Dans la mesure de l’impossible: Tiago Rodrigues tra gli operatori umanitari

Dans la mesure... (photo: Magali Dougados)
Dans la mesure... (photo: Magali Dougados)

Co-fondatore, nel 2003, della compagnia teatrale Mundo Perfeito insieme a Magda Bizarro, Rodrigues è artista associato del Piccolo Teatro di Milano

Il mondo del possibile e quello dell’impossibile. Da una parte il sistema delle regole, della promozione della persona e della sua personalità e socialità. Dall’altra, il sovvertimento delle regole e dell’ordine, indotto da guerre, carestie e malattie. Due realtà che il nostro compiacimento ipocrita fa coincidere rispettivamente con il Nord e con il Sud del mondo. Due sistemi di fatto intercambiabili, sovrapponibili, spesso conseguenza l’uno dell’altro.

Tiago Rodrigues, regista portoghese neodirettore del Festival di Avignone, è arrivato al Teatro Strehler di Milano con lo spettacolo “Dans la mesure de l’impossible”. Coprodotto proprio dal Piccolo, il lavoro era inserito nella rassegna “Presente Indicativo”.

“Dans la mesure de l’impossible”, con Adrien Barazzone, Beatriz Brás, Baptiste Coustenoble, Natacha Koutchoumov e il musicista percussionista Gabriel Ferrandini, è una radiografia psicologica del mondo delle associazioni umanitarie. Entriamo nella vita di chi lavora tra bombe e sala operatoria, a stretto contatto con derelitti e vittime di vario tipo. Al centro di questa pièce, sono proprio gli operatori umanitari. Una recitazione estremamente naturalistica, accompagnata da musica e performance, fa di questo lavoro un esempio magistrale di teatro-verità.
Figlio di una medica e di un giornalista, Rodrigues ha nel Dna una sensibilità umanistica. Qui è difficile cogliere il passaggio tra inchiesta e arte, tra giornalismo e messinscena. Quello di Rodrigues è uno sguardo solidale, empatico. L’idealismo incontra l’etica. I protagonisti non nascondono fragilità e contraddizioni.

“Dans la mesure de l’impossible” è il prodotto delle interviste con operatrici e operatori umanitari della Croce Rossa Internazionale e di Medici Senza Frontiere. Ne nasce uno spettacolo che è soprattutto uno sfogo e una confessione. Gli operatori sono immortalati in una dimensione duplice; quella di eroi del quotidiano che, tra mille difficoltà e insufficienze, cercano di aiutare persone meno fortunate di loro; quella di “reduci” che, tornati a casa nel mondo del “possibile”, provano a soddisfare la curiosità di parenti, amici e conoscenti. Questi rivolgono loro mille domande sulle missioni effettuate. Battono poi in ritirata quando il racconto tocca dettagli incresciosi circa la disumanità della guerra. Ad esempio, quando si soccorrono dei feriti e si deve decidere chi salvare e chi lasciar morire, essendoci una sola sacca di sangue per tre bimbi rispettivamente di due, cinque e otto anni. Da queste testimonianze non raccogliamo virtuosismi eroici, ma piuttosto un senso d’impotenza e frustrazione.

Mentre scriviamo, in tv scorrono le immagini di Frédéric Leclerc-Imhoff, giornalista francese ucciso in Ucraina. Anche lui era un testimone; anche il suo lavoro era un impegno per la pace.
Le bombe russe devastano il territorio del Donbass. Mariupol con il suo teatro, è ridotta a un cumulo di macerie. Questo spettacolo non nomina alcun luogo, fatto o tempo specifico, forse perché la guerra è un assurdo senza coordinate spaziotemporali. Vi possiamo riconoscere qualunque conflitto contemporaneo, Palestina, Afghanistan, Ruanda, Siria, e quindi anche l’attacco scatenato da Putin contro l’Ucraina. Le sensazioni sono tangibili. A renderle più vivide, il fatto che lo spettacolo sia multilingue, francese, inglese, portoghese.

