Giulio Cesare. La notte della repubblica secondo Il Mulino di Amleto

Giulio Cesare (ph: Andrea Macchia)
Giulio Cesare (ph: Andrea Macchia)

Da Shakespeare, l’adattamento di Marco Lorenzi e Lorenzo De Iacovo per indagare il rapporto tra potere, individuo e fragilità degli ordinamenti democratici e repubblicani oggi

Quanto conosciamo, noi, della realtà sociale che ci circonda? Qual è la nostra responsabilità rispetto alle contraddizioni sociali?
Nell’ambito della stagione 2025/2026 di Fertili Terreni Teatro, realizzata a Torino e promossa da A.M.A. Factory, Cubo Teatro e Tedacà, la compagnia Il Mulino di Amleto ha portato in scena “Giulio Cesare o La notte della repubblica”, che aveva debuttato ad ottobre al Festival delle Colline Torinesi.

Il progetto, che si avvale come sempre della regia di Marco Lorenzi, autore insieme a Lorenzo De Iacovo di una riscrittura sostanzialmente fedele della nota tragedia shakespeariana, è stato pensato per i suggestivi spazi (interni ed esterni) dell’ex cimitero settecentesco di San Pietro in Vincoli, oggi divenuti vera e propria officina culturale e teatrale. Sebbene l’allestimento possa adattarsi anche ad altri spazi, qui l’interazione con il pubblico acquista una qualità particolarmente intima e veritiera.

L’ingresso nel cortile, circondato dal porticato, definisce uno spazio chiuso e aperto al contempo. L’ex chiesa, adibita a sala teatrale principale, nonostante le dimensioni contenute, si espande e si irradia attraverso le varie porte d’accesso e gli spazi parzialmente celati dalle colonne. Si ha dunque l’impressione contrastante di essere in un luogo solo apparentemente protetto, che nasconde più di quanto non sveli.

È forse questo uno dei temi affrontati nella tragedia di William Shakespeare e reinterpretati da Il Mulino di Amleto in chiave universale, ancor più che contemporanea. Qual è il nostro rapporto con la politica? La democrazia è strutturalmente fragile? Esiste un altro paradigma possibile?

Il pubblico, collocato su due gradinate l’una di fronte all’altra, come a guardarsi in uno specchio, assiste dall’alto alla nascita e all’evoluzione di un complotto che porterà all’uccisione di Cesare, all’innescarsi di una guerra civile e alla fine della Repubblica.

In scena, un lungo tavolo attorno a cui si muovono Cassio, Bruto, Casca, Lepido e poi Antonio. È il tavolo della congiura e dei veri sentimenti, il tavolo del Parlamento e della celebrazione delle falsità, ma anche il tavolo su cui si accatasteranno i cadaveri di vittime e complottisti. Una volta innestata la spirale della violenza, nulla sembra più in grado di porvi freno, tanto erano precari e instabili gli equilibri preesistenti, e forti i desideri di vendetta e la sete di potere. Nessuno dei protagonisti si salverà, eppure c’è qualcosa di riconoscibile in ognuno di loro, qualcosa di profondamente umano.

Bruto si convince di agire per il bene della Repubblica, compiendo il peggiore dei reati, una sorta di parricidio. Cassio, irreducibile nelle sue intenzioni, quasi commuove per la sua dipendenza affettiva da Bruto. Casca pare quasi uno strumento nelle mani dei suoi compagni. E Antonio, che in un primo momento ci appare come l’unico guidato da rettitudine e onestà, viene poi travolto come tutti gli altri dalla sete di potere e affermazione.

Giulio Cesare (ph: Andrea Macchia)
Giulio Cesare (ph: Andrea Macchia)

Gli agganci con l’attualità, martellanti, intenzionalmente fastidiosi e inquietanti, sono dati dalle rapide proiezioni ininterrotte su due schermi sospesi: notiziari, report di guerre e genocidi in corso, frammezzati da scene tratte da noti programmi di intrattenimento che si poggiano sul sensazionalismo, sulla pornografia emotiva e sulla sostanziale vacuità di contenuti.
Il ricorso continuo alla multimedialità – che avviene anche attraverso una telecamera in scena che inquadra il pubblico o segue i personaggi per proiettarli su schermo (a cui si aggiungono contenuti video preregistrati) – risponde a una scelta registica che riflette forse una denuncia lucida dell’eccesso di immagini sovrapposte a cui siamo costantemente sottoposti, e che ci impediscono di soffermarci sui dettagli in maniera più consapevole, per comprenderne ragioni e ripercussioni.

Lo spettacolo, che si fonda sulla forza della parola, sapientemente accompagnata da pochi e ben orchestrati movimenti di scena, acquista credibilità e drammaticità un po’ per volta. Ed è proprio in questa graduale costruzione che risiede la sua forza più perturbante. “Giulio Cesare o La notte della repubblica” non è solo la rappresentazione di una tragedia antica, ma un vibrante monito sull’oggi, un invito a disinnescare la spirale della violenza e dell’inganno. Il Mulino di Amleto riesce nell’intento di trasportare la tragedia shakespeariana nel nostro tempo, non come mera cronaca, ma come inchiesta sulla natura umana e politica.

GIULIO CESARE O LA NOTTE DELLA REPUBBLICA
da William Shakespeare
adattamento drammaturgico e riscrittura Marco Lorenzi e Lorenzo De Iacovo
regia Marco Lorenzi
collaborazione artistica Barbara Mazzi, Rebecca Rossetti, Daniele Russo
con (in o.a.) Vittorio Camarota, Yuri D’Agostino, Raffaele Musella, Francesco Sabatino,
Alice Spisa, Angelo Tronca
con la partecipazione in video di Ida Marinelli e Danilo Nigrelli
disegno sonoro Massimiliano Bressan
progettazione regia video PiBold / Paolo Arlenghi
progetto Il Mulino di Amleto / A.M.A. Factory

durata: 2h
applausi del pubblico: 3’

Visto a Torino, San Pietro in Vincoli, il 30 novembre 2025

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