Il teatro di figura di Progetto GG accende la fuga verso il vero sé, tra smarrimenti, musica e sogni ribelli
C’è una città grigia, spenta, senza respiro. È la Città dei Noncontenti, dove il sindaco – con fascia tricolore e accento romagnolo – scandisce leggi che sembrano colpi di martello: vietato cantare, vietato pensare, obbligo di obbedire. I cittadini? Sagome di legno. Soldatini nel cemento. Esecutori spenti. In questa scena iniziale, asciutta e precisa, “Rosaluna e i lupi” prodotto da Accademia Perduta/Romagna Teatri costruisce subito il suo campo di battaglia: la libertà contro l’appiattimento.
La scenografia – firmata da Donatello Galloni insieme a Ilaria Comisso con materiali di riciclo – è un piccolo miracolo di invenzione: un bancone da bar, pupazzi e strutture che sembrano vivere di notte. Nulla è superfluo. Tutto è trasformabile. I lupi, con occhi luminosissimi e fulminanti, emergono dal buio con ululati e movenze zoomorfe che affascinano e inquietano. Sono presenza, richiamo.
Poi arriva lei. Rosaluna. Refrattaria, fuori norma già dall’abito scollato. Formosa, tozza eppure quasi felliniana, con quella testa grande e quella bocca enorme, perfetta per cantare. E canta. Canta perché deve. Canta perché le viene da dentro. La mente può anche essere piegata agli ordini, ma l’istinto no. La memoria, il corpo no.
Le due attrici – Consuelo Ghiretti e Francesca Grisenti (in alternanza con Elena Gaffuri) – sono generose, fisiche, mobili. Si donano senza riserve. Giocano con il corpo, con la voce, con l’infanzia e con l’ombra. Sono presenza piena, mai didascalica. Tengono il ritmo, costruiscono immagini, aprono spazi.
La città, intanto, pulsa di rumori: frastuoni secchi, metallici, ripetitivi. È la colonna sonora dell’obbedienza. Poi qualcosa si incrina. Rosaluna prepara una tisana sotto lampioni giganti, si lava, si pettina, si perde. È gialla come il sole. Scarmigliata. Viva. E proprio da quella vita nasce la fuga.
Una fuga necessaria. Vitale. Il passaggio verso il bosco è uno scarto poetico: la notte si apre, il suono si fa leggero, quasi sospeso. Le musiche – firmate da Davide Zilli, Rolando Marchesini e Claudio Poldo Parrino – accompagnano con delicatezza: carillon, xilofono, accenni onirici. Anche i movimenti scenici di Manfredi Perego sono appena suggeriti, mai invadenti. Un “Tango delle capinere” che sfiora, più che dichiarare.
E nel bosco, ecco i lupi. Non sono solo animali. Sono simbolo. Libertà pura. Voglia di perdersi. Mistero. Pericolo. Scoperta. Perché sì, il rischio esiste. Il bosco non è rassicurante. Ma il vero pericolo è restare fermi. Obbedienti. Spenti. La quiescenza è la vera minaccia.
Rosaluna lo sa. E allora vola. Si lancia verso una luna enorme, mai così vicina, mai così magica. Le luci disegnano uno scenario notturno incantato. E mentre lei sale, è tutta la città che si solleva con lei, in un’immagine che richiama le tensioni dinamiche di Umberto Boccioni. Il movimento diventa liberazione collettiva.
E poi festa. Foresta. Bolle di sapone. Schiuma. Colori. Lampioni che cantano e danzano. Un’esplosione gentile ma potentissima. Il canto diventa atto politico. Ribellione pura. Non urlata, ma irresistibile.

Liberamente tratto da “Rosa Luna e i lupi” di Magali Le Huche, lo spettacolo mantiene la forza originaria della fiaba e la trasforma in esperienza scenica viva, accessibile, necessaria. Non semplifica. Non addolcisce. Parla ai bambini (3–8 anni), ma colpisce dritto anche gli adulti.
Non è solo teatro ragazzi. È teatro e basta. Vincitore del concorso Young&Kids al FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea 2025, “Rosaluna e i lupi” che ha raggiunto Brindisi per la rassegna “Tutte le storie del mondo”, ideata e promossa dai Teatri del Nord Salento, è un piccolo gioiello. Un invito chiaro: uscire dal coro, sfidare leggi ingiuste, rifiutare l’appiattimento.
Perché degna di essere vissuta è una sola vita: quella che ci somiglia davvero. E, se serve, per trovarla bisogna avere il coraggio di ululare.
ROSALUNA E I LUPI
(liberamente tratto da “Rosa Luna e i lupi” di Magali Le Huche)
Progetto GG
con Consuelo Ghiretti, Francesca Grisenti /Elena Gaffuri
luci Donatello Galloni
scenografie Donatello Galloni e Ilaria Comisso
pupazzi Ilaria Comisso
decorazioni Ilaria Comisso e Emanuela Savi
movimenti scenici Manfredi Perego
musiche Davide Zilli, Rolando Marchesini, Claudio Poldo Parrino
costumi Patrizia Caggiati
occhio esterno Elena Gaffuri
produzione Accademia Perduta/Romagna Teatri
foto e video Lorenzo Bresolin
Si ringrazia Uot – Unità di Organizzazione Teatrale
per l’accoglienza presso il Teatro alla Corte di Giarola (Parma)
Spettacolo vincitore del concorso Young&Kids
al FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea 2025 di Lugano
durata: 50’
età: dai 3 anni
Visto a Brindisi, Teatro Don Bosco, il 29 marzo 2026
