Beckett’s Room. Dead Centre nell’appartamento di Samuel e Suzanne

Beckett's room (photo: Kyle Tunney)
Beckett's room (photo: Kyle Tunney)

Beckett e la compagna Dechevaux-Dumesnil sono i protagonisti ‘assenti’ della performance del gruppo irlandese, che narra la loro Resistenza in Francia tra quotidianità e conflitto

Per chi ama il cinema fantastico, di cui è considerato un piccolo gioiello, “L’uomo invisibile”, film del 1933 diretto da James Whale tratto dall’omonimo romanzo fantascientifico del visionario scrittore britannico Herbert George Wells, è un vero e proprio must da vedere e rivedere spesso. Nel film, ad un certo punto, con alcuni effetti per quel tempo davvero speciali, sullo schermo si scorgevano chiaramente muoversi oggetti, ascoltavamo parole, senza realmente osservare chi li muovesse o chi le pronunciasse. Questo autentico capolavoro del cinema, che è stato rifatto molte volte con esiti decisamente minori, ci è tornato in mente assistendo, al Piccolo Teatro Grassi per la rassegna “Presente indicativo” dedicata a Giorgio Strehler, a “Beckett’s Room” della compagnia irlandese Dead Centre.

La performance ha come reale e davvero unico, singolare, protagonista l’appartamento di Parigi nel quale, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, vissero Samuel Beckett e la compagna Suzanne Dechevaux-Dumesnil. I personaggi sono infatti assenti dalla scena, come il protagonista del capolavoro cinematografico, e lo spettatore ne segue le storie attraverso le voci che ascolta in cuffia, i movimenti degli oggetti sul palco e le fugaci apparizioni dei loro volti riflessi negli specchi o nei vetri delle finestre.

Fin dal nostro ingresso in sala un occhio ci avverte di come la vista (ma anche l’udito, grazie a cuffie che ci faranno ascoltare le voci dei protagonisti) avrà un ruolo essenziale nel godere appieno dello spettacolo, riverberando situazioni, immaginando momenti spesso intimi che non vediamo realmente, ma che ci vengono perfettamente restituiti da un teatro di figura di squisita e misteriosa fattura.


“Beckett’s Room” si sofferma su una parte della vita del grande drammaturgo: il suo coinvolgimento nel contesto della Resistenza francese, spinto dal coraggio della compagna di allora, Suzanne, pianista, di sinistra, più grande di Beckett di sei anni e descritta dalle cronache come elegante e severa, che lascerà la sua carriera concertistica per promuovere quella del futuro marito.
Tra pubblico e privato seguiamo le bisbocce amorose dei due inquilini e nel contempo la loro adesione attiva alla Resistenza nel tentativo di liberare la Francia dai nazisti. Nazisti che appaiono di persona nel secondo frammento dello spettacolo, attraverso la tortura e la morte di un uomo, ucciso proprio in quella stessa stanza, quando i Beckett erano fuggiti sotto la completa indifferenza della padrona di casa.

Nella terza parte dello spettacolo, a Liberazione avvenuta, Samuel e Suzanne accolgono una coppia di amici nell’appartamento, mentre viene evocato il vero e proprio martirio dell’uomo, avvenuto proprio in quella stanza, pochi anni prima.
Amore e coraggio, speranza per un mondo migliore, morte e amicizia si rincorrono in uno spettacolo apparentemente senza interpreti ma che, pur senza vederli, sono perfettamente presenti, come pure i sentimenti che li attraversano, grazie alla perizia di quattro misteriosi animatori che ci regalano passi, risate, tasti del pianoforte che suonano, una tazza di caffè che si alza per essere consumata, libri che si aprono e bruciano, e persino tentativi di consumare l’amore in tempi in cui proprio l’amore pareva essere bandito.

Beckett’s Room
testo Dead Centre e Mark O’Halloran
regia Bush Moukarzel, Ben Kidd
drammaturgia Nicholas Johnson
traduzione e assistenza alla regia Peter Krauch & Céline Thobois
voci Viviane de Muynck, Valentijn Dhaenens, Christoph Gawenda, Brian Gleeson, Moritz Gottwald, Barbara Probst, Laurence Roothooft
scenografia Andrew Clancy
creazione marionette Eugenia Genunchi, Ciarán Bonner, Jason Lambert
marionettisti Eugenia Genunchi, Miriam Needham, Neasa Ní Chuanaigh, Cillian O Donnachadha
luci Stephen Dodd
video José Miguel Jiménez
suoni e musiche Kevin Gleeson
costumi Saileóg O’Halloran
produzione Dead Centre
coproduzione Gate Theatre, Dublino
con il sostegno di Culture Ireland
Al pubblico è richiesto di ascoltare la performance attraverso le cuffie fornite la sera stessa
Lo spettacolo è in inglese, con sovratitoli in italiano a cura di Prescott Studio

durata: 1h 30′

Visto a Milano, Piccolo Teatro, il 31 maggio 2022

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