Terra di Rosa: la valigia di Tiziana Francesca Vaccaro per le rinascite di Rosa Balistreri

Terra di rosa (photo: Domenico Semeraro)
Terra di rosa (photo: Domenico Semeraro)

Le mille vite di Rosa Balistreri, cantautrice siciliana che rivive all’Overview Festival su musiche di Andrea Balsamo

«Cieli infiniti e volti come pietra / mani incallite ormai senza speranza / Addio, addio amore, io vado via / amara terra mia, amara e bella».
Il testo di una delle più belle canzoni di Modugno sembra adatto per introdurre “Terra di Rosa – Vite di Rosa Balistreri”, spettacolo pluripremiato presente al Festival Overview di Cassano d’Adda.
In scena Tiziana Francesca Vaccaro, autrice e attrice formatasi all’Accademia d’Arte drammatica Umberto Spadaro di Catania, e poi trasferitasi a Milano, dove collabora con Teatro degli Incontri di Gianluigi Gherzi. Proprio la poetica di Teatro degli Incontri (temi impegnati socialmente, materiali ordinari usati per il loro valore metaforico) dà il la a questo monologo energico e appassionato, dove la recitazione si abbina alla forza del canto. Ed è forte il simbolismo degli oggetti, delle luci, delle musiche originali di Andrea Balsamo.

Un cumulo di terra. Una valigia senza spago, da dissotterrare. Amore, rancore, abiti e oggetti di scena. A essere riesumati sono i ricordi di Rosa Balistreri (1927-1990), cantatrice siciliana capace di morire e rinascere infinite volte.
Rosa: il suo grido di dolore e di riscatto. Le radici. La sua passione per la terra. La sua strategia di sopravvivenza come i lombrichi: quando vengono spezzati non muoiono, ma diventano il principio di nuove vite.

Un monologo. Una sedia. La terra. La valigia. Da cui estrarre un paio di scarpe rosse, un cappello, degli occhiali, un foulard, delle fotografie.
Rosa Balistreri era autentica. Rosa era la sua faccia, il suo mondo, il suo stile. Cresciuta in una Sicilia atavica, sotto il fascismo e sotto la mafia. Rosa capace di emanciparsi da un padre padrone che conosceva solo la legge del lavoro come sopravvivenza. Rosa capace di amare e rifiutare una comunità che chiamava buttana una donna che cantasse in pubblico. Rosa capace di difendersi da uomini brutali, sempre pronti ad approfittarsi di lei.

La donna e l’artista. L’infanzia in un tugurio senz’acqua e senza fogna, dove si dormiva con le bestie e come le bestie. Fame e odore di piscio. Puzza di capre e di galline. Un matrimonio imposto a diciassette anni. Un marito violento, con la passione dell’alcol e il vizio del gioco, che si giocò il corredo della figlia: e Rosa non esitò ad accoltellarlo. Una breve parentesi in carcere. Il matrimonio annullato. Un nuovo lavoro e nuovi tormenti. Il trasferimento a Palermo. Un altro amore svilito, svenduto. Ancora uomini ad approfittare di lei, persino un prete.
La fuga a Firenze. L’incontro con il pittore Manfredi Lombardi. La scoperta che grazie al canto Rosa poteva non solo sfogarsi e liberarsi, ma anche guadagnarsi da vivere. Lo spostamento nel capoluogo toscano dell’intera famiglia o quasi. Altre vicissitudini e tragedie familiari. Fatti di sangue e di morte. Le tournée. I successi. Le frequentazioni illustri: Fo, Sciascia, Guttuso, Busacca, Buttitta. I soldi, sempre pochi. Il ritorno in Sicilia, terra dolce e amara, sospirata e maledetta. Il perdono. La malattia e la morte.

Inebriata, invasata come Rosa, Tiziana Vaccaro si impossessa della scena. Diventa maliarda, lupa, Medea. Un testo dove l’italiano si alterna al dialetto. La metrica è quella della canzone siciliana. Vaccaro spiritata, espressionista, la interiorizza in maniera spontanea.
In questo spettacolo rifinito da un incessante labor limae, ogni frase è un senso compiuto. Ogni parola è verso e parte da dentro, esattamente come il canto di Rosa. Il magnetismo della “cantatrice di Sicilia” arriva anche a chi non l’ha mai conosciuta o sentita cantare.
Impossibile riprodurre con esattezza la voce straziata di Rosa Balistreri. Ma il suo silenzio dissacrante possiamo udirlo. Emozioni antiche. La donna e la bambina: gioiosa, addolorata, luminosa, profanata, autentica, senza sovrastrutture.

Un testo poetico, che è riconoscimento, omaggio, identificazione. La sospensione e la commozione. La voce carnale e profonda. Voce strozzata e ribelle. Il canto libero e angosciato. Una vita fra dramma e romanzo, in cui Tiziana Vaccaro entra con rispetto. E con un misticismo terrigno che rimanda a una religiosità pagana.
Mistica e sangue. La voce del popolo. Ma anche il riscatto di chi alle logiche del popolo – a volte malate – non si arrende. La fatica. Il fango. La famiglia. Il rapporto contraddittorio con la Sicilia. Terra bislacca. Terra madre da amare e maledire. Terra da cui staccarsi è impossibile anche per Tiziana Francesca Vaccaro, autrice e interprete di questo spettacolo bello e pluripremiato, che da qualche anno è anche un graphic novel.

TERRA DI ROSA. VITE DI ROSA BALISTRERI
Di e con Tiziana Francesca Vaccaro
Aiuto regia Giovanni Tuzza
Musiche originali Andrea Balsamo
Vincitore di Ermo Colle 2018-Parma | Stazioni d’Emergenza 2017-IX edizione-Napoli | TeatrOfficina 2016-Settimo Milanese | TAGAD’OFF 2016-Festival Della Nuova drammaturgia lombarda

durata: 1h 15’
applausi del pubblico: 3’

Visto a Cassano d’Adda, TeCa Teatro Cassanese, il 7 aprile 2022

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