Donna non rieducabile: Ottavia Piccolo si racconta

Ottavia Piccolo in Donna non rieducabile (photo: teatrostabiledellasardegna.it)

Ottavia Piccolo in Donna non rieducabile (photo: teatrostabiledellasardegna.it)

Ad ottobre prossimo saranno sei anni da quando è stata uccisa Anna Politkovskaja e ricordarla è un passaparola di civiltà. Un passaparola bisbigliato ma incessante, cui vogliamo dare eco anche noi, con il sostegno di Ottavia Piccolo, che ha voluto raccontare a Krapp l’esperienza di questi anni, trascorsi portando in giro “Donna non rieducabile”, spettacolo che porta la firma di Stefano Massini alla drammaturgia e Silvano Piccardi alla regia.

Una scheggia nella storia russa, una storia confusa e difficile da decifrare, che il Teatro Stabile della Sardegna ha voluto ricostruire con una stagione dedicata quasi integralmente ai grandi autori russi e alle vicende di quella nazione. Una stagione che ha ospitato grandi spettacoli e che ancora continua, con un afflato di rinnovamento e un coraggio produttivo, spintosi fino alla coproduzione del “Giardino dei ciliegi” di Magelli che i nostri lettori hanno incoronato spettacolo dell’anno 2011.

Ma torniamo alla chiacchierata con Ottavia Piccolo, un dialogo seduti al centro del palcoscenico del Massimo di Cagliari, su quel tavolino che di lì a un’ora sarebbe diventato il piccolo spazio dal quale la coraggiosa cronista avrebbe raccontato gli orrori della Cecenia. Uno spettacolo diventato anche un documento audio video, con un libro+dvd intitolato “Anna Politkovskaja” (Promo Music Books), con materiali inediti e contributi di Furio Colombo e Elena Dundovich, e che contiene il dvd “Il sangue e la neve”, regia di Felice Cappa, in cui la Piccolo interpreta il testo in una location ex industriale.

Ottavia Piccolo è, in fondo, la storia del teatro e della stagione d’oro di cinema e tv d’autore, dei grandi sceneggiati televisivi in Italia. Un tempo che la Piccolo ha attraversato in maniera emblematica, caratterizzando il suo contributo all’arte della recitazione per impegno e originalità.
D’altronde, una donna che è stata diretta da Squarzina, Visconti, Strehler, Scola e tutti i più grandi italiani e francesi, avrà pure qualcosa da raccontare. E in onestà ce l’ha raccontata. Perché la Piccolo è una professionista aperta, disposta a mettersi in gioco sempre, e in questo riconosciamo il perché di una scelta, quella di interpretare la Politkovskaja che, a distanza di qualche settimana dalla fruizione scenica, conserva vivi momenti di memoria, nelle parole, nel misurato gesto scenico, nella tenacia comunque di essere cassa di risonanza, testimonianza forte. Oltre alla bella interpretazione delle inquietanti musiche eseguite all’arpa da Floraleda Sacchi

In onestà, da appassionato di teatro, posso solo dire di ricordare questa amabile (e lunga) chiacchierata con Ottavia Piccolo proprio con il gusto della testimonianza forte: della sua vita, della vita altrui, del teatro e del raccontare. Da questo punto di osservazione la differenza fra chi è rieducabile e chi no è chiara: il rieducabile non può raccontare, perché è facile possa perdere la memoria, è propenso a mettere in gioco la sua storia, non ha punti fermi a segnare la via, sia quella trascorsa sia quella che si vuole intraprendere.     

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