Vangeli, seconda tappa della Trilogia dei Libri di Gabriele Vacis

Ph: Agnese Carbone
Ph: Agnese Carbone

Al debutto a Torino con la compagnia PoEM – Potenziali Evocati Multimediali

Dopo “La Trilogia della Guerra”, “Prometeo”, “Sette a Tebe” e “Antigone e i suoi fratelli”, opere che rileggevano i miti greci ponendo un fervido collegamento con la contemporaneità, portate sul palco con la fida compagnia PoEM (Potenziali Evocati Multimediali), Gabriele Vacis è tornato in scena con la stessa formazione, nata da una classe della Scuola per Attori dello Stabile torinese, per offrire al pubblico, con gli stessi intendimenti, un’altra trilogia.

Questa volta è dedicata ai libri sacri delle religioni monoteiste: insieme all’Antico Testamento, concepito nel 2025, e al Corano che sarà proposto l’anno prossimo, abbiamo assistito alle Fonderie Limone di Torino al debutto di “Vangeli”, nella scenofania e negli ambienti curati, come sempre con accuratezza, da Roberto Tarasco, storico collaboratore di Vacis.

Il programma di sala ci avverte subito che se, nell’Antico Testamento l’intenzione era quella di dare la legge, nel Nuovo l’intendimento è quello di proporre la grazia e la verità.
Come è avvenuto per le precedenti creazioni, “Vangeli” non si pone solo come un semplice spettacolo, ma vuole essere anche un’esperienza, in cui il teatro si interconnette con lo spettatore per cercare di capire come ciò che ha visto lo abbia toccato, e se il messaggio proposto abbia ancora una sua funzione.

Avendo seguito il cammino del regista torinese da più di 40 anni, in tutte le sue varie fasi, sapevamo già come al centro di tutto ci sarebbe stata la parola, posta in campo nell’interconnessione coi corpi dei giovani artisti (non per niente 12, come gli apostoli, sei uomini e sei donne) accompagnata solo da pochissimi elementi di scena, spesso semplici teli bianchi.

Ph: Agnese Carbone
Ph: Agnese Carbone

E non è affatto casuale che lo spettacolo si apra con un’intervista a Pier Paolo Pasolini, che avvertiva come le parole, il messaggio di Cristo, così legato ad un mondo agricolo in dissoluzione, non sarebbe stato compreso dalle nuove generazioni, così immerse in un contesto tecnologico asfissiante: quella parola non avrebbe avuto più lo stesso senso; una parola che scuoteva gli animi, che parlava dell’abbondanza come prevaricazione, che sosteneva gli umili contro i potenti, beatificando gli oppressi e maledicendo gli oppressori.

Ecco allora la fortissima esigenza di farla vibrare ancora, quella parola, attraverso uno stuolo di attori e attrici di età in divenire, che ci hanno dato davvero una nuova possibilità di luce. Grazie anche alla viva partecipazione del pubblico, in grado di terminare le frasi appena accennate in scena, riconoscendo subito le parabole del Maestro, segno inconfondibile che quel messaggio è conosciuto e riconosciuto ancora oggi, anche se purtroppo poco praticato.

Lo spettacolo, incentrato soprattutto sui Vangeli di Giovanni e Matteo, ma con altri preziosi inserimenti (oltre a Pasolini, Celati, Kyo Paula White, l’Apocalisse di Giovanni, la lettera ai Romani di Pietro) attraversa tutti gli avvenimenti del testo sacro, sottolineati dalle parole di Cristo, che si sposano con la gestualità degli interpreti che creano sia quadri spesso plastici, sia scene d’insieme, sia monologhi, con un accurato e studiato rapporto tra corpi, voci e spazio. Voci che spesso accolgono le azioni con canzoni e cori di diversa provenienza, dando ulteriore emozione alle parole in campo (e insieme al pubblico, che l’ha imparata nel foyer, viene poi cantata la famosa “L’albero degli impiccati” del gruppo folk The Lumineers).

Ph: Agnese Carbone
Ph: Agnese Carbone

I teli chiari, dello stesso colore dei costumi, determinano la scena rendendola immaginifica: ecco il mare, il cielo, il vento, per poi colorarsi di rosso per riverberare le tre croci.
Il rapporto con il contemporaneo è suggellato, durante il racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci, dal ricordo del mitico gruppo americano dei Bread and Puppet, con il loro indimenticabile teatro di figura e il pane che anche qua, alla fine di “Vangeli”, viene offerto al pubblico, ma anche dalla presenza di Pasolini, anche lui vittima sacrificale, incarnato nell’attore Lorenzo Tombesi, che condivide con il pubblico la propria esperienza umana rispetto alla presenza del poeta. E ancora un riferimento a Trump, per ricordare l’ingordigia e la follia del potente di turno nel portare distruzione nel mondo.

Lo spettacolo vive sulla perfetta e commovente adesione dei suoi dodici interpreti, capaci di riconsegnarci la parola, non come veicolo di vacuità, o peggio di mistificazione, ma come vero e proprio logos, simbolo di pensiero profondo e finalmente vivificante.

TRILOGIA DEI LIBRI. VANGELI
drammaturgia Gabriele Vacis e Compagnia PoEM
con (in o.a.) Davide Antenucci, Andrea Caiazzo, Eleonora Limongi, Pietro Maccabei, Lucia Raffaella Mariani, Eva Meskhi, Erica Nava, Enrica Rebaudo, Edoardo Roti, Kyara Russo, Lorenzo Tombesi, Gabriele Valchera
regia Gabriele Vacis
scenofania e ambienti Roberto Tarasco
suono Riccardo Di Gianni
cori Enrica Rebaudo

Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
in collaborazione con PoEM Impresa Sociale Potenziali Evocati Multimediali

Visto a Moncalieri (TO), Fonderie Limone, il 14 aprile 2026
Prima nazionale

0 replies on “Vangeli, seconda tappa della Trilogia dei Libri di Gabriele Vacis”
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *