Arlecchino nel futuro. Mariano Dammacco riparte dalla commedia dell’arte

Arlecchino nel futuro (ph: Matilde Piazzi)
Arlecchino nel futuro (ph: Matilde Piazzi)

In scena, insieme a Serena Balivo ed Eleonora Ruzza, le maschere di Renzo Sindoca e Leonardo Gasparri

La Commedia dell’Arte, con le sue antiche maschere, i suoi lazzi sapienti capaci di ridonarci un mondo in tutte le sue sfaccettature, composto di servi e di padroni, affari da sbrogliare e imbrogliare, ci ha sempre accattivato, anche se purtroppo il teatro italiano è troppo avaro di spettacoli che ne celebrino ancora la forza creativa in modo compiuto e contemporaneo.

Ma ecco che Mariano Dammacco, inaspettatamente, con l’insostituibile consueto aiuto di Serena Balivo, qui aiutata molto degnamente in scena dalla giovanissima Eleonora Ruzza, ce ne fa un compiuto omaggio nel suo nuovo lavoro “Arlecchino nel futuro”, che abbiamo visto al debutto a Modena al Teatro delle Passioni.
“Arlecchino nel futuro” si presenta come una vera e propria farsa, ambientata in un futuro lontano cent’anni, un mondo che sembra uscito da un film di fantascienza, dove l’umanità ha però le stesse paure e speranze di sempre, immersa in un universo per molti versi irriconoscibile, dominato dalla tecnologia che ha contaminato ogni cosa, sostituendo anche l’essere umano.
Ecco però che in questo mondo distopico il caldo è così opprimente che gli umani hanno deciso di trasmigrare in massa sulla Luna, dove pare faccia più fresco.
Dammacco decide di raccontare, tra presente e futuro, attraverso una vera e propria macchina del tempo che si palesa in scena, questo mondo, utilizzando come protagonista Arlecchino, la maschera più famosa dalla Commedia dell’Arte, anche stavolta vittima del mondo che lo circonda, un mondo nel quale, con il suo proverbiale ingegno, cerca di arrabattarsi tra mille avventure in cerca di un tozzo di pane.

Arlecchino si esprime, come del resto gli altri personaggi che via via incontra, in una lingua di impronta veneta che ci immette subito appunto nella Commedia dell’Arte, anche con l’aiuto delle maschere, realizzate da Renzo Sindoca e Leonardo Gasparri.
Arlecchino, come il famoso personaggio ben presente nell’estro immaginifico di quel teatro, ha sempre fame, ma non potendo come gli altri andare sulla Luna, reo di aver sbagliato modo di sbarazzarsi della sua spazzatura, deve fingersi, per salvarsi, un automa.
Pochi giorni prima del momento in cui gli umani fortunati potranno partire per la Luna, con un abile artifizio Arlecchino si industria per impossessarsi di un androide, un sistema di intelligenza artificiale dotato di un corpo simile al nostro, a cui sostituirsi all’ultimo momento per tentare la fortuna sul satellite. Riuscirà a partire, certo, ma alla fine il marchingegno non gli riuscirà e la fame avrà il sopravvento, anche se il suo piccolo compagno di viaggio riuscirà nell’impresa, regalandoci un poco di speranza.

Nel gioco raffinato degli incastri, dove l’occhio si imbroglia nei continui scambi tra umano e non umano, tra chi si affaccia alla vita e chi se ne sta andando, si snoda così un’abile e composita farsa, dai toni melanconici che, pur trasportandoci in una quotidianità in cui il cielo è diventato color glicine e dove potremo comprarci un nuovo pancreas, ci rimanda inequivocabilmente a interrogarci sulla nostra realtà, sul nostro mondo.
Così meritoriamente scopriremo che, pur tra mille storture, alla fine a trionfare sarà ancora l’essere umano, certo sempre più in preda a dubbi e paure, ma nella sua pur essenza meschina, persisteranno per fortuna sentimenti che ancora non possono essere controllati da qualsivoglia macchina, con aggiunta l’accortezza che qualche meccanismo debba pur cambiare se vogliamo che l’essere umano non debba davvero trasferirsi sulla Luna a causa della propria stoltezza.

Mariano Dammacco firma la regia e la drammaturgia, aiutato nell’impresa dal professore dei professori, Gerardo Guccini, mentre la giovanissima Eleonora Ruzza riesce efficientemente a dividere la scena con Serena Balivo per restituirci tutti i significati contemporanei di una farsa davvero anomala e sorprendente, connettendo tra loro, in modo inaspettato, saperi teatrali di forte e accattivante condivisione.

Arlecchino nel futuro
ideazione, drammaturgia e regia Mariano Dammacco
con Serena Balivo ed Eleonora Ruzza
scene Mariano Dammacco e Gioacchino Gramolini
maschere realizzate da Renzo Sindoca e Leonardo Gasparri
collaborazione alla drammaturgia Gerardo Guccini
musiche originali Marcello Gori
scene costruite nel Laboratorio di Scenotecnica di ERT
responsabile del Laboratorio e capo costruttore Gioacchino Gramolini
costruttori Tiziano Barone, Sergio Puzzo, Veronica Sbrancia, Leandro Spadola
scenografe decoratrici Benedetta Monetti con Alice Di Stefano, Bianca Passanti, Martina Perrone
direttore tecnico Massimo Gianaroli
elettricista Sergio Taddei
sarta realizzatrice e di scena Eleonora Terzi
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale

Visto a Modena, Teatro delle Passioni, il 15 dicembre 2024

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