delle strutture sostenute dalla Regione Lazio. Per l’ennesima volta, quasi da un giorno all’altro, vien fuori che ulteriori fondi sono stati revocati, con conseguente blocco dei pagamenti. Per questo le strutture vincitrici dei bandi pubblici finanziati dalla Regione Lazio – Assessorato alla Cultura, Arte e Sport, tramite la legge regionale n. 32 hanno indetto lo scorso 2 marzo una conferenza stampa in piazza.
Il cuore del problema riguarda i “progetti culturali già realizzati nel 2010 e l’incertezza sul 2011 rispetto al finanziamento biennale (Officine Culturali e Attività Ricorrenti), il bando della Provincia di Roma per l’annualità 2011 e il bando per iniziative culturali da svolgersi nei Municipi gestito dal Comune di Roma”.

Mercoledì scorso, quindi, uno sparuto ma agguerrito gruppo di addetti ai lavori (e qualche giornalista) si è ritrovato nella piazza antistante al palazzo della Regione Lazio, sotto lo stendardo di uno slogan che recitava “Cultura Bene Comune”.
Probabilmente ci si aspettava una partecipazione più allargata, in questo momento in cui ci si riempie la bocca di parole come morte della cultura, strangolamento economico e via dicendo. Le realtà produttive di varie regioni continuano a subire i colpi violenti sferrati da un atteggiamento di poca trasparenza da parte delle istituzioni.
Al megafono sono intervenuti Roberta Nicolai (Triangolo Scaleno Teatro), Alessandra Ferraro (Margine Operativo), Gianluca Riggi (Teatro Furio Camillo), Giulia Rodano e Luigi Nieri, consiglieri regionali e Gianluca Peciola, consigliere provinciale, proprio per diradare la nebbia abbassatasi sui bilanci.
Le strutture che rischiano tutto il banco sono otto Attività Ricorrenti, per circa 1 milione 450 mila euro complessivamente tagliati; 162 strutture teoricamente sostenute dalla Regione. “Il problema principale è quello dell’incognita – specifica Ferraro in conferenza stampa – Ad essere in attesa di una risposta sono le aspettative della stessa utenza”.

Secondo Rodano “la situazione di cassa non giustifica, almeno non più, il blocco totale”. La piccola delegazione, ricevuta dall’assessore alla Cultura Fabiana Santini, è andata in cerca di risposte alle risorse promesse, soprattutto riguardo ai prossimi anni. Secondo il comitato, specialmente in un momento di crisi (reale o presunto) come questo, andrebbe inserito nella normativa un criterio di assegnazione ulteriore rispetto al solito “ordine di tempo”, “un criterio di buon senso che tenga conto maggiormente di quelle realtà svantaggiate, meno collegate, che hanno più bisogno di fare rete”. Un antidoto alla politica di soli eventi portata avanti dalla politica attuale.
Il comunicato stampa successivo all’incontro recitava: “L’Assessore ha garantito che entro la fine di marzo saranno effettuati i pagamenti, non ancora erogati, relativi ai saldi 2009 e agli anticipi 2010 delle Officine e delle Attività Ricorrenti. Ha preso l’impegno di verificare la situazione relativa al bando per attività culturali svolte nei Municipi di Roma. Ha inoltre garantito che nei prossimi giorni verranno definite le convenzioni 2011 per i progetti biennali (Officine e Attività Ricorrenti) per i quali ha indicato un taglio dei contributi tra il 13% e il 15%, e per la ristrutturazione dei teatri. L’Assessore ha annunciato la volontà di redigere la legge regionale sullo spettacolo dal vivo entro l’estate 2011 e di intraprendere un percorso di audizioni per la costruzione della stessa. Su richiesta della delegazione l’Assessore si è resa disponibile a continuare un percorso di dialogo e di confronto sulla programmazione culturale nella Regione Lazio”.


Ma un incontro certo non basta; per smuovere davvero la situazione occorre una vera e propria mobilitazione strutturata. Al secondo appuntamento, svoltosi lunedì 8 marzo al Teatro Furio Camillo, è presente la stessa delegazione. Oltre a mettere in piedi un piano d’attacco per ottenere i fondi bloccati, l’obiettivo si è già allargato, includendo la strutturazione di un vero e proprio fronte comune, al punto che arriva all’ordine del giorno la ricerca di un nome. Fabio Morgan del Teatro dell’Orologio Sala Orfeo fa notare come il prossimo passo debba occuparsi di liberare il campo da tutti i toni lamentosi, che assegnano a tutte le richieste un carattere elemosinario. Osservazione ben accolta da tutti. Anche perché, fa notare Ferraro, “qui si parla di un’area dello spettacolo altra dalle istituzioni più ricche e conosciute, parliamo del contemporaneo”. Sempre più questo criptico termine vorrebbe trovare una propria casa: se è vero dal punto di vista artistico, lo è ancor di più da quello organizzativo e di programmazione. Chi propone di “battere il ferro finché è caldo”, chi raccomanda di assegnare responsabilità precise, ma anche precise competenze.
Il progetto è di convocare finalmente un’assemblea pubblica, “fuori dal basso profilo” specifica Nicolai, alla presenza degli assessori dei tre enti locali, Fabiana Santini (Regione), Cecilia D’Elia (Provincia di Roma), Dino Gasperini (Comune di Roma); degli operatori; della stampa; addirittura di un pubblico. In un luogo, appunto, pubblico (magari proprio il Teatro di Roma).

Pubblico, questa potrebbe e dovrebbe essere le parole chiave. Rendere pubblica la costernazione di fronte a questa situazione. Dare un taglio ai vittimismi e ripartire dai progetti, verso un sistema che si costruisca dal basso, con attori del settore che indichino in prima persona (e tramite un coordinamento adeguato) cosa, come e dove investire. Non si tratta solo di soldi, ma di contatto, di accessibilità delle risorse. Non è politica, è ricerca della trasparenza.

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