“Sons: ser o no ser”. L’Amleto cyber-punk de La Fura dels Baus

Ph: Daniel Perez
Ph: Daniel Perez

In prima nazionale a Milano, l’ultima avvolgente performance del collettivo spagnolo

Fondata a Barcellona nel 1979, La Fura dels Baus è una delle compagnie più innovative del teatro europeo. Pionieri del teatro fisico e immersivo, uniscono corpo, tecnologia e azione scenica totale, coinvolgendo lo spettatore in un’esperienza che travolge ogni distanza. Con una poetica radicale, che intreccia immaginario urbano, ritualità e critica sociale, la Fura ha attraversato decenni di sperimentazione: dagli esordi iconoclasti all’apertura delle Olimpiadi di Barcellona 1992, fino alle grandi regie e ai dispositivi immersivi più recenti.

“Sons: ser o no ser”, in prima nazionale alla Fabbrica del Vapore di Milano, prosegue questo percorso di ricerca con una performance che ingloba il pubblico in un flusso incessante di immagini, corpi e suoni. È una rilettura postmoderna dell’Amleto, coerente con quanto teorizzava Hans-Thies Lehmann: «Il teatro postdrammatico non racconta più una storia: mostra un paesaggio di segni». Qui i segni si stratificano, si moltiplicano, si contraddicono, generando cortocircuiti che lo spettatore riceve più che elaborare.

Ph: Simon Quezada
Ph: Simon Quezada

L’ingresso avviene in una sala buia, attraversata da proiezioni monumentali. Siamo in un cimitero, tra bare sparse in cui alcuni spettatori si scattano selfie irrispettosi, preludio a una riflessione sulla morte spettacolarizzata. I performer appaiono da ogni lato: Amleto emerge da una tomba, rabbioso, sconvolto dalla perdita del padre, che gli appare sospeso in aria ordinandogli la vendetta.
Lo spazio è cupo, segnato da figure feriali e automi incellofanati: corpi impacchettati che scorrono sospesi su fili d’acciaio sopra le teste del pubblico, urtandosi e perdendo pezzi.

I video – pubblicità in contrasto con migranti stipati su barche fatiscenti, cimiteri accostati a terre aride, prosciugate – funzionano come dispositivi di significazione, che continuamente riformulano il senso. L’immagine di Amleto avvolto nella plastica mentre pronuncia il monologo “essere o non essere” è uno dei momenti più potenti: un uomo intrappolato, con un’identità soffocata, inchiodato alla sua stessa crisi. “L’esperienza è decaduta”, scriveva Walter Benjamin: qui Amleto non lotta più per vendicare un padre, ma per rivendicare una forma di esistenza – fallendo, fino a trasformarsi in pedina, meccanismo, zombie.

Il finale è un’incursione nel perturbante: figure sporche di fango emergono da una vasca e attraversano lo spazio cercando il contatto con il pubblico. Qualcuno indietreggia per paura della contaminazione, altri attendono quel tocco come un atto quasi salvifico, a ribadire la necessità irriducibile del contatto umano.

La potenza della performance risiede non solo nel significato, ma nel significante che lo avvolge: nella capacità di articolare un pensiero complesso sull’Amleto contemporaneo, attraversando temi shakespeariani eterni (dubbio, vita, morte, libertà, responsabilità) e trasformandoli in esperienza sensoriale totale. Ma lo spettacolo della Fura è anche evento, attrazione, momento quasi circense: una dicotomia che è cifra stilistica del collettivo, e che pochi riescono a replicare.

I performer recitano in italiano con un notevole sforzo ma con coerenza stilistica, spingendo il corpo al limite dell’iper-fisicità. Sono continuamente inseguiti da operatori con fari led, creando un vortice di luce e buio che trascina tutto in una dimensione onirica. Lo spettatore è costretto a muoversi, spostarsi, trovare un proprio punto di vista: è parte integrante dell’azione.

Ph: Agustin Dusserre
Ph: Agustin Dusserre

Le musiche del fondatore Carlus Padrissa, avvolgenti e quasi tridimensionali, sono fondamentali per la costruzione dell’esperienza. Ci portano in un incubo cyber-punk, un mondo alla fine, segnato dall’assenza d’acqua, dalla crisi dell’individuo, dall’impossibilità di un’identità stabile.

In questo paesaggio di rovine e neon, l’interrogativo di Amleto – essere o non essere – risuona come una domanda che riguarda tutti, e che nessuno può più permettersi di evitare. Ser o no ser non è più una vertigine metafisica, ma il sintomo estremo di un mondo che ha smarrito la propria unità di senso.

La Fura dels Baus non offre consolazioni né vie d’uscita, anzi, forse in antitesi al proprio percorso, rinuncia a sconvolgere, rinuncia a dar fastidio proprio per mostrare il crollo, e ci chiede di guardarlo senza abbassare lo sguardo. L’incubo cyber-punk che ci avvolge non è futuro: è già presente.
E ciò che resta allo spettatore, quando tutto si spegne, è solo la consapevolezza di essere parte di quello stesso disastro che ha appena osservato.

A Milano fino al 14 dicembre.

Sons
Sons

SONS Ser o No Ser
Regia artistica: Carlus Padrissa (La Fura dels Baus)
Assistenti alla regia: Tamara Joksimovic e Mireia Romero
Coreografia: Mireia Romero
Scenografia e costumi: Tamara Joksimovic
Composizione musicale: Carlus Padrissa (La Fura dels Baus)
Produzione e direzione di scena: Pau Domingo
Produzione esecutiva: Carla Juliano
Tecnico del suono: Damià Duran
Video e creazione audiovisiva: Eyesberg Studio
Regia video: José Vaaliña
Traduzioni italiane: Irene Brambilla, Rosa Carnevale, Cecilia Chiarelli, Viola Motti, Sofia
Pedrini, Alice Redaelli, Elena Salvadore, coordinate da Gina Maneri
Per il passo di La vita è un sogno: Fausta Antonucci

durata: 1h 05′

Visto a Milano, Fabbrica del Vapore, il 28 novembre 2025
Prima nazionale

 

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