Nella sala consiliare di Palazzo Marino, a Milano, un atto di memoria civile in occasione degli ottant’anni della Liberazione
Un rito collettivo. In occasione degli ottant’anni del 25 aprile, la rappresentazione teatrale “L’Agnese va a morire”, debutto milanese dello spettacolo di Cinzia Spanò, non è solo una rievocazione storica, ma un atto di resistenza contemporaneo che ci invita a riflettere sulla lotta per la libertà e l’uguaglianza, ancora viva nel presente. Una visione potente della lotta di liberazione, che riporta alla luce una delle sue voci silenziose e spesso dimenticate: quella delle donne.
Il testo, tratto dal romanzo di Renata Viganò del 1949, ha per protagonista Agnese, una donna anziana che, pur nella sua umiltà, si trova a essere una delle eroine della Resistenza contro il nazifascismo. La sua figura si inserisce in un contesto di lotta quotidiana e di sacrificio. “L’Agnese va a morire” racconta il destino di tutte le donne che, con gesti semplici e silenziosi, hanno dato un contributo al movimento di liberazione.
Milano, che ha visto il coronamento della lotta partigiana il 25 aprile 1945, dopo un lungo periodo di oppressione fascista, è il palcoscenico perfetto per un’opera che rievoca il passato e interroga il nostro presente. Non è un caso che lo spettacolo sia stato proposto nella Sala Consiliare di Palazzo Marino, cuore della politica cittadina, all’interno della rassegna “Stanze” di Alberica Archinto, a sottolineare che la memoria storica non può rimanere confinata nel passato. Lo spettacolo si avvale delle musiche originali composte e eseguite dal vivo da Federica Furlani ed è prodotto da Effimera Teatro con il sostegno di Audrey Anpi. L’evento, promosso dalla Presidenza del Consiglio di Milano nell’ambito del progetto “Il tempo della Pace e della Libertà. Ottanta anni di Liberazione”, è andato in scena anche al Teatro La Barca di Milano.
Cinzia Spanò trasforma la storia in un’esperienza tangibile. Il suo lavoro attoriale penetra nel profondo della figura di Agnese. Non c’è spazio per l’eroismo grandioso, ma per una resistenza fatta di piccole azioni quotidiane. Il monologo è essenziale. Agnese non grida, non sfida con parole altisonanti, ma con sguardi, movimenti, posture. Gli occhi sono taglienti, penetranti, e sembrano racchiudere tutta la determinazione di chi lotta. Ogni pausa, ogni silenzio, diventa un atto di sfida. Il corpo dell’attrice, libero da orpelli scenici, racconta la fatica di una donna che non si arrende, ma affronta la lotta con dignità.
Le pupille di Cinzia Spanò sono come lampi: incisive, spavalde, penetranti. A volte, la luce diffusa in sala, a creare una relazione di sguardi, le colpisce di sbieco. Ogni sguardo è un atto di sfida, ogni pausa un grido soffocato.
Di questa recitazione apprezziamo lo stile asciutto, che evoca la cupezza di un periodo in cui si poteva assistere alle atrocità più disumane (gli impiccati lasciati appesi per le strade, i tedeschi che, per rappresaglia, non solo bruciano la casa di Agnese, ma massacrano i vicini che pure li avevano appoggiati), e in cui anche l’individuo più pacifico era costretto a essere spietato.
Il realismo della recitazione è anche nell’essenzialità priva di vezzi. I gesti, semplici e dal sapore antico, come avvolgersi lo scialle di lana nero sulle spalle o sulla testa, raccontano una vita fatta di rinunce e dolore. Il foulard rosso che Agnese si lega al collo diventa il simbolo di un passaggio fondamentale: da una resistenza passiva, quella della paura e della sopravvivenza, a una resistenza attiva, quella della lotta, del sacrificio consapevole. Il gesto semplice, ma solenne, di legarsi il foulard è il momento in cui Agnese prende coscienza della sua forza. È un atto che riempie lo spazio di una potenza silenziosa. Una resistenza che afferma la propria esistenza con il peso di ogni scelta.
I costumi, curati da Elena Rossi, contribuiscono alla drammaticità della performance. Gli abiti sono simboli della lotta quotidiana di Agnese, del peso che porta e della fatica che affronta. La stoffa dei vestiti è come la resistenza stessa: resistente, spigolosa, mai cedevole. Ogni piega del tessuto, ogni cucitura, racconta una storia di lotta. L’ombrello, la borsa da contadina, il secchio, un campanello a evocare una bicicletta, gli oggetti di uso quotidiano, diventano simboli di una durezza che si fonde con la vita di tutti i giorni.
La musica di Federica Furlani è il battito cardiaco di questo spettacolo. Non si sentono esplosioni, ma il fruscio del vento, il fischio di un allarme, il rumore di passi furtivi o di marce marziali o di campane a morto. La fusione di violino ed elettronica crea un’atmosfera che si insinua nell’aria come la paura e la speranza. Non è un suono invasivo, ma un respiro, una tensione costante che accompagna ogni azione, ogni parola.
Il tema della lotta, e in particolare il ruolo delle donne, è trattato con una sobrietà che evoca il realismo del periodo. L’ineluttabilità della morte è presente in ogni scena, come una costante, ma non la si vive come una sconfitta. La Resistenza femminile, fatta di scelte coraggiose anche nell’ombra, è quella che dà vita alla speranza di un cambiamento.
Milano, che ha visto la fine del fascismo con il grande sciopero generale del 25 aprile 1945, è ancora oggi il luogo simbolico in cui la libertà e la memoria devono essere difese. La Resistenza femminile viene rivalutata attraverso questa rilettura. Circa 35mila donne furono impegnate tra staffette, infermiere, partigiane. Più di 2.500 furono uccise, 2.750 deportate, e 4.650 torturate. Alcune di loro sarebbero state protagoniste anche della nascita della Repubblica e della stesura della Costituzione.
In “L’Agnese va a morire”, Cinzia Spanò ci presenta una Resistenza che non si archivia. La sua Agnese non è il volto di un passato relegato in un romanzo o nei libri di storia, ma il simbolo di lotta che continua a scuotere, nel riflusso delle destre dilaganti in Europa e in America. La memoria della lotta partigiana femminile, troppo spesso messa da parte, è il motore che ci spinge a non dimenticare il sacrificio di chi ha combattuto per una libertà continuamente da ridefinire.
L’AGNESE VA A MORIRE
uno spettacolo di Cinzia Spanò dal romanzo di Renata Viganò
musiche originali di Federica Furlani
con Cinzia Spanò
e con musica eseguita dal vivo da Federica Furlani
costumi Elena Rossi
movimenti scenici Chiara Ameglio
organizzazione Elisa Binda
produzione Effimera Teatro
con il sostegno di Audrey Anpi
Si ringrazia il Teatro La Barca per il sostegno alla produzione.
Un evento promosso dalla Presidenza del Consiglio di Milano nell’ambito del progetto
“Il tempo della Pace e della Libertà. Ottanta anni di Liberazione”
e a cura di Alberica Archinto per la rassegna Stanze
Visto a Milano, Sala Consiliare di Palazzo Marino, il 4 aprile 2025
Anteprima nazionale
