Girotondo.com: sesso e potere da Schnitzler a Fornasari

Photo: Laila Pozzo
Photo: Laila Pozzo

Un girovagare d’anime in pena alla ricerca di un paradiso inesistente. “Girotondo.com” di Bruno Fornasari, ispirato al “Girotondo” di Arthur Schnitzler – ritenuto pornografico e quindi vietato dalla censura imperiale tedesca – è di scena in questi giorni al Teatro Filodrammatici di Milano mostrando la realtà patinata e fetida dei nostri tempi a partire da un’indagine sul pianeta sesso.

Che nasca da sentimento o desiderio, che sia prodotto da sete di vendetta, potere o denaro, il sesso è elemento cruciale di tante vicende personali, sociali e persino politiche.
Attraverso i comportamenti della generazione 2.0, “Girotondo.com” conduce un’amara disamina dei nostri tanti vizi e delle nostre sempre più rare virtù in materia di eros. Con un denominatore comune: l’assenza di purezza.

“Omnia munda mundis”, rispondeva nei “Promessi Sposi” padre Cristoforo allo zelante fra Fazio, scandalizzato che due donne, Agnese e Lucia, fossero accolte di notte in un convento.
Ma la purezza di manzoniana memoria esiste ancora? Si direbbe di no, a leggere Schnitzler, che già un secolo fa affidava al testo teatrale “Girotondo” il proprio scetticismo circa la possibilità di un amore spirituale. Lo scrittore austriaco, autore della novella “Doppio Sogno” da cui venne tratto il fortunato “Eyes Wide Shut,” esaminava in “Girotondo” le relazioni sentimentali e sessuali di diverse classi sociali nei primi decenni del Novecento. Schnitzler mostrava così l’aridità, le convenzioni vuote e la retorica che pervadevano la sua contemporaneità. Una disamina feroce e sincera che ha fatto dell’opera un classico così che, spostando le coordinate spazio temporali verso l’attualità italiana e cambiando il ruolo dei personaggi (non più cameriere, ufficiali, dame e prostitute, ma gigolò, politici corrotti e ricche signore trascurate dai mariti), Fornasari realizza un ritratto lucido e spietato della nostra epoca.


“Girotondo.com” presenta una scrittura di scena originale. I dieci quadri di Schnitzler diventano qui sei. In ognuno sono presentate le vicende di una coppia, uno dei cui componenti è anche protagonista del quadro successivo, fino alla ricomposizione del cerchio. Un perfetto girotondo appunto. Una struttura resa celebre anche dal film iraniano “Il cerchio” diretto da Jafar Panahi, vincitore del Leone d’Oro a Venezia nel 2000.
La riscrittura di Fornasari rovista nel pattume dei giorni nostri mostrandoci una realtà meschina, abitata da personaggi senz’anima e senza empatia: ex attori teatrali venduti al mondo del reality e alla prostituzione d’alto bordo, ricche mogli trascurate dai mariti, politici con la passione per le minorenni, ragazzine disposte a vendere il proprio corpo pur di far carriera, adolescenti con una visione consumistica e narcisistica del sesso.

La scenografia di Erika Carretta  e l’uso delle luci creano atmosfere piacevoli, mentre l’ultima scena di ogni quadro si chiude con un amplesso desolante. I toni sono quelli di una commedia pop dinamica, coinvolgente e vivace, ma è solo l’involucro per una critica amara ai nostri tempi e costumi.
Anche la cultura è oggetto degli strali di Fornasari. Poche battute, disseminate nei vari quadri, raccontano la nostra dissolutezza “made in Italy”, Paese in cui “con il teatro non si mangia”, mentre con reality e comparsate in discoteca si diventa ricchi. E se uomini di potere sono disposti a rischiare pur di vincere “una lotta contro il tempo, e vivere una nuova giovinezza”, parimenti il mondo virtuale schiaccia quello reale con un’ipocrisia che imperversa, anche in camera da letto.

Si ride, insomma, con una smorfia disillusa. La commedia si mantiene leggera e superficiale, in armonia con la frivolezza dei nostri tempi opachi. Si mischia umorismo british a commedia dell’arte. Da quest’ultima, in particolare, Fornasari, con il consueto spirito caustico, trae ispirazione per i servi di scena, interpretati dai due giovani Michele Basile (anche assistente alla regia) e  Silvia Laureti, con il compito di traghettare silenziosamente il pubblico da un quadro all’altro.

Convincente la prova di Tommaso Amadio e Alice Redini, grazie a una recitazione naturale e versatile. Solo nel personaggio dello studente di liceo (terzo quadro) si avverte una venatura eccessivamente caricaturale, ma nel complesso i due protagonisti riescono a rendere le varie tonalità di grigio che caratterizzano i rapporti sociali e umani nella nostra epoca, qui dominata dalla finzione e dal web.
In scena fino al 29 gennaio; mentre il testo di Fornasari è ora disponibile nell’edizione edita da Cue Press con la prefazione di John Hodge, sceneggiatore di “Trainspotting”.

GIROTONDO.COM
di Bruno Fornasari
ispirato a Girotondo di Arthur Schnitzler
con Tommaso Amadio, Alice Redini
scene e costumi Erika Carretta
regia Bruno Fornasari
assistente alla regia Michele Basile
assistente costumista Linda Muraro
équipe tecnica Andrea Diana, Silvia Laureti
produzione Teatro Filodrammatici di Milano
foto di scena Laila Pozzo

durata: 1h 20’
applausi del pubblico: 3’

Visto a Milano,  Teatro Filodrammatici, il 12 gennaio 2017

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