A FOG 2025 libertà e imperfezione, tra flamenco e danza contemporanea
Un incontro imperfetto, divertito, sbracato. Una danza che è tutta un sorriso. “RI TE” è un atto di ribellione coreografica, un rito che mescola flamenco e danza contemporanea in un cocktail che sfida le regole. È un duetto che nasce dal disordine, dall’improvvisazione, dal piacere di non prendersi sul serio.
Marlene Monteiro Freitas e Israel Galván sembrano non voler fare nulla di troppo spettacolare. Non ci sono piroette da applausi o salti vertiginosi. No, qui si parla d’altro: ironia, disinvoltura, e corpi che sanno come usare l’imprevisto come ingrediente principale.
Monteiro Freitas, capoverdiana, con la sua danza che gioca tra la precisione e la follia. Galván, un’icona del flamenco, si butta in un mare di movimento e silenzio, tra pause strappate e veloci esplosioni di piedi, mani e dita. Due mondi lontani, che però si fondono in un’unica danza a ritmo di caos. Un mix di comicità e tensione che si fa spazio sul palcoscenico di Triennale Milano per FOG 2025.
Il “rito” di “RI TE” è fatto di gesti scattanti, pause sgarbate e piccoli ammiccamenti, con un muro alle spalle e luci fredde a fare da cornice a un’ambientazione che sembra più un laboratorio di prove che un palcoscenico. Perché qui non c’è nulla di perfetto. Anzi. A partire dai costumi che sembrano presi direttamente dal guardaroba di un supermercato: tute bianche da cameriere, stivaletti di gomma, e quel look da lavoro che non fa che aggiungere un tocco di nonsense. L’immagine è volutamente sgraziata, quasi ridicola, ma funziona, e scatena l’ilarità.
Una scenografia minimale: pannelli di legno, luci al neon e due sedie. Ma le sedie non sono solo sedie. Sono scosse, usate come trampolini per movimenti esilaranti. La scena sembra vivere in un limbo, dove le leggi della coreografia classica sono completamente sovvertite. La performance non si fa spettacolo: diventa incontro, esperimento. La ricerca di un linguaggio nuovo.
E che linguaggio! Quello di Monteiro Freitas è il corpo come esplosione, come anarchia anche di sguardi apotropaici, mentre Galván, più riflessivo, è un fuoco che si spegne e si riaccende nel silenzio. Insieme, danzano un duetto di sfide e seduzioni. La loro danza è un gioco di sguardi, di piccoli scherzi, un flirt tra le forme del flamenco e la libertà della danza contemporanea. Le loro movenze sono imprecise, quasi sgraziate, eppure comunicano un’intensità palpabile. Non sono qui per brillare, ma per abbattere ogni barriera.
“RI TE” è l’arte della rottura. La danza che ride di sé stessa, che si fa beffe della perfezione e della misura. È il rifiuto di ogni forma di sobrietà, in un tripudio di rumori, schiocchi, percussioni. È il tip tap degli arti, della pancia, del torace. Qui la tosse diventa ritmo, i passi sembrano battiti di una macchina impazzita. Non c’è nulla di lineare, nulla di comodo. C’è solo il corpo che si libera da ogni costrizione. E l’umorismo che nasce dal caos, dalla contaminazione, che irride le convenzioni.
Marlene Freitas è iconoclasta. Sputa movimenti in faccia al pubblico, con il suo corpo che diventa una macchina impazzita, capace di gesti che sembrano privi di senso, ma che invece comunicano tutto. Galván è altrettanto imprevedibile. Scivola, scompare, poi riemerge come una risata. Si diverte, e fa divertire. Sono due entità che si conoscono a tal punto da riuscire a creare un dialogo intimo, elettrico, che non ha bisogno di parole. Il corpo è il mezzo, e in “RI TE” è il solo linguaggio possibile.
La performance è una risata cinica che sfida ogni convenzione. Sembra che tutto si stia sciogliendo: i gesti, le forme, i ritmi, eppure il pubblico si lascia travolgere, conscio di trovarsi di fronte a un’opera che sta distruggendo le regole della danza per costruirne di nuove. La danza diventa irriverente, anarchica, ma al tempo stesso coinvolgente, esuberante. È una danza che strappa il sorriso con l’ironia e l’imprevedibilità.
In un mondo dove tutto deve essere perfetto, brillante e spettacolare, “RI TE” è una dichiarazione di guerra. È una performance che annulla ogni gerarchia, che parla di corpi veri, di imperfezioni che diventano bellezza. La danza, qui, non è un atto di grazia, ma di esplorazione. Un viaggio nello sberleffo, dove ogni suono, ogni movimento, ogni sorriso è un atto di ribellione.
Eppure, nonostante tutto il disordine, c’è un filo invisibile che lega Marlene e Israel. Quello di una creazione autentica, frutto di giorni passati insieme a provare e scoprire cosa può succedere quando due esseri così bizzarri si incontrano sul palco. Non si tratta solo di coreografie, ma di una fusione di anime, mondi e linguaggi. E quando il pubblico entra nel loro mondo, tra un olè e l’altro urlati con perfetto tempismo, non è solo spettatore. È coinvolto. Non comprende tutto, ma si lascia trasportare. E questo è il bello.
Non capita spesso di vedere due artisti così eccentrici, così veri, così lontani da ogni aspettativa tradizionale. Ecco cosa rende “RI TE” speciale: la sua capacità di essere libera, di essere maleducata e naif, e pertanto profondamente genuina. Una bellezza fuori dagli schemi. Un rituale che sa ridere di sé stesso e del mondo.
Alla fine, non c’è una risposta, ma la danza è proprio questo: una domanda aperta. La voglia di giocare con i corpi. La forza di sprigionare – e condividere – il proprio daimon. Perché lo spettatore possa fare altrettanto.
RI TE
Ideato e interpretato da: Marlene Monteiro Freitas e Israel Galván
Design visivo: Yannick Fouassier
Suono e direzione tecnica: Pedro León
Un progetto commissionato da: Théâtre de la Ville Paris – Festival d’Automne à Paris
Prodotto da: P.OR.K e IGalván Company
P.OR.K Associação Cultural è finanziata da: Repubblica Portoghese – Ministero della Cultura/Direzione Generale dell’Arte
IGalván Company è sostenuta da: INAEM Instituto Nacional de las Artes Escénicas y de la Música
Durata: 1h 20’
Applausi del pubblico: 3’ 30”
Visto a Milano, Triennale, il 20 marzo 2025
Prima italiana
