L’omicidio di Amedeo Damiano nel monologo interpretato da Christian La Rosa al Teatro della Cooperativa
“Senza motivo apparente” è un monologo teatrale che colpisce per la sua potenza emotiva, la capacità di scavare nell’animo umano e di raccontare una storia vera, che affonda le radici nella realtà oscura e complessa della provincia.
Scritto e diretto da Chicco Dossi, con l’efficace interpretazione di Christian La Rosa, questo spettacolo si sviluppa come un viaggio esistenziale e introspettivo: una riflessione sulla solitudine di un uomo onesto, sull’identità di una cittadina dell’entroterra cuneese che si riteneva immune dalla criminalità e sul desiderio di comprendere un mondo privo di risposte certe.
Il titolo stesso, “Senza motivo apparente”, evoca subito una sensazione di smarrimento, di assenza di senso. La storia infatti narra – senza mai nominarlo – il caso di Amedeo Damiano, amministratore nell’ambito della sanità pubblica, assassinato nel 1987. Il suo omicidio rimase avvolto nel mistero, segnato da un’intricata vicenda giudiziaria e da un’apparente assenza di motivazioni concrete. Dossi e La Rosa ci portano in un racconto che non offre risposte facili, ma invita lo spettatore a interrogarsi sulla verità e sulle sue molteplici sfumature.
La Rosa inizia la performance di spalle, indossando un impermeabile chiaro, mentre il pubblico riempie la sala del Teatro della Cooperativa di Milano. L’attore riesce a trasmettere il turbinio di emozioni del protagonista, tra confusione, dolore e ricerca di senso. Il ritmo cadenzato della voce coinvolge lo spettatore in un gioco di tensione e riflessione. La drammaturgia si articola in una serie di sequenze narrative ed emotive, in cui la ripetizione della paratassi — uno stile giornalistico, icastico — e l’iterazione diventano strumenti rituali, che danno forma a un racconto a cerchi concentrici in continua evoluzione.
Il monologo si sviluppa come un audiodramma, con una struttura che ricorda quelle di Carlo Lucarelli: ogni parola è un tassello che contribuisce a creare una trama fatta di sospetti, intuizioni e scoperte. La regia di Chicco Dossi è minimalista ma efficace: la scena spoglia si concentra sull’essenziale, con l’uso delle luci che evocano lampioni nella notte. L’alternanza tra primi piani e inquadrature a figura intera, creata dal light design, accentua la sensazione di essere immersi nel flusso di pensieri del protagonista, trasmettendo l’idea di un continuo movimento interiore. Ogni pausa, ogni silenzio, è calibrato per enfatizzare la drammaticità della storia e il dramma psicologico che attraversa il personaggio.
La vicenda di Amedeo Damiano, presidente dell’Ussl 63, diventa simbolo delle ombre che attraversano la società italiana degli anni Ottanta, quando la mafia e la corruzione si insinuavano anche in realtà apparentemente tranquille come quella di Saluzzo, in provincia di Cuneo, teatro della vicenda. Il caso si evolve da semplice omicidio a una riflessione sulla vita di provincia, fatta di abitudini e rituali; sui giochi di connivenze e clientele; sui baronati di chi voleva mantenere i privilegi della vecchia sanità privata, nel momento in cui veniva istituito il servizio sanitario pubblico nazionale; sulle collusioni tra potentati locali e forze dell’ordine; sulle omertà della città; sulla fragilità delle istituzioni e sul fallimento della giustizia.
L’esito è un nugolo di domande senza risposta, come quella sui mandanti dell’omicidio. Anche se la ricostruzione, articolata come un agile romanzo d’inchiesta dalle tonalità gialle, sembra individuare un responsabile.
La drammaturgia di Dossi — che già avevamo apprezzato con il monologo “Nell’occhio del labirinto” dedicato al caso Tortora — alterna momenti di tensione a spazi di introspezione, in un continuo gioco di sovrapposizioni e incastri che non risolvono mai del tutto la questione centrale, ma la preservano viva e pulsante. Questo approccio stimola la riflessione e mantiene lo spettacolo aperto e dinamico. La regia, coadiuvata dalla collaborazione drammaturgica di Camilla Bassetti, sfrutta il teatro come luogo di incontro e riflessione, enfatizzando la parola e la fisicità compassata dell’attore per far emergere una verità soggettiva, che ogni spettatore è chiamato a costruire.
Il monologo si ispira al libro di Sergio Anelli, “Omicidio in danno del dottor A.”. Non racconta solo una vicenda individuale, ma diventa anche una riflessione sull’Italia degli anni Ottanta, segnata dalla mafia, dalla corruzione e dal fallimento delle istituzioni. La morte di Damiano rappresenta una delle tante verità nascoste e un simbolo di un sistema che ha fallito nel garantire giustizia.
L’interpretazione di Christian La Rosa è il cuore pulsante dello spettacolo: l’attore incarna la frustrazione e la solitudine del protagonista, riuscendo a trasmettere emozioni intense senza mai scivolare nel melodramma. La performance è un equilibrio perfetto tra misura, realismo e coinvolgimento emotivo.
“Senza motivo apparente” è un monologo che stimola lo spettatore a interrogarsi sulla verità, sulle incertezze e sulle ombre che permeano la nostra realtà. È un viaggio nell’oscurità delle domande. È un invito a non dimenticare una persona perbene e a continuare a cercare risposte. La scrittura è potente. La regia è essenziale, senza guizzi velleitari. Lo spettacolo scuote la provincia come categoria dello spirito, e smonta il sussiego di chi la dipinge come il posto migliore in cui vivere.
SENZA MOTIVO APPARENTE
Un progetto di e con Christian La Rosa
Scritto e diretto da Chicco Dossi
Collaborazione drammaturgica Camilla Bassetti
Consulenza esterna Renato Sarti
Produzione Teatro della Cooperativa
Durata: 55’
Applausi del pubblico: 2’
Visto a Milano, Teatro della Cooperativa, il 17 gennaio 2025
