Dal tramonto all’alba, dall’alba al tramonto: XXI edizione dal 3 al 13 luglio con Motus, Phoebe Zeitgeist e Teatro del Lemming
Nel cuore vibrante del Monte di Brianza, dove antichi sentieri, radure e castagni secolari raccontano storie millenarie, ritorna nel 2025 Il Giardino delle Esperidi Festival, manifestazione di performing arts nel paesaggio promossa da Campsirago Residenza con la direzione artistica di Michele Losi. Un festival che non si limita a mettere in scena spettacoli, ma propone un’esperienza immersiva, rituale, collettiva, che attraversa territori, tempi e linguaggi.
Giunta alla ventunesima edizione, l’iniziativa si rinnova dal 3 al 13 luglio in forma diffusa tra Colle Brianza, Olgiate Molgora, Olginate, Galbiate e il Parco di Montevecchia e della Valle del Curone, offrendo al pubblico un palinsesto che unisce teatro, danza, musica, cammino e natura.
Una geografia poetica e condivisa. Dal borgo di Campsirago, centro nevralgico e simbolico del festival, fino alle antiche chiese rurali, monasteri, ville storiche e cascine incastonate nella natura, le Esperidi abitano e trasformano il paesaggio. Non si tratta solo di “spettacoli”, ma di azioni artistiche site-specific che interrogano il rapporto tra essere umano e natura, mito e attualità, rito e collettività.
Il tema del 2025 è “Miti e Rituali”, un’indagine poetica che attraversa il tempo e restituisce centralità a pratiche arcaiche e spirituali in chiave contemporanea. Il festival si muove in sincronia con i quattro momenti del giorno – alba, mezzogiorno, tramonto, notte – per costruire una narrazione esperienziale fatta di luce, corpo e parola, in relazione costante con il paesaggio.
«La nostra è un’azione politica, culturale e spirituale – spiega il direttore artistico Michele Losi –. Apriamo e chiudiamo il festival con momenti che hanno a che fare con la dimensione dell’assoluto: ecco perché idealmente lo inaugura la lectio magistralis del vescovo di Novara, Mons. Franco Giulio Brambilla, e lo chiude il cammino guidato dal monaco zen Seigaku. È un festival performativo nella relazione con il sacro. Il cuore del progetto è il parco di Montevecchia e del Monte Barro, che include anche il Monte di Brianza. Quest’ultimo sta diventando un parco a sua volta, e stiamo lavorando per garantirgli una tutela formale, affinché queste tre realtà possano diventare un unico grande parco, a beneficio della salvaguardia del territorio, della flora e della fauna. Enti e associazioni, sia locali che nazionali, si rivolgono a noi, utilizzando il festival come amplificatore di questa istanza: far crescere, mettere in sicurezza e valorizzare il paesaggio. Abbiamo anche rinvenuto tracce di altari e santuari votivi, testimonianze antiche che suggeriscono come questo fosse un monte sacro. Il dialogo con il vescovo di Novara verte proprio sul tema del pellegrinaggio e dell’ascesa al monte, e anche il monaco zen proviene da un monte sacro».
Un festival dunque in cammino tra ritualità, territorio e trasformazione. Fedele al proprio spirito itinerante, Il Giardino delle Esperidi rinnova la propria vocazione al cammino come pratica artistica e spirituale. Tra gli eventi centrali di questa edizione si segnalano due grandi esperienze performative in natura:
• “Persephone. La Notte. L’alba si presentò sbracciata e impudica” (Phoebe Zeitgeist, 5 luglio): una maratona performativa notturna – da mezzanotte all’alba – che immerge lo spettatore in un viaggio fra visioni mitologiche e riflessioni contemporanee, seguendo le figure archetipiche di Persefone, Demetra e Ade.
• “Errando per antiche vie – Cap. 1: Il Buddha silente del Monte di Brianza” (13 luglio): un’azione artistica lunga 14 ore, ispirata ai sette chakra, che attraversa sette luoghi simbolici del territorio. Camminare diventa atto rituale, meditazione, drammaturgia corporea. Il pubblico potrà partecipare all’intero percorso o raggiungerne singole tappe, accompagnato da performance, pratiche zen condotte dal monaco giapponese Seigaku, musica dal vivo, danza e teatro.
Il cartellone 2025 ospita alcune delle voci più intense del teatro contemporaneo: Motus, Teatro del Lemming, Sista Bramini, Marcela Serli, Francesca Sarteanesi, Camilla Barbarito, Giulio Santolini, Sergio Beercock, Alessandra Cristiani, Ksenija Martinovic, Francis Sosta, e naturalmente gli attori e le attrici di Campsirago Residenza. Mario Bianchi presenterà il suo video-omaggio “Camminare dentro la luce. Il cammino nel cinema”.
