Teatro ragazzi in tempo di crisi. Verso l’autarchia?

I Teatri del mondo
I Teatri del mondo
Immagine: S. Calì
L’hanno chiamato “Verso l’autarchia” l’incontro tra compagnie di teatro ragazzi ospitato nella bella Villa Baruchello di Porto Sant’Elpidio lo scorso luglio, in occasione del festival internazionale I teatri del mondo, che per quest’edizione ha registrato più di 23 mila presenze. Un incontro che ha evidenziato l’assenza di un percorso comune e rilevato le mille sfaccettature dei differenti punti di vista artistici. 
Perché il teatro per ragazzi è, prima di tutto, ‘semplicemente teatro’, e se nessuno si sognerebbe di pretendere unità d’intenti e posizioni comuni dal teatro per adulti, allora anche quello che si rivolge a spettatori giovanissimi va assolutamente rispettato nelle sue specificità.
All’incontro, che avrebbe dovuto fare il punto sul teatro ragazzi in tempo di crisi, hanno partecipato rappresentanti di compagnie di tutta Italia, e l’evento si è risolto in uno scambio, a tratti un po’ caotico, di opinioni ed esperienze, senza però individuare punti concreti e problemi su cui ragionare, insieme o individualmente. «Ci siamo solo parlati» ha specificato Marco Renzi, direttore artistico del festival.
Tra le lamentele emerse da parte delle compagnie, senz’altro la mancanza d’attenzione dei mezzi di comunicazione e della critica.

Considerazioni del tutto condivisibili sono state invece quelle di Veronica Olmi, del Teatro Verde, che ha parlato di spettacoli in cartellone anche da dieci anni e di istituzioni sorprese dal successo di stagioni e rassegne. 
Se giudichiamo i risultati del teatro per ragazzi dal riscontro ottenuto sul territorio, il bilancio sembra complessivamente positivo, e non solo in una città grande come Roma nella quale, prosegue Olmi, il ricambio di spettatori è continuo e fisiologico. 
Basta infatti sedersi davanti a uno dei teatrini montati nella Pineta Nord di Porto Sant’Elpidio durante il festival per ascoltare ragazzini e genitori discutere con competenza di compagnie e attori conosciuti nel corso degli anni. 
Se la proposta è di qualità – e sulla qualità del lavoro insiste molto il giovane e propositivo Pierpaolo Bonaccurso del TeatroP di Lamezia Terme – e può contare su continuità, fidelizzazione e sostegno da parte delle scuole, bambini e famiglie rispondono con entusiasmo. E l’entusiasmo ben coltivato, alla lunga, paga. Anche in biglietti venduti.
Ciò che invece sembrerebbe mancare al teatro ragazzi in Italia è un giusto riconoscimento dalla discussione critica e dal mondo culturale: anche tra gli appassionati di teatro più curiosi è difficile trovare qualcuno che conosca la storia e le differenti tipologie (anche geografiche) del teatro di figura. Eppure pupazzi, marionette, pupi e burattini fanno parte della cultura italiana. 
La resistenza verso le ‘cose per bambini’, di cui nel nostro Paese è stato vittima anche il cinema d’animazione, è dura da estirpare e può condurre a pericolosi sentimenti di autocommiserazione e passività.
E così dispiace aver trovato praticamente vuoti i locali di Villa Murri – ma era sabato mattina, l’ultimo giorno di festival – che ospitavano una piccola mostra dedicata alle origini dei teatri d’ombre orientali e occidentali (Indonesia, Turchia, Cina, Francia) a cura del Teatro Le Giravolte di Lecce, che prevedeva anche la visione del film d’animazione “Le avventure del Principe Achmed”, diretto nel 1925 da Lotte Reiniger
Dietro al teatro per ragazzi c’è spesso una sterminata tradizione culturale e artigianale che tocca molteplici arti visive, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia all’animazione cinematografica: i bambini non possono saperlo ma sembrano capirlo istintivamente. Gli adulti, invece, a volte lo dimenticano, perdendo piacevoli occasioni d’arricchimento.
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