“Il fuoco era la cura”. Sotterraneo rilegge il futuro distopico di “Fahrenheit 451”

Il fuoco era la cura (ph: Masiar Pasquali)
Il fuoco era la cura (ph: Masiar Pasquali)

La riscrittura di Daniele Villa dialoga col pubblico dell’Arena del Sole

Cinque minuti d’applausi e grande entusiasmo all’Arena del sole di Bologna per il collettivo Sotterraneo, che ha presentato il suo ultimo spettacolo “Il fuoco era la cura”, liberamente ispirato al celebre romanzo fantascientifico “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury (1953) e all’omonimo film di François Truffaut (1966).

L’operazione di riscrittura di Daniele Villa ha generato una drammaturgia densa e corposa, in cui la parola viene utilizzata in più declinazioni: dalla parola detta, veicolata dagli attori, alla parola scritta, proiettata sugli schermi; dai testi delle canzoni che accompagnano l’azione con vigore, ai titoli dei libri che collegano l’immaginario del pubblico all’immenso bagaglio letterario prodotto dell’umanità nel corso dei secoli. Un impianto drammaturgico impegnativo, che interseca più dimensioni temporali (tra presente, passato e futuro), sostenuto da una regia solida ed essenziale che sa calibrare la recitazione in maniera funzionale ai diversi piani narrativi.

La scena è perlopiù vuota: in alto sono appesi due schermi per le proiezioni delle scritte, a terra un faro rivolto verso l’alto spara un fascio di luce fumosa, in proscenio cinque sedie che all’occorrenza vengono portate via e infine i cinque attori. Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu e Cristiana Tramparulo interpretano sé stessi, ma anche i personaggi del romanzo. Quando recitano sé stessi sono proiettati nel 2051, in un futuro distopico come quello di “Farenheit”, in cui i libri non esistono più perché sono stati bruciati tutti.

Gli attori, seduti sul palco dell’Arena del Sole, intavolano un incontro col pubblico, ricordando l’ultima volta che hanno recitato uno spettacolo, ossia nel 2030, quando già erano iniziati i roghi di libri da un paio di anni. Gli attori rispondono alle domande immaginarie degli spettatori, rievocando com’era la vita all’epoca, confermando una certa difficoltà a relazionarsi con la “pesantezza” della cultura cartacea, di cui sembrano non sentire troppa nostalgia.

A questo fantasmagorico dialogo si alterna il romanzo di Bradbury, ridotto all’osso, tra parti narrate, scene dialogiche, partiture fisiche e coreografie. Ritroviamo così tutti i personaggi del romanzo: Guy Montag, il protagonista, un pompiere che di lavoro brucia i libri suo malgrado, la moglie Mildred, di cui non vediamo mai il volto, essendo sempre attaccata ad un visore per giochi interattivi (l’unica forma d’intrattenimento ancora consentita), Clarisse, la nuova vicina di casa, tipa un po’ stramba che aiuta Guy a mettere in discussione il proprio lavoro, Faber, un intellettuale decaduto, e Beatty, il capo dei pompieri che alla fine verrà bruciato vivo proprio da Guy.

I momenti di maggiore intensità dello spettacolo sono le scene in cui viene lasciato spazio al dispiegarsi dell’azione da parte di un personaggio (come il momento della torcia umana), quando l’azione si dilata in una partitura fisica o in una coreografia (il ballo dei pompieri, l’esibizione dei clown bianchi o la danza rituale attorno al fuoco), creando una sorta di bolla di sospensione dal flusso narrativo.

La drammaturgia, che si dispiega contemporaneamente su più piani, risulta spesso didascalica, proprio per l’uso continuo di scritte e citazioni che sommergono lo spettatore con una miriade d’informazioni da assimilare. La godibilità dello spettacolo non è dunque immediata, giacché l’emotività dello spettatore viene rallentata a favore di un approccio contemplativo, che permette d’entrare in sintonia con l’opera in maniera più riflessiva e razionale.

Il fuoco era la cura
Creazione: Sotterraneo
Ideazione e regia: Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa
Con: Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu, Cristiana Tramparulo
Scrittura: Daniele Villa
Luci: Marco Santambrogio
Abiti di scena: Ettore Lombardi
Suoni: Simone Arganini
Coreografie: Giulio Santolini
Oggetti di scena: Eva Sgrò
Coordinamento tecnico dell’allestimento: Marco Serafino Cecchi
Assistente all’allestimento: Giulia Giardi
Tecnica: Monica Bosso
Produzione: Teatro Metastasio di Prato, Sotterraneo, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
Con il sostegno di Centrale Fies / Passo Nord
Residenze artistiche Centro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia Castiglioncello – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro), La Corte Ospitale, Centrale Fies / Passo Nord
Sotterraneo è Artista Associato al Piccolo Teatro di Milano, fa parte del progetto Fies Factory ed è residente presso l’ATP Teatri di Pistoia

Durata: 1h 38’
Applausi: 5’

Visto a Bologna, Teatro Arena del Sole, il 6 dicembre 2024

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