Arianna Pollini è “Per sempre Tina”

Per sempre Tina
Per sempre Tina

La vita e le passioni della fotografa e attivista Tina Modotti nel monologo al debutto a Cantù

Chi è stata Tina Modotti? Assunta Adelaide Luigia Saltarini Modotti, conosciuta ai più come Tina Modotti, è stata una fotografa, attivista e attrice italiana, così ci ricorda un po’ frettolosamente Wikipedia.
Come spesso capita, il teatro ha anche il grande e meritorio compito di far uscire dalla memoria sopita del nostro tempo uomini e donne che hanno reso il genere umano più degno d’essere ricordato e ammirato. Per questo abbiamo visto “Per sempre Tina”, spettacolo che riesce molto bene nell’intento di far riemergere questa donna, grande fotografa, intellettuale dalle mille sfaccettature umane e artistiche, dalla vita avventurosa così colma di colpi di scena.

Tina Modotti non è stata infatti solo una delle più grandi fotografe del XX secolo, autrice di opere considerate storicamente fondamentali conservate nei più grandi musei del mondo, ma anche una figura importante dell’attivismo politico internazionale, che ha attraversato, con la sua innata voglia di aiutare gli umili, alcuni avvenimenti importanti del secolo scorso.

A portarla in scena è l’attrice comasca Arianna Pollini, che avevamo già conosciuto per le ottime prove de “La chiave nell’ascensore” da Ágota Kristóf (con Ivana Franceschini) e per il thriller sarcastico in forma di monologo “Io odio le lumache”.
Lo spettacolo si presenta come un lungo flashback che, partendo dalla morte della grande fotografa, nel 1942, in un taxi di Città del Messico, ce ne racconta in modo vivido soprattutto la vicenda umana, quella di una donna poverissima nata a Udine, nel quartiere di Borgo Pracchiuso, il 16 agosto del 1896, da una modesta famiglia operaia, intrisa di quel socialismo tipico di fine Ottocento, che entrerà per sempre nel cuore di Tina.
Attraverso la gestualità e le parole di Arianna Pollini, seguiamo i diversi spostamenti della Modotti, sempre curiosa e aperta ad ogni esperienza (tanto che fu persino attrice a Hollywood), sino al cruciale incontro, sempre in America, dove si era recata col padre, con il fotografo Edward Weston.

Assieme a Weston e a uno dei suoi quattro figli, Tina Modotti decide poi di recarsi a Città del Messico, stringendo amicizia con artisti e intellettuali di quel Paese, in continuo fermento culturale. Collaborando con lui, ma assumendo sempre di più una sua originale impronta stilistica, che le permette di essere conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, Tina si fa ammirare con fotografie originali e di bellissima fattura (realizzate con la sua celebre Graflex) sempre di impianto sociale, dedicate alle persone più umili e ai luoghi della tradizione messicana.
Stringe anche amicizia con Diego Rivera e Frida Kahlo, dedicando molto del suo tempo al sostentamento dei poveri e all’attività di comunista militante. Negli anni questa attività la porta vicino ad altri compagni di vita e di militanza, a Berlino e a Mosca, per poi tornare a Città del Messico. Tina morirà, ancora giovane, proprio in quella città, da sola, in un taxi (secondo alcuni uccisa per il suo coinvolgimento in molti scenari politici, secondo altri per un arresto cardiaco), portandosi dietro un’aura di mistero su molti aspetti della sua vita.

Arianna Pollini, da sola sul palcoscenico, attraverso le significative luci di Riccardo Zappa e Bruno Verona, e il semplice ma perfetto costume in stile di Augusta Selva, che ce la riconsegna come la vediamo nelle fotografie d’epoca, fa uscire dall’ombra Tina Modotti, riuscendo a ridonarci tutta la forza di questo personaggio così forte, con tutte le sue passioni, i suoi amori, le gioie e le cicatrici che l’hanno segnata.

Forse ci sarebbe piaciuto un minore elenco di fatti, a favore di un più ricco respiro teatrale per i vari sentimenti che hanno costituito la sua identità, e maggiore spazio, anche visivo, alla sua attività di fotografa, troppo poco sviluppata. Tuttavia lo spettacolo è capace, con grande forza, di far conoscere questo personaggio così variegato e umanamente ricco di sfumature.
Talmente ricco che il celebre poeta cileno Pablo Neruda dedicò a Modotti un epitaffio che possiamo trovare sulla sua lapide, che include anche un ritratto in bassorilievo fattole da Leopoldo Méndez: “Avanzano ogni giorno i canti della tua bocca nella bocca del popolo glorioso che tu amavi. Valoroso era il tuo cuore. Nelle vecchie cucine della tua patria, nelle strade polverose, qualcosa si mormora e passa, qualcosa torna alla fiamma del tuo adorato popolo, qualcosa si desta e canta. Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il tuo nome, quelli che da tutte le parti, dall’acqua, dalla terra, col tuo nome altri nomi tacciamo e diciamo. Perché il fuoco non muore”.

PER SEMPRE TINA
di e con Arianna Pollini
sguardo esterno alla regia Claudio Milani
coaching Paolo Antonio Simioni
costume di scena Augusta Selva
luci Riccardo Zappa e Bruno Verona
testo realizzato durante il laboratorio di scrittura di Montagne Racconta

Visto a Cantù (CO), Teatro San Teodoro, il 24 gennaio 2025
Prima nazionale

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