Lo spazio inclusivo del teatro in relazione alla sindrome di Down (e non solo): dal sociale al personale
Se le esperienze di teatro sociale (ovvero “il Teatro”, scriveva Cristina Valenti) si configurano come un ecosistema polimorfico dai confini incerti, in Italia le pratiche performative e laboratoriali che hanno una risonanza sulla dimensione personale sembrano essere sempre più un’urgenza. Nel 2022 una proposta di legge – poi decaduta con la fine del Governo Draghi – indicava la necessità di implementare il teatro nelle carceri come “misura di umanità e di pubblica sicurezza” per rigenerare il sistema sociale nazionale, e nel 2023 è stato promosso in Parlamento un convegno-spettacolo dal titolo inequivocabile: “Operatori/operatrici di Teatro Sociale e di Comunità: una professione che (non) esiste!”.
Il problema è evidentemente politico, perché l’intero territorio è invece costellato di vicende artistico-culturali la cui finalità “terapeutica” è universalmente riconosciuta. E l’azione utile di questo tipo di teatro, vantaggiosa per tutta la collettività, andrebbe in effetti resa nota, valorizzata e sostenuta sul piano economico e strutturale.
A Venezia il Teatro di Cittadinanza, fondato oltre dieci anni fa dal regista Mattia Berto, rappresenta il modello paradigmatico di un fenomeno in crescita ma ancora poco noto. La forma rizomatica che ha assunto negli anni privilegiando le relazioni sequenziali, le gemmazioni e le connessioni umane, ne hanno fatto un punto di riferimento per il territorio del nord-est, anche se sono numerose le recenti incursioni in altre regioni italiane.
Forte della presenza del carismatico regista, capace di intrecciare e saldare tra loro mondi remoti e antitetici, il Teatro di Cittadinanza ha attraversato nel tempo progetti compositi e diversificati senza smarrire la propria identità. Non solo nelle carceri ma anche nelle botteghe private, nelle case e negli hotel della città, nei giardini, sulle vie d’acqua, nelle isole minori della laguna così come negli spazi pubblici normalmente invasi dal sovraffollamento turistico, il TdC di Berto ha rivendicato la sua presenza culturale, sociale, educativa in molte occasioni.
Nel Manifesto, proclamato per la prima volta a novembre 2022 con un’azione performativa site-specific in un caffè storico di piazza San Marco, si legge: “Noi siamo resistenza, poesia, inclusione. Relazione, dialogo, coscienza comunitaria, trasversalità […] Il Teatro di Cittadinanza indaga e sperimenta la cura di sé e dell’alterità, la cura dei luoghi, dell’ambiente e della memoria, la cura del corpo, del gesto, del segno, della parola. Del pensiero. […] scavalca le differenze e i confini identitari e crea una comunità attiva che ha una forza politica, sociale, esistenziale. Umana”.
Se risulta molto chiaro come l’intervento di un progetto come questo sia finalizzato a facilitare la costruzione di un corpo sociale intersoggettivo in grado di condividere criticamente valori e obiettivi comuni (come è tipico del teatro sociale), uno dei valori aggiunti del TdC consiste nella generazione di quote inedite di interazione tra soggetto-cittadino e spazi vissuti dalla comunità.
Rispetto alle esperienze che agiscono in contesti circoscritti, il TdC combina direttamente, e in modo partecipato, realtà tra loro separate – spesso a causa degli stessi meccanismi che la società esige – riproducendo la complessità e l’ampiezza di un sistema urbano in continuo movimento. La città, infatti, intesa come insieme di luoghi modificati dalle dinamiche umane, è spesso al centro della riflessione critica dei laboratori e delle performance che vedono protagonisti cittadini non-attori di tutte le generazioni, professioni e condizioni sociali.
“Suona e risuona. Mappatura sonora della città”, performance live e video del Teatro di Cittadinanza con l’associazione italiana Persone con Sindrome di Down, sezione di Venezia-Mestre, ha rappresentato la tappa finale di un lungo percorso laboratoriale che ha visto coinvolti una decina di ragazzi e ragazze afferenti all’associazione, insieme ad un gruppo di cittadini-performer di varie età e provenienza etnica. Durante il laboratorio, che si è svolto negli spazi del complesso museale M9 di Mestre, l’aspetto sonoro risultato dai materiali autobiografici condivisi da tutti i partecipanti ha fatto emergere l’importanza del suono come mezzo espressivo del corpo (di ogni tipo di corpo) e come chiave di accesso che può restituire libertà emozionale ad alcune disabilità cognitive. Così, investigando il potenziale delle diverse vocalità, intrecciate a ritmiche ottenute attraverso alcuni piccoli strumenti musicali, il laboratorio si è trasformato in una cassa di risonanza che si è diffusa per le vie della città, dove i performer hanno regalato ai passanti la loro esperienza acustica auto-rappresentativa, modificando, con l’echeggiare della loro presenza, la relazione tra le persone e i luoghi.
Il racconto delle identità dei singoli dentro una rete che si è dimostrata accogliente e concorde, il lavoro sul respiro e sulla voce che si è aperto negli spazi urbani – in una prospettiva inedita grazie a gestualità individuali e corali – è stato tradotto in un film, proiettato dentro lo stesso museo il giorno della performance finale, aperta al pubblico.
Mescolando i formati integrati video e live, accompagnati dalla musica della band inclusiva Foglie in Movimento, che ha fatto danzare tutto il pubblico presente, la performance ha rivelato un potenziale inaspettato di coinvolgimento fisico ed emotivo, convincendo anche i più scettici dell’impatto positivo sul benessere individuale dato dalle relazioni interpersonali e dalla partecipazione alla vita sociale. Il Teatro di Cittadinanza di Mattia Berto, enfatizzando l’uguaglianza tra esseri umani, valorizza le relazioni e i legami di solidarietà tra persone diverse e ci costringe a ripensare i confini dell’esperienza umana.
Il reportage fotografico di Guido Mencari.
Suona e risuona. Mappatura sonora della cittàun progetto a cura di Mattia Berto – Teatro di Cittadinanza
in collaborazione con AIPD – Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down, sezione Venezia-Mestre, e con Il Castello ODV e Associazione San Francesco della Vigna
con il finanziamento della Regione Veneto e il sostegno della società Duri i Banchi
regia e ideazione Mattia Berto
video Giuseppe Drago/Margherita Tagliapietra
costumi Roberto Piffer
con Antonella Albertini, Susanna Ampò, Marta Rigoni, Francesca Baldin, Elisa Bertocco, Elena Bertocco, Riccardo Bolzonella, Manuela Campalto, Marco De Sabbata, Gaia Ester Valongo, Fabio Giordano, Michela Gianola, Linda Fregonese, Marco Facchin, Giorgia Marchiori, Donatella Pezzato, Anna Puntel, Diego Puntel, Chiara Scudeletti, Nicolò Stefilongo, Barbara Tasca, Adele Troiani
produzione TdC
durata: 60′
Visto a Venezia Mestre, Auditorium De Michelis del Museo del Novecento – M9, il 14 aprile 2025
