La Vita Cronica dell’Odin Teatret: esercizi di stile?

Kai Bredholt in 'La vita cronica'

Kai Bredholt in ‘La vita cronica’ (photo: Rina Skeel)

Mi sia permesso un piccolo preambolo.

Nel libro della Genesi (11,4-9) si legge: “Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro». Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.”

Questo preambolo introduce bene la sensazione che si prova di fronte allo spettacolo dell’Odin Teatret “La vita cronica”, caratterizzato da una composita ed eterogenea materia, accompagnata, direi quasi saturata, da una scenografia ricca di simboli ed oggetti che si avvale di rimandi culturali ed antropologici difficili da interpretare e tenere presenti, a causa di tutti i rimandi che risvegliano nello spettatore.

Di fronte a un lavoro come “La vita cronica” si accendono quindi in chi guarda alcuni interrogativi, molti dei quali rimarranno senza risposta.
Primo fra tutti la reale impossibilità di riuscire a distinguere una trama, un senso, un percorso lineare che aiuti nella comprensione di ciò che accade in scena, in una giungla intricata di messaggi e personaggi. In questo ci viene in soccorso la presentazione, che parla di uno spettacolo che “si svolge contemporaneamente in Danimarca e in altri paesi d’Europa nel 2031, dopo la terza guerra civile. Individui e gruppi con retroterra diversi si ritrovano insieme e si scontrano pressati da guerre, disoccupazione, emigrazione”.

In una Babele di idiomi e personaggi vivono in scena tanti protagonisti, ciascuno che si esprime nella propria lingua: una Madonna Nera, la vedova di un combattente basco, una rifugiata cecena (non a caso il lavoro è dedicato a Anna Politkovskaya e Natalia Estemirova, scrittrici russe in difesa dei diritti umani assassinate da sicari nel 2006 e 2009 per la loro opposizione al conflitto ceceno), una casalinga rumena, un avvocato danese, un musicista rock delle isole Faroe, un ragazzo colombiano alla ricerca del padre, una violinista di strada italiana e infine due mercenari.

Ma dopo tutto questo incrociarsi di storie, simboli e significati, talvolta ripetitivi, di evocativi momenti di musica corale eseguita rigorosamente dal vivo, poco resta in chi assiste, e si ha come la sensazione di un ripetersi di esercizi di stile, quasi ci si trovasse di fronte a un saggio più che a uno spettacolo, in un lavoro, pur tuttavia, meritevole di essere visto. Questo senza nulla togliere a una compagnia e a una carriera artistica, quella di Eugenio Barba, che ha rappresentato tanto e che ha influenzato molto del teatro che vediamo.

Ma in tutto questo risuona l’eco di una domanda: e lo spettatore?

LA VITA CRONICA
testi: Ursula Andkjær Olsen e Odin Teatret
attori: Kai Bredholt, Roberta Carreri, Jan Ferslev, Elena Floris, Donald Kitt, Tage Larsen, Sofia Monsalve, Iben Nagel Rasmussen, Fausto Pro, Julia Varley
dramaturg: Thomas Bredsdorff
consigliere letterario: Nando Taviani
disegno luci: Odin Teatret
consulente luci: Jesper Kongshaug
spazio scenico: Odin Teatret
consulenti spazio scenico: Jan de Neergaard, Antonella Diana
musica: melodie tradizionali e moderne
costumi: Odin Teatret, Jan de Neergaard
assistenti alla regia: Raúl Iaiza, Pierangelo Pompa e Ana Woolf
regia e drammaturgia: Eugenio Barba
produzione: Nordisk Teaterlaboratorium (Holstebro), Teatro de La Abadía (Madrid), The Grotowski Institute (Wroclaw)
durata: 1h 05’
applausi del pubblico: 55’’

Visto a Pontedera, Festival Teatro Era, il 24 novembre 2011

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