Romeo Castellucci nell’Inferno dantesco. Prime impressioni sul debutto di Avignone

Inferno
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L’Inferno di Romeo Castellucci (photo: festival-avignon.com)
Siamo andati alla ricerca di qualche impressione all’indomani del debutto assoluto ed avignonese dell’Inferno di Romeo Castellucci.
Complice, forse, la domenica estiva, il web per ora non abbonda. Ve ne vogliamo comunque proporre qualcuna, così da saperne di più dell’ultima produzione – in tre parti – della Socìetas Raffaello Sanzio. In attesa che lo spettacolo arrivi poi in Italia durante la tournée mondiale che porterà la Divina Commedia, dopo le tappe francesi, anche a Ginevra, Atene, Vilnius, Londra, Los Angeles e Tokyo.


Romeo Castellucci proietta “L’Inferno” di Dante dai papi di Avignon
TV5 Monde […] Il palazzo e la sua corte, luoghi mistici del festival, sono in qualche maniera i personaggi centrali dell’Inferno di Castellucci, spettacolo molto plastico e sensoriale ma senza parole o quasi, tranciando in questo con il culto della lingua celebrato da Valérie Dréville in Partage de midi di Claudel. Dei falsi-veri turisti muniti di audioguide si affollano sull’immensa scena fino a qualche istante prima dello spettacolo, che si apre su un commento preregistrato evocante la storia del luogo. Poi il regista avanza, lancia un “Mi chiamo Romeo Castellucci” che esprime subito il proposito di un approccio intimo […]Castellucci testa la gravità degli oggetti, come illustra il rimbalzo del pallone accompagnato dagli effetti sonori di Scott Gibbons […]Il regista convoca una bella umanità, che va dai bambini agli anziani. Una folla che sopporta molto (rumori d’incidenti automobilistici, strangolamenti, catapulte sul palco scivoloso…) ma scambia anche gesti teneri e indirizza all’essere scomparso dei piccoli “ti amo”. […]


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La Corte d’Onore s’infiamma per “L’Inferno”
di Fabienne Pascaud – Telerama

Romeo Castellucci e la sua compagnia hanno presentato ieri sera Inferno, prima parte della trilogia (molto liberamente) ispirata alla Divina Commedia di Dante. Uomo-ragno, cani-lupo, fantasmi e incubi… Uno spettacolo allucinante, in cui nulla è gratuito, che ha messo il fuoco al Palazzo dei Papi.[…] Magistrale! Raramente abbiamo visto la Corte d’Onore sfruttata così magicamente nella sua stessa architettura, dal suolo al tetto, dalle finestre alle mura.[…] L’artista affronta visibilmente i cani dell’inferno antico; si prepara a scendere all’inferno, esattamente come Dante nella sua Divina Commedia. Perché è al posto stesso del filosofo-poeta del Rinascimento italiano che andiamo a percorrere i mille e un labirinto dell’inferno e dello spettacolo, incontrando la folla di fantasmi anonimi ed esangue che la popolano, che cadono, rinascono e sembrano sfiniti dell’esser lì. Lo spettatore è diventato Dante.[…] E dopo tutti questi peccati? Non sapremo cosa questi fantasmi hanno commesso. Sappiamo appena cosa soffrono e che la nostalgia della vita ossessiona disperatamente i loro passi lenti e tristi. Riportandoci a sopportare meglio le nostre disperazioni di vivi, fortunatamente molto vivi. Castellucci ha saputo rendere sensibile e vicina la Divina Commedia, questo capolavoro impossibile ed enigmatico, che ci dona immediatamente voglia di abbeverarci alla sua fonte.

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Il papa cacciato nell’inferno
di Brigetoun

Castellucci, straordinariamente Castellucci, bellezza e violenza davvero infernale. E malgrado tre imbecilli dietro di me, troppo stupidi per aver la cortesia d’andarsene (ho finito per sedermi per terra in prima fila), sono entrata nel tremore richiesto. Una fila di cani incatenati e schiumanti davanti a me mentre tre cani si accaniscono contro Castellucci a terra […]Una pelle di lupo che passa da lui a un uomo che scala a mani nude la facciata, interminabile, fino alla sommità della torre di destra, dove invia un pallone ad un ragazzino […] La pelle di lupo e il pallone passano di mano in mano – una folla avanza in fila, accucciandosi come un tappeto di morti, i corpi che girano su se stessi – suoni così forti che detonazioni e chiari di luna danzano fondendosi dietro le arcate, le finestre o i muri – una tensione permanente anche nei momenti di tenerezza e una paura continua o quasi – voci tra i gregoriani e i madrigali – passa di ciclo in ciclo. […]

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Chapeau a un progetto folle
di Christelle Zamora – Rue de Theatre

Uno splendido momento, quello offerto dal regista e coreografo italiano Romeo Castellucci nella Corte d’Onore del Palazzo dei Papi in cui ha presentato Inferno […]Questo inferno all’italiana è parso alla critica come la descrizione di un mondo attuale, quello del “qui e ora”, d’un tempo sospeso incurante di un altrove impercettibile […]

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Castellucci porta “L’Inferno” all’apice
di Brigitte Salino – Le monde

Con l’Inferno di Dante (1265-1321), dei cani sono entrati nella Corte d’Onore del Palazzo dei Papi. Sette molossi, tenuti al guinzaglio dai loro padroni […]Con Castellucci è tutto un affare di sensazioni, di terrori ricorrenti e appelli all’incosciente. Con, talvolta, un sentimento morboso e fastidioso – quando gli individui sembrano utilizzati come una pasta per modellare immagini. […]Ci si domanda perchè Andy Warhol occupi la fine dell’Inferno, saltando fuori da un’auto carbonizzata. Sono venti minuti inutili. Ma che non offendono il ricordo dello spettacolo, che trasforma il Palazzo in una “foresta oscura” in cui ciascuno è invitato a fare il proprio viaggio.

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Epitaph
Romeo Castellucci
2003, Ubulibri

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4 Comments

  1. says: Cettina Chirieleison

    E’ un capolavoro! Castellucci ha saputo rendere l’idea dell’inferno in maniera assolutamente originale e fortemente coinvolgente, ho trascorso un’ora e mezza di suspence e di compartecipazione alla drammaticità dell’evento, mi ha coinvolto e toccato nel profondo.

  2. says: Anonimo

    Magnifico spettacolo!Castellucci è riuscito a creare un incastro di sensazioni molto diverse fra loro,risultato: fantastico.
    Spettacolo che vi consiglioo!

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