La scenografia di Laurent Junod, Wendy Tukuoka e Laurent Fleury è semplice e duttile. È un’enorme tenda che forma cime montuose, cuspidi che si moltiplicano a vista. Gli attori ne maneggiano i trampoli direttamente sul palcoscenico, a vista. Ne nascono strutture amorfe, forme tese nello spazio. La scena diventa organismo vivente, metafora di mondi che respirano, allegoria di genti che traspirano, sopravvivono, spirano. Sotto la tenda, le percussioni di Ferrandini eseguite dal vivo riproducono rombi di aerei, il farfugliare di elicotteri, lampi di esplosioni, rombi di bombe, latrati disumani.

La tenda si apre. Diventa sala operatoria, ospedale da campo, ricovero di montagna. Ci sono popolazioni da soccorrere. Un ragazzo ferito diventa il pretesto per una tregua – tanto irreale quanto effimera – ai tiri incrociati delle artiglierie, alle bombe che cadono con fragore. C’è un chirurgo umanitario esposto alla morte proprio da colui cui ha applicato una protesi: nel mondo dell’impossibile non c’è spazio né per la pietà, né per la riconoscenza. C’è un operatore umanitario che trova foto compromettenti nella casa del collega che lo ha preceduto: era un pedofilo, un lupo travestito d’agnello. Anche questo si può annidare tra operatori umanitari e volontari: la mentalità arruffona, gli interessi biechi di un Nord del mondo che finge di riparare danni che esso stesso ha provocato, traendone doppio profitto. L’umanità cristallina, caritatevole, ha invece il volto di una mamma che perde il suo bambino, tenuto tra le braccia di una dottoressa: la madre pulirà la camicetta dell’operatrice macchiata del sangue del figlio. Una delicatezza che ricorda la figura della madre di Cecilia nei “Promessi sposi” di Manzoni.

In “Dans la mesure de l’impossible” il teatro è mezzo di rottura per evidenziare in che modo «l’esperienza umanitaria possa arricchire il nostro pensiero sul mondo e sull’umanità». È una risposta alle nostre inquietudini. Ma è una risposta sempre parziale, insufficiente. Rodrigues non dà soluzioni rassicuranti. Ragiona in termini di complessità. Non traccia demarcazioni manichee.
La parola dà voce ai sentimenti. La musica dà corpo alla devastazione della guerra. “Dans la mesure de l’impossible” racconta l’angoscia di essere nel mondo e il bisogno di riprendersi da esso. Con quel minimo di distacco. Per soccorrere sé stessi. Per continuare ad aiutare gli altri.

DANS LA MESURE DE L’IMPOSSIBLE
testo e regia Tiago Rodrigues
traduzione Thomas Resendes
scene Laurent Junod, Wendy Tokuoka, Laura Fleury
musiche Gabriel Ferrandini
luci Rui Monteiro
suono Pedro Costa
costumi e collaborazione artistica Magda Bizarro
con Adrien Barazzone, Beatriz Brás, Baptiste Coustenoble, Natacha Koutchoumov e Gabriel Ferrandini (musicista)
produzione La Comédie de Genève
coproduzione Odéon-Théâtre de l’Europe – Paris, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro Nacional D. Maria II – Lisbona, Equinoxe – Scènenationale de Chateauroux, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG – Udine, Festival d’Automne à Paris, Théâtre national de Bretagne – Rennes, MaillonThéâtre de Strasbourg – Scène européenne, CDN Orléans – Val de Loire, La Coursive – Scènenationale La Rochelle
con la collaborazione del CICR – Comité International de la Croix-Rouge – e di MSF–Medici senza frontiere
si ringrazia per la collaborazione il Dipartimento di Lingue, Letterature, Culture e Mediazioni dell’Università degli Studi di Milano
Spettacolo in lingua francese, inglese e portoghese, con sovratitoli in italiano e inglese. Testo italiano dei sovratitoli di Valeria Illuminati e Vincenzo Arsillo
Presentato all’interno del festival “Presente Indicativo”

durata 2 h
applausi del pubblico: 3’

Visto a Milano, Piccolo Teatro Strehler, il 27 maggio 2022

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