Molti degli spettacoli si intrecciano con le tematiche della guerra, della violenza e della ricerca di senso:
• “Boiler Room – Generazione Y” di Ksenija Martinovic (4 luglio) riflette sul rapporto tra techno e guerra, società dell’immagine e generazioni in crisi d’identità.
• “Troiane” del Teatro del Lemming, per soli otto spettatori alla volta (4 luglio), è una potente meditazione sull’orrore della guerra e sulla memoria del femminile ferito.
• “Barbablù”, produzione Campsirago (11 luglio), attraversa con occhi inediti la figura mitica del predatore per eccellenza, rivelando le molteplici sfumature del male umano.
• “Le Baccanti – fare schifo con gloria” di Giulio Santolini (10 luglio) rilegge il mito dionisiaco come rito estremo di liberazione, oscenità e trasformazione.
Tra arte, natura e pedagogia. Oltre al programma spettacolare, il festival ospita la seconda parte della Summer School Performing arts e cultura sostenibile organizzata dall’Università di Bologna, con workshop, incontri e pratiche tenute da artisti e studiosi, tra cui Michele Losi, Sista Bramini, Matteo Casari ed Emanuele Regi. Uno spazio di riflessione e formazione sul teatro nel paesaggio e sulla progettazione culturale territoriale.
L’inaugurazione ufficiale del festival, giovedì 3 luglio, si apre con l’evento “Nutrimenti”, un incontro performativo sul cammino come pratica artistica e spirituale, con interventi di Mons. Franco Giulio Brambilla, Michele Losi, Ippolito Chiarello ed Ester Tatangelo.
Ogni giorno del festival è costruito come un tempo rituale. «Quest’anno più che mai il festival ha una sua organicità – spiega Losi – Non è solo la sommatoria di spettacoli, ma un’esperienza di senso che attraversa spazi e tempi. Utilizza la sincronicità come connessione tra tempo e spazio, e le opere dialogano con questo binomio. Penso, ad esempio, al cammino di 14 ore del 13 luglio dedicato al “Buddha silente del Monte di Brianza”, o allo spettacolo “Persephone” dei Phoebe Zeitgeist: momenti che diventano veri e propri topos. Dedicheremo anche una fase del “meriggiare” a Eugenio Montale e ai suoi “Ossi di seppia”.
Grande attenzione è riservata ai luoghi e ai momenti cardine del giorno: gli spettacoli dei Motus e di Sotterraneo sono pensati per concludersi a mezzanotte, mentre le “Baccanti” di Santolini andranno in scena durante una notte di luna piena, finendo con la luna che sorge dietro al palco. È questa la dimensione rituale in cui vogliamo inserire il teatro performativo. Un festival sincretico, concepito come un’unica grande opera teatrale estesa nel tempo e nello spazio».
Le performance, dunque, si inseriscono nei momenti chiave della giornata – dal sorgere del sole al suo tramonto – evocando le fasi della vita, i passaggi del corpo, le trasformazioni del paesaggio. Gli artisti non occupano il luogo, ma vi si fondono: danzano su una pietra (come Erica Meucci in “Storia di un ruscello”, il 6 luglio), narrano accanto a un pozzo (come Francis Sosta in “Like A Whisper Do Not Scream”, il 12 luglio), suonano in mezzo a un prato (come il Giulia Bertasi Trio, il 6 luglio), camminano insieme agli spettatori, in silenzio.
Il corpo stesso diventa paesaggio, il suono diventa eco del luogo, il pubblico partecipe attivo, non spettatore passivo. È un’arte che non vuole intrattenere, ma connettere.
Il Giardino delle Esperidi è anche convivialità, dialogo, ascolto, invito a sostare, a partecipare a un’esperienza che dura ore, giorni, in cui la fruizione dell’arte si intreccia con la cura del paesaggio e la relazione umana. Un festival che non si consuma, ma si vive. Come scrive Losi: “Quando la natura cessò di parlarci, le pietre divennero soltanto pietre, gli alberi alberi […] Le muse stanno alla radice della trasformazione della natura in arte. Questo lungo cammino delle Esperidi ci consente di connettere luoghi naturali, vibranti e vivi a istanti di danza, poesia, musica e teatron, in un esperimento unico e irripetibile.”

La XXI edizione de Il Giardino delle Esperidi è una vera e propria cavalcata performativa, un viaggio che unisce arte, ecologia, spiritualità e ricerca. Non solo un cartellone di spettacoli, ma un rituale collettivo, un laboratorio sul futuro della scena, un progetto culturale che ha fatto della relazione tra paesaggio e performance un linguaggio vivo e originale, riconosciuto a livello nazionale e internazionale.
Dal tramonto all’alba, dall’alba al tramonto, si accendono parole, corpi e suoni, in un territorio dove la memoria delle civiltà arcaiche incontra la sperimentazione artistica contemporanea. E il pubblico è chiamato non solo ad assistere, ma a praticare, camminare, abitare, ritrovare